Recensione: Mass Slavery

Di Stefano Ricetti - 1 Ottobre 2010 - 0:00
Mass Slavery
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Anno: 2010
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75

Al di sotto del moniker Death Mechanism, oltre al singer/chitarrista Alessandro Pozza, risiedono due giovani musicisti che da qualche tempo a questa parte si sono guadagnati a suon di watt profusi un posto al sole all’interno del panorama metallico italiano e, in parte, ancheeuropeo. Emanuele “Manu” Collato, infatti, è il drummer che i leggendari Bulldozer hanno chiamato per sancire il Loro ritorno sulle scene con l’album Unexpected Fate del 2009, a riempire il posto che fu di Rob “Klister” Cabrini. Unitamente al batterista – utilizzato anche in studio – AC Wild e Andy Panigada si sono assicurati i servigi del bassista Simone nelle date live, essendo il buon Alberto Contini passato definitivamente dietro al microfono a tempo pieno. Dei trascorsi recenti di tutto rispetto, quindi, per due terzi del combo veronese. La possibilità, poi, in qualche occasione particolare, di suonare qualche brano live dei Death Mechanism di fronte al prestigioso pubblico del Bulldozer nazionale ha fatto sì che crescesse l’interesse intorno alla band. Antonio Keller della Jolly Roger Records è il fautore di Mass Slavery, un disco composto di quattro tracce inedite e le restanti appartenenti al demo Human Error Global Terror del 2006. Fattor comune dei quattordici brani il luogo della registrazione, ovvero i Remaster Studio di “BB” Nick Savio.

Copertina in linea con il significato del logo della band – curioso notare, nell’occhio del personaggio al centro, un’espressione atterrita che richiama quella utilizzata dagli spagnoli Muro nel Loro Peligro Inminente del 1999 – e via con legnate distribuite fino al termine.

Mass Slavery apre le danze – si fa per dire, qua si parte a rotta di collo per un hedganging furioso e insistito – all’insegna di un Thrash Metal immortale, duro, feroce e violento come da lezione impartita anni fa da parte di certi luminari della Ruhr. Mazzate garantite anche dalle successive Extinction e Hybro Pregnancy. Il drumming di Collato suona preciso e devastante, la voce di Pozza è risultato di un mix bastardo fra quella di Mille Petrozza, Flegias, rigurgiti Black Metal e una spruzzata di Tom Angelripper. A fornire l’adeguato supporto il basso di Simone e la chitarra dello stesso Alessandro. L’inferno sonoro dura oltre tre quarti d’ora e si divide in quattordici gironi. Prendere o lasciare, qui non esistono le mezze misure. Il messaggio musicale dei tre Death Mechanism gronda di Killing Attitude, che si esplicita nelle chiare citazioni Aus Deutschland, Slayer, Exodus, Sepultura e in generale della vecchia scuola, mantenendo per lo più il piede ben premuto sull’acceleratore. I Nostri, talvolta, riprendono fiato con le più modulate Bloody Busine$$ – davvero gradevoli e ben riusciti i cambi di tempo – e Blood Engine, ma si tratta di episodi all’interno di un disegno metallico furioso, incurante del trovare una collocazione  espressiva originale a tutti i costi, viceversa beato di autoalimentarsi a piene mani nella storia del genere.    

Mass Slavery è un monolite di Thrash che sancisce, nel segno della continuità rispetto al demo 2006, il biglietto da visita di un gruppo dall’attitudine purissima. Le “evoluzioni musicali”, i “progressi” nel songwriting, le “contaminazioni” e tutte le solite menate che si leggono come risposte nelle usuali, ordinarie interviste generaliste di tanti altri colleghi, probabilmente avverranno – se mai accadranno -, nei prossimi dischi. Qua c’è da scapocciare con nelle orecchie musica feroce ma con un proprio perché. Il resto conta poco, in questi casi.  

Stefano “Steven Rich” Ricetti

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Tracklist:
01. Mass Slavery
02. Extinction
03. Hybro Pregnancy
04. Bloody Busine$$
05. Anthropic Collapse
06. Necrotechnology
07. Blood Engine
08. Genuin-Cide
09. Contaminated Soil
10. Unknown Pathology
11. A Good Reason to Kill
12. The Trail Path of Peace
13. War Mechanism
14. Slaughter in the “Jet-Set”

Line-up:
Alessandro Pozza – voce, chitarra
Simone – basso nelle tracce 1-4
Daniele – basso nelle tracce 5-14
Emanuele “Manu” Collato – batteria

 

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