Recensione: Metempsychosis

Di Daniele D'Adamo - 18 Gennaio 2026 - 12:00
Metempsychosis
Etichetta: Black Lion Records
Genere: Black 
Anno: 2025
Nazione:
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77

Metempsicosi. Credenza propria di alcune dottrine religiose, secondo cui dopo la morte del corpo l’anima trasmigra da questo a un altro, fino a che non si sia resa del tutto indipendente e libera dalla materia; originaria dell’antica India (dov’è nota con il nome sanscr. di saṃsāra), diffusa anche in altre religioni, in Occidente si trova nella religione mistica degli orfici, da cui passa, sebbene con alcune differenze, nella filosofia greca.
[Enciclopedia Treccani]

Ciò, con le relative dissertazioni testuali, è il soggetto scelto dai Bliss Of Flesh per il loro quinto full-length in carriera intitolato, per l’appunto, “Metempsychosis“. Una decisione che rivela il desidero di scrivere tematiche che non siano legate alle (solite) croci rovesciate, al paganesimo, all’anti-religione e così via. I puristi potrebbero storcere il naso, giacché il black metal è nato in primis con il supporto di compagni che rimandavano al satanismo et similia. Tuttavia i tempi cambiano e, oggi, il genere abbraccia le più disparate argomentazioni.

Detto ciò, la musica. Se nella parte delle lyrics alla base c’è un’idea progressista, per quanto riguarda lo stile il combo francese mastica un black allineato agli stilemi classici che lo determinano, in più moderno, pulito, con più di un passaggio melodico ad attraversare tutte le song del disco. Stile che presenta un rigore assoluto nei confronti di se stesso, nel senso che Necurat e soci svolgono irreprensibilmente, senza deviare nemmeno un secondo dal copione sul quale sono stati vergati, in sede di songwriting, gli elementi fondamentali del sound in siffatta maniera.

A tal proposito, l’LP è stato scritto in soli sette giorni dal chitarrista Sikkardinal, travolto da una sorte di trance musicale. Un particolare importante, tale fatto, giacché ha portato a definire un accento omogeneo, compatto, perfetto nelle sue parti essenziali ma anche in quelle meno rilevabili dall’udito. Per siffatti motivi l’album deve essere trattato a lungo e con attenzione: non deve ingannare, cioè, la percezione di una semplicità e povertà compositiva. Al contrario, sono tanti i profondi anfratti dell’animo umano che “Metempsychosis” deve esplorare per indurre, in chi ascolta, uno stato di abissale tristezza. Sì, perché le emozioni che il quintetto d’Oltralpe estraggono dal cuore sono definibili come ondate di malinconia, melanconia e nostalgia. Non nella maniera dei sottogeneri del black specialisti alla depressione, ma purtuttavia percepibili con facilità, e con facilità assorbiti.

Tutto quanto sopra, inserito nella caratteristica tipologica della forma artistica sviluppata da Sikkardinal. Forma possente, spesso devastante, aggressiva ma anche melodiosamente eterea (“A Loss“, “If Only“, “Verdammt“). Tutti i musicisti sono al loro posto nel senso che non c’è predominanza di qualcuno rispetto agli altri, nel rispetto di una salda democrazia strumentale. Certo, lo screaming misto a growling di Necurat è quel che salta subito all’orecchio (“Sacrifice“) ma poi, andando più a fondo, si trovano le vestigia dell’ottimo compito svolto dalle due chitarre; dal tono a volte drammatico (“I Deny“), eccellenti nella realizzazione degli assoli a volte melodici se non addirittura orecchiabili (“Adieu“). Come del resto la sezione rimica, assai abile a scivolare avanti e indietro sui BPM per passare da poche battute sino al devastazione dei blast-beats.

Fra le canzoni, oltre a quelle già segnalate, spicca “The Awakening“, irresistibile cavalcata che assomma a sé un po’ tutti i segni particolari della proposta dell’act di Calais / Poitiers, con particolare riguardo, oltre alla poderosa spinta del basso e della batteria, ai dorati ricami delle asce da guerra. La title-track, almeno a parere di chi scrive, è la migliore del lotto. Ricca di dolce musicalità, con meravigliosi cori, ascolta con più insistenza lo strazio di coloro che sono costretti a vivere una vita vuota, inutile se non addirittura perduta. Per divenire chissà, liberi dalla materia e di poter volare in alto, nel cielo, sino a perdersi fra le stelle e le galassie.

Metempsychosis” è un opera di black metal che, grazie al suo contenuto gradevole all’udito, può rappresentare il punto di partenza per immergersi nel genere stesso. E, questo, grazie ai Bliss Of Flesh e al loro importante talento tecnico/artistico.

Daniele “dani66” D’Adamo

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