Copertina di Odd Senses dei Psyopus
Recensione Album · 2009

Psyopus Odd Senses

di Alberto Fittarelli 25 Aprile 2009 - 00:00
Band
Psyopus
Tipologia
Album
Anno
2009
Nazione
Stati Uniti

Quando si dice esagerare. Gli americani Psyopus sono noti al pubblico soprattutto dall'album precedente, uscito già su Metal Blade, Our Puzzling Encounters Considered; si trattava di un'estremizzazione ossessiva del mathcore stile The Dillinger Escape Plan, con la componente prog/tecnica a superare anche il buonsenso, inteso come forma-canzone riconoscibile, e una schizofrenia che faceva impallidire le decerebrazioni di gente come i Cephalic Carnage. Ovvio che, sull'onda dei commenti positivi (ed evidentemente delle vendite) di quel disco, la band di Rochester, NY, decida di tornare sulle stesse coordinate, esasperando ancor di più i propri pezzi.


Odd Senses è una gara, un voler dimostrare a tutti i costi di poter scrivere brani al limite dell'assurdo e di essere in grado di suonarli: alcuni filmati live presenti sulla rete sono eloquenti, ma come già successo in passato (i pur buoni BrainDrill nel lato brutal death, ad esempio) al recensore e all'ascoltatore sorge sempre la domanda: cui prodest?
A chi giova sentire pezzi da 2/3 minuti sparati a velocità folli e dalla struttura incomprensibile? A volte tra le dissonanze di chitarra e i feedback si riconosce una melodia, costruita certo in modo inusuale (The burning halo è un buon esempio), ma risulta comunque molto difficile trovare e seguire un filo logico coerente in Odd Senses, a differenza del lievemente più "facile" predecessore.


Si va infatti da sparate para-grindcore a rallentamenti doom, da inserti prog metal à la Dream Theater a passaggi in puro DEP o Fantômas-style; e proprio la band di Mike Patton sembra essere il confronto migliore, specie a livello di attitudine, insieme ad alcune cose di John Zorn, folle artefice del jazz suonato come il grind. Passaggi come quello, davvero bello, con basso, batteria e chitarra jazz di X and y sono quasi mosche bianche, un po' come sul predecessore lo era stato Imogen's Puzzle Pt 2; ma poi si riparte con la schizofrenia pura (Boogeyman, Choker Chain), ed è a volte difficile proseguire l'ascolto.


Un album che vuole essere ambizioso, soprattutto per la volontà di uscire dagli schemi, costi quello che costi: ma un conto è farlo come gli Ephel Duath, un altro risultare strani e basta. Per chi già è abituato alle follie di Patton, Zorn & co., ma tenendo presente che la classe dei suddetti è tutt'altra cosa.


Alberto 'Hellbound' Fittarelli


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Tracklist:


1. .44 00:53 
2. Medusa 03:30 
3. The Burning Halo 03:59 
4. Duct Tape Smile 03:33 
5. X and Y 03:42 
6. Boogeyman 05:34 
7. Imogen's Puzzle Pt 3 01:59 
8. Choker Chain 02:49 
9. Ms Shyflower 06:13 
10. A Murder to Child 09:1

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