Recensione: Live At Radio City Music Hall

Di Marcello Catozzi - 11 Marzo 2007 - 0:00
Live At Radio City Music Hall
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Anno: 2007
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Da più di tre mesi, ovvero da quando ho avuto notizia che sarebbe uscito un DVD di Heaven & Hell tratto dal Tour 2007, avevo prenotato il prodotto, aspettando pazientemente (beh, più o meno) il momento in cui avrei scorto, nella buca delle lettere, il pacco postale con il prezioso oggetto del mio desiderio. Ebbene, quel giorno è arrivato: ieri i miei familiari mi hanno sorpreso scodinzolante, come un cane da tartufo, con le zampe anteriori che grattavano sulla cassetta della posta, nella quale giaceva, invitante, una grossa busta che profumava di Rock: il mio fiuto non mi aveva ingannato, poiché il plico conteneva il sospirato cofanetto.
L’artwork dell’involucro esterno, in cartone, è stata realizzata in piena conformità con lo stile della band: colore nero predominante e immancabili caratteri gotici argentati, con i nomi dei protagonisti a fare da cornice e, al centro, una terrificante e malvagia immagine grafica d’ispirazione mistica. La confezione si apre a forma di libro, con la suggestiva foto del palcoscenico e la sua ormai nota scenografia con le finestre sospese al centro, la cancellata cimiteriale, le croci e, naturalmente, i quattro protagonisti. All’interno sono alloggiati due CD audio e un DVD e la tasca a sinistra contiene un poster quadrato recante la stessa grafica della copertina, un pieghevole con le informazioni sui dischi, quattro foto a colori dei nostri eroi in formato cartolina e, infine, in versione rimpicciolita, un pass “all access” della memorabile serata.
Trattasi appunto, nella fattispecie, del concerto tenutosi al Radio City Music Hall di New York il 30 marzo 2007. Nota personale: ricordo che, all’epoca dei fatti, ebbi modo di parlare telefonicamente con amici d’oltreoceano, i quali avevano appena assistito all’evento ed erano ancora palesemente sotto l’effetto tipico dell’adrenalina post-concerto!

Nel menu del DVD si trovano quattro sezioni:

  • PLAY avvia l’intero video del concerto, la cui durata è di 1 ora e 55 minuti;
  • TRACK SELECTION permette di selezionare i pezzi che compongono la setlist;
  • SETUP consente la scelta fra le modalità “stereo 2.0” e “5.1 surround sound”;
  • EXTRAS comprende, a sua volta, quattro parti:
    1. Heaven & Hell Road Movie (durata: circa 19 minuti), ovvero il film documentario del tour. Racconta come è nato (nel 2005 a Londra, ndr), il progetto “Heaven & Hell” attraverso le voci dei diretti protagonisti. C’è anche una gustosa intervista al creatore della scenografia, di cui non voglio rivelare il contenuto per non privare ai lettori il piacere della sorpresa. Poiché il film è stato girato successivamente alla data del 30 marzo, sono presenti anche alcune scene del tour canadese e molte altre chiacchierate con simpaticissimi personaggi (in gran parte già appartenenti al “Dio crew”, ndr) facenti parte della complessa macchina organizzativa, colti nell’esercizio della loro intensa attività.
    2. Hail the Gods of Metal (durata: circa 5 minuti) con ulteriori interviste ai componenti della band, scene tratte da prove, sound check e warm up: un interessante scorcio di ciò che accade dietro le quinte.
    3. Meet the Mob (durata: circa 3 minuti) presenta interviste ai fans, raccolte fuori dal locale, con divertenti sketch e uno spontaneo sondaggio sulle canzoni preferite dai fedelissimi avventori.
    4. Radio City (durata: circa 4 minuti) contiene un’intervista alla “Production Stage Manager” del Radio City Music Hall, con una descrizione della storia (si pensi che il R.C.M.H. aprì i battenti nel lontano 1932) e delle caratteristiche tecniche e logistiche del locale (ivi compresi i suoi tre potenti ascensori).

Il contenuto musicale riguarda, ovviamente, lo show, la cui setlist è la seguente:

  1. E5150
  2. AFTER ALL (THE DEAD)
  3. THE MOB RULES
  4. CHILDREN OF THE SEA
  5. LADY EVIL
  6. I
  7. THE SIGN OF THE SOUTHERN CROSS
  8. VOODOO
  9. THE DEVIL CRIED
  10. COMPUTER GOD
  11. FALLING OFF THE EDGE OF THE WORLD
  12. SHADOW OF THE WIND
  13. DIE YOUNG
  14. HEAVEN AND HELL
  15. LONELY IS THE WORLD
  16. NEON KNIGHTS

Veniamo ora a una breve (ci proverò!…) descrizione del concerto.
Buio totale: si diffondono le note di E5150, classica intro “che crea l’atmosfera”, durante la quale si intravedono i leggendari musicisti che, uno dopo l’altro, si piazzano ai loro posti. Formazione:

Ronnie James Dio: vocals
Toni Iommi: guitar
Geezer Butler: bass
Vinnie Appice: drums
Scott Warren: keyboards

Al suono inconfondibile dei possenti riffoni di Iommi, il fascio di luce illumina la figura di R.J.D., che indossa un’inconsueta maglia bianca e, con il suo penetrante sguardo magnetico, intona: “What do you say to the dead?”, inizio della cupa e cadenzata AFTER ALL. La muraglia di suono che scaturisce dai diffusori, sapientemente inseriti nella scenografia sabbathiana, è impressionante. Mi godo in pieno questa canzone, anche perché non faceva parte della setlist del tour europeo. THE MOB RULES, aperta da un urlo iniziale che mette i brividi, è caratterizzata da una splendida performance vocale del malefico folletto, il quale distribuisce occhiate ai fortunati delle prime file, indirizzando a destra e a manca il mitico gesto delle corna e stringendo le mani ai fans. Dopo aver raccolto la meritata ovazione di una folla già in delirio, il frontman presenta “la prima canzone che abbiamo scritto insieme”, vale a dire CHILDREN OF THE SEA, i cui arpeggi iniziali fanno vibrare le corde dell’anima, con l’emozione che sale in modo direttamente proporzionale alla voce di Ronnie, capace ogni volta di variare splendidamente il ritornello diversificandone le tonalità. A seguire, l’intrigante LADY EVIL, un’altra perla del passato mancante però nel programma del tour europeo. La qualità dei suoni è ottima in modalità stereo: anche la resa del surround risulta assai apprezzabile. Per quanto concerne l’aspetto video, la definizione delle immagini si presenta di alta qualità anche nelle situazioni problematiche di oscurità, peraltro piuttosto frequenti in considerazione dello stile della band (la Rhino ha dichiarato ufficialmente che le scene sono state girate in alta definizione, ndr). Mi pare opportuno sottolineare il fatto che le inquadrature sono sempre azzeccate e, soprattutto, puntualmente coordinate con gli stacchi e gli assoli. Complimenti ai cameraman dunque e, soprattutto, al regista. Mi viene spontaneo il paragone con il DVD “Holy Diver”, realizzato in occasione del concerto di DIO all’Astoria di Londra il 22 ottobre 2005: anche in questo caso si può parlare di autenticità e fedeltà assoluta; in sostanza, si tratta di un vero video nella sua dimensione “live”, nudo e crudo, proprio come dovrebbe essere, senza tanti fronzoli o – peggio – taroccamenti e aggiustamenti tecnologici (chissà se fischieranno le orecchie a David Coverdale? ndr). Gli accordi graffianti di Tony Iommi, il cui ghigno appare ancora più sinistro sotto il chiarore dei riflettori, mi distolgono dalle mie riflessioni critiche, scaraventandomi in I (da “Dehumanizer”, 1992), eseguita con una grinta terribile e un tiro da paura. THE SIGN OF THE SOUTHERN CROSS si apre con la voce morbida e carezzevole di Ronnie, che poi diventa devastante e micidiale nelle parti più impegnative, sorretta da una base ritmica granitica: Geezer qui fa uso della sua pedaliera, che conferisce un curioso effetto distorto alle parti di basso. Gli zoom mostrano le dita della mano destra di Tony, le cui falangette di medio e anulare appaiono ricoperte, come sempre, dalle immancabili protesi di cuoio. Mi sono sempre chiesto se questa sia una delle cause che concorrono a rendere lo stile e gli assoli di Iommi così unici. Con VOODOO si celebra il trionfo della magia nera, e Dio in questo dannato pezzo dà il meglio di sé con acuti sconvolgenti, anche se stavolta non delizia la platea newyorchese con gli improvvisati vocalizzi finali che hanno contraddistinto il tour europeo. THE DEVIL CRIED è un altro “anello mancante” nella setlist europea (con comprensibile dispiacere per coloro che hanno avuto modo di seguire qualche data): si tratta di una delle tre canzoni nuove di zecca, scritte in previsione della reunion del gruppo: sia nelle liriche, sia nella musica, anch’essa si rivela indiscutibilmente un prodotto della premiata ditta Dio/Iommi. Me la bevo tutta d’un fiato, così come COMPUTER GOD, aspra e rocciosa, con Vinnie Appice che tormenta il suo originale drum set facendo oscillare paurosamente i tamburi laterali montati verticalmente. Purtroppo Vinnie non si produce, in questa occasione, nel suo gustoso assolo eseguito durante le date europee, e ciò – a voler essere pignoli – rappresenta forse un punto negativo dell’esibizione considerata nel suo complesso, seppur l’unico, a modesto parere di chi scrive. Nella suggestiva FALLING OFF THE EDGE OF THE WORLD è ancora quella straordinaria voce a creare la magia, in una stupenda alternanza di melodia e potenza. SHADOW OF THE WIND è la seconda novità (l’altra è “Ear in the wall”, presente nell’album “Black Sabbath: the Dio Years”), caratterizzata da un cupo e pesante riff di stampo sabbathiano, abbinato a un’impeccabile performance del leggendario vocalist, la cui forza interpretativa non ha eguali. A proposito di prestazioni, DIE YOUNG – introdotto da un mini assolo dell’inossidabile guitar-hero – mette in evidenza uno stato di forma eccezionale di R.J.D. (ora nerovestito), a riprova del fatto che le univoche lodi entusiastiche nei suoi riguardi, provenienti da ogni parte del globo, sono più che mai giustificate: l’ultimo ritornello “die young, die young, die young!”, sparato all’unisono, è un pugno al centro dello stomaco che toglie letteralmente il fiato! In HEAVEN AND HELL c’è la summa, il significato di ciò che questa band ha rappresentato nella storia del Rock. Come se mi trovassi nel front row, aspetto con trepidazione il momento clou, quando la luce rossa investe dal basso il volto di Ronnie, con la sua inquietante smorfia malvagia e il doppio “evil eye” che giganteggia sulla scena, mentre colonne di fumo si alzano dal palco come fiamme infernali. La magia di certa musica è proprio questa: saper sempre rinnovare le emozioni come se fosse la prima volta. La partecipazione del pubblico è totale: ogni tanto il regista propone una panoramica della platea e dei palchi stracolmi di gente entusiasta. La struggente LONELY IS THE WORLD è anch’essa densa di pathos ed eseguita in modo compatto e, direi, assolutamente inimitabile. Il marchio di fabbrica viene riaffermato nell’atteso bis, NEON KNIGHTS, tirato a manetta, con stacchi mozzafiato e assoli inconfondibili; la mano destra di Geezer Butler si muove così velocemente che non si vedono le dita. La chiusura è esplosiva e sfocia nel trionfo finale, tributato da parte di circa 6.000 persone felici di aver assistito a uno show memorabile, di cui lo scenario del Radio City Music Hall costituisce la più degna cornice.
In conclusione: il mio consiglio è di chiudere fuori il mondo per un paio d’ore, sedersi in poltrona e godersi il DVD, lasciandosi trasportare dalla magia della musica.

Hey join the traveller
If you got nowhere to go
Hang your head and take my head
It’s the only way I know…

Marcello Catozzi

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