Recensione: Namnlös Och Bortglömd [EP]

Di Daniele D'Adamo - 11 Agosto 2010 - 0:00
Namnlös Och Bortglömd [EP]
Band: Svart (Ita)
Etichetta:
Genere:
Anno: 2010
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72

MCD uscito il 19 marzo 2010 in contemporanea al full-length “Förlorad”, “Namnlös Och Bortglömd” fa nascere la più spontanea delle domande. Perché? Non credo ci siano altre risposte in merito: i due lavori degli Svart rappresentano, artisticamente, due entità distinte.

“Förlorad” incarna il netto stacco stilistico rispetto alla produzione pregressa, rarefacendo le atmosfere in esso presenti per avvicinarlo all’«Eerie Emotional Music» del «post black» di Alcest e Lantlôs. “Namnlös Och Bortglömd”, invece, è più legato a “Vanära, Vanmakt Och Avsmak” (2009). Manifesto, ancora, del lato oscuro di Draug, quello perennemente voltato in direzione del melanconico depressive black metal.

Non a caso, “Den Hemlöses Klagosång” trascina con sé in una vertigine nera, infinitamente profonda, ove giace – semmai ci fosse un fondo – lo stanco trascinarsi di giorni bui e oscuri, eternamente uguali a se stessi. Il ritmo lentissimo, la chitarra dai riff allungati e drammatici, lo screaming angosciato di Draug, il mood straziante, fanno della canzone un emblema per chi volesse cimentarsi con il sottogenere black dedito ai sentimenti più mesti dell’animo umano. Il senso di demoralizzazione che l’ampia visionarietà del brano riesce a materializzare, avvolge e stringe come un cupo sudario qualsiasi emozione diversa dalla prostrazione che salda le braccia, stese, ai fianchi. Il Mondo esterno è visto come un nemico pericoloso da cui fuggire tuffandosi in un’intima e immutabile misantropia.   
Sulla stessa linea ideale, “Den Sista Droppen Utav Liv”, la cui intensità emotiva è tale da sconvolgere le viscere, formando la consapevolezza di un unico stato di esistenza. Quello della solitudine senza fine. Intarsi di ambient incupiscono ulteriormente l’umore della canzone, il cui senso di disperazione è rafforzato da brevi lassi temporali in cui la sezione ritmica si fa sentire con più intensità, fra gli accordi acuti e dissonanti di cui si compone, sostanzialmente, il guitarwork. Compare anche la melodia, classica, che forza ancora di più l’apertura della mente all’alterazione ipnotica derivante dalla visione sublime dell’Universo visto in negativo.
Nella strumentale “Namnlös Och Bortglömd” si può individuare l’anello di congiunzione fra “Vanära, Vanmakt Och Avsmak” e “Förlorad”. L’arrembante incipit del pianoforte si blocca quasi subito per far posto a poche, desolate note scandite con forza; foriere di una Natura che, per conservare i propri equilibri, non può avere spazio per un genere umano sempre meno bucolico. Draug, come consapevole di questa visione, agisce sui tasti con vigore ossessivo, facendo vibrare le molecole d’aria come le corde di un’arpa, propagando nel continuum spazio-temporale la consapevolezza che l’Uomo sia l’unica specie senziente persa nell’infinito vuoto dello spazio profondo.

Alla fine sono solo tre brani. Tuttavia, anche nella più calda e assolata giornata d’estate, essi rovesciano l’umore dell’ascoltatore come un guanto; facendogli vivere istanti di agghiacciante, inesorabile tristezza e plumbea solitudine.

Daniele “dani66” D’Adamo

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Track-list:
1. Den Hemlöses Klagosång 7:56
2. Den Sista Droppen Utav Liv 8:21
3. Namnlös Och Bortglömd 8:30

Line-up:
Draug – Vocals, All Instruments

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