Recensione: Libido-Induced Anabasis

Di Nicola Furlan - 24 Luglio 2026 - 4:29

Prendete la tecnica cerebrale del progressive rock, shakeratela con le ispirazioni musicali che solamente musicisti di stra-ordinaria cultura musicale a 360° possono avere, aggiungeteci una massiccia dose di ironia e una totale devozione alla sperimentazione ed ecco il risultato: “Libido-Induced Anabasis”. Questa folle equazione chimico-musicale risponde al nome di chi l’ha concepita ovvero: Deaf Beat Vanguard. La band italiana fa il suo debutto ufficiale in questo 2026 sotto l’egida di Gymnocal Industries. La loro opera prima (e il termine “opera” lo affermiamo con forza!) è strabiliante e mette subito in chiaro le regole del gioco: non ci sono regole, se non quella di ridefinire la propria libertà espressiva attraverso la musica, suonata e prodotta a livello stratosferici.
Compositivamente, il disco si colloca con forza all’interno di quell’affascinante circuito di band che hanno fatto della sperimentazione spinta, supportata da abilità tecniche fuori dall’ordinario, un benchmark. L’occhio acuto di questo songwriting osserva verso l’eclettismo di act straordinari come Akphaezya, To-Mera, Oceans of Sadness, A.C.T., Between the Buried and Me e Three, ma con un’attitudine groove del tutto originale che ammicca anche a giganti come Mr. Bungle e soprattutto Diablo Swing Orchestra. Un pantheon di ispirazioni nobili, citate non per trovare facili paragoni, ma per dare fin da subito l’idea della grandiosità e dell’ambizione di questo full-length d’esordio.
“Libido-Induced Anabasis” è a tutti gli effetti un concept album incentrato su uno dei personaggi più classici, abusati e affascinanti di sempre: il Diavolo. Questa volta, però, dimenticate l’oscurità spicciola e i cliché solfurei. La band ci racconta, tramite un ispirato e teatrale Dest al microfono, il viaggio tragicomico di un protagonista intrappolato in un ruolo che non gli calza più, alle prese con una profonda crisi d’identità, metafora forse della condizione dell’essere umano contemporaneo la cui identità, ormai stordita da un mondo destabilizzante, tende verso la follia deviata.
Musicalmente, questo dualismo si traduce in brani incredibilmente concepiti e ricchi di spunti che pescano a piene mani dal funk, dal metal, dal rock (…e che rock!) e dal progressive il tutto fuso in un abbraccio avantguardistico assai ricercato. Durante le sessioni di lavorazione l’ingresso della sezione ritmica composta da Thomas Berti alla batteria e Alessio Landi al basso ha cementato un’intelaiatura sonora pazzesca, pulsando di slancio inattesi. Le abilità dei musicisti si riflettono in ogni singolo dettaglio: dalle ritmiche spezzate e irresistibili ai soli fulminanti per mano del talentuoso polistrumentista Gabriele Lazzerini, passando per un riffing serrato e una variabilità del songwriting che non lascia punti di riferimento. La vera magia del disco risiede però nella sua straordinaria capacità di rendere un tessuto così complesso e stratificato incredibilmente coinvolgente, catchy e fruibile sin dai primi ascolti, dimostrando come la contraddizione stilistica possa essere uno stato creativo fertile e legittimo (…e tipico dei lavori che migliorano nel tempo).
Siamo di fronte a un’opera che non si limita a impressionare per i virtuosismi, ma che sa divertire, far ballare e, al contempo, far riflettere sull’urgenza di uscire dai binari predefiniti, da ogni confort zone atta a catturare mercato ordinario tra gli ascoltatori. Per inventiva, esecuzione e freschezza, “Libido-Induced Anabasis” si attesta senza mezzi termini come uno dei migliori album di questo 2026, un debutto monumentale capace di competere a testa altissima con qualunque uscita progressive rock attualmente in circolazione sul piano internazionale. I Deaf Beat Vanguard sono qui per restare: prendete nota, perché la strada intrapresa è davvero straordinaria.

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