Metachaos è proprio il disco che non ti aspetti. Alla luce di certe dichiarazioni da parte di Fabban, un ritorno degli Aborym al caro e vecchio black metal avremmo dovuto scordarcelo, invece eccoci qua. Cinque anni dopo il precedente Hostile, e forti di un nuovo contratto con Avantgarde, il nono album si presenta come un concentrato di lamiera in grado di polverizzare qualsiasi cosa.
Le cose vengono messe in chiaro dalla prima all'ultima nota con un assalto sonoro totale, glaciale, chirurgico e nichilista. Sono moltissime le influenze che si possono riscontrare nell'opera: dai Samael più marziali ai Satyricon di Rebel Exstravaganza, e il tutto viene farcito da una miriade di tocchi di classe sparsi qua e là.
La particolarità del disco è che in ogni brano presenta sempre uno sbalzo di umore in grado di cambiare completamente le carte in tavola e prendere direzioni differenti. Prendiamo ad esempio la opener Red Latex Baphomet: un missile. Groove assassino, ritornello facilmente assimilabile con la cassa alla Mysticum che va ad accentuarlo; poi, dal nulla, spunta una trama melodica elettronica che sembra la vecchia Enola Gay sciolta nell'acido e così via. Ce ne sarebbe da dire per ogni brano ma non vogliamo spoilerare più di tanto.
La produzione è di quelle da liquame delle grandi occasioni: marcia, arcigna, nervosissima e con lo scream di Fabban che fa da Cicerone e Caronte allo stesso tempo; la maggior parte dell'elettronica impiegata nel lavoro è fantastica e si nota la grandissima cura riposta negli arrangiamenti in questo senso. Ottime anche le chitarre, sia per quel che riguarda i riff che gli assoli: mai banali e sempre funzionali ai brani; la sezione ritmica picchia come un'ossessa e non potrebbe essere altrimenti. Sono presenti anche alcune aperture melodiche, che vengono però sapientemente centellinate, e va poi a chiudere il cerchio una pacchianissima edizione in digipack cross-shaped tanto per non farci mancare proprio nulla. Sono presenti diversi ospiti illustri: si va da Patrick Mameli a Tommy Talamanca per arrivare a Chris Cannella e, in conclusione all'opera, è stata inserita la cover di Voci Notturne di Ugo Laurenti, che rimanda alla serie tv di Pupi Avati del 1995.
Metachaos lo si può girare e rigirare come si vuole; quel che rimane però, senza ombra di dubbio, è una delle uscite estreme più valide di questo 2026 che ormai sta per andare in archivio. Date un'opportunità a Fabban e soci, non ve ne pentirete.