Recensione: Politics Versus the Erection

Di Daniele D'Adamo - 31 Agosto 2020 - 16:33
Politics Versus the Erection
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I Venomous Concept rappresentano una solida realtà del grindcore americano del terzo millennio. Nati infatti nel 2003 a Chicago, con “Politics Versus the Erection” essi raggiungono il traguardo del quarto full-length in carriera.

Trattasi di grindcore seppure imperniato sul punk, che funge da matrice di base per un sound allo stesso tempo moderno e retrò. Un amalgama che si rivela piacevole poiché i dettami di base del genere primigenio sono tutt’ora attuali, seppure portatori di sonorità che vanno indietro nel tempo sino alla metà degli anni settanta. Del resto è stato proprio il punk a essere il primo genere rock a possedere i caratteri dell’esagerazione sonora, per cui è quasi inevitabile che, alla base sia del grindcore, sia dell’hardcore, il suo flavour non solo sia gradito ma addirittura necessario per realizzare un’opera allineata alla tecnica del 2020 che, tuttavia, mantenga in sé il DNA dei lustri passati.

Ad alimentare questo retroterra culturale ampio quasi un cinquantennio contribuiscono i testi. Imperniati, come da enciclopedia musicale, sulle varie problematiche politiche che affliggono, in questo caso, la società statunitense, come peraltro suggerisce ironicamente il titolo del platter assieme all’irriverente disegno di copertina.

Quindi, niente esagerazioni sonore, nessuna ricerca della massima velocità di trituramento possibile, niente estremizzazioni sia musicali sia testuali. No. I Venomous Concept mantengono inalterata la loro schiettezza nel proporre uno stile ricco di personalità, per quanto sopra concentrato sul connotare in modo univoco le caratteristiche di “Politics Versus the Erection”.

Il ritmo delle canzoni è sciolto, slegato, assai dinamico nel suo incedere scoppiettante mediante puri e semplici quattro quarti che quasi risultano una rarità, in un’epoca ove la batteria, nel metal oltranzista, è assurta a livelli di complessità spesso e volentieri inestricabile, a volte addirittura inumana. Qui no, Danny Herrera attua la potenza della forza motrice attraverso pattern a volte furibondi (‘Dementia Degeneration’) che ben raramente si tuffano ne follia dei blast-beats (‘Broken Teeth’). Un drumming a parere di chi scrive davvero pensato bene, ideale per spingere la band con energia senza dimenticarsi di tratteggiare una sequenza di battute che, da sole, identificano il gruppo in maniera sostanzialmente univoca (‘Simian Flu’, ‘Carrion’, ‘Shadows’). Il che non porta alla noia, come si potrebbe supporre, ma a un processo di identificazione davvero azzeccato. Oltre, naturalmente, a non resistere dal battere il piede per terra con veemenza e feroce continuità.

Discorso analogo anche per il basso di Shane Embury, interpretato in maniera classica, ideale complemento ai cinetismi imposti dai tamburi. La chitarra di John Cooke svolge un lavoro assai voluminoso, fra accordi eseguiti sia in modo… libero (‘Eliminate’, ‘Mantis Toboggan’), sia con la tecnica del palm-muting (‘Septic Mind’). Quasi del tutto assenti gli assoli (‘Colossal Failure’), dei quali, però, non se ne sente assolutamente la mancanza in ordine a un prodotto che si realizza compiutamente con il suo eccellente andamento cadenzato. Completa il discorso la sanguinante ugola di Kevin Sharp, dannatamente scabra, rifinita cioè con la carta vetrata a grana grossa, perfetta per urlare la sua rabbia lungo le varie linee vocali.

Alla fine dei conti “Politics Versus the Erection” non si può certo identificare come un lavoro innovativo. Non è questo che vogliono i Venomous Concept. Essi, al contrario, hanno preferito mantenersi su quanto già espresso in merito, concentrandosi sulla restituzione di una caratterizzazione precisa e compiuta delle loro idee musicali.
Un disco dall’immediata assimilazione, che può regalare istanti di buono e (in)sano divertimento, insomma.

Daniele “dani66” D’Adamo

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