Recensione: PowerWorld

Di Gaetano Loffredo - 10 Aprile 2008 - 0:00
PowerWorld
Band: PowerWorld
Etichetta:
Genere:
Anno:2008
Nazione:
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53

I PowerWorld sono una succursale di gruppi affermati nel mondo del power metal e non: Ilker Ersin (basso) e Nils Neumann (tastiere) sono due ex Freedom Call, Barish Kepic (chitarre) suona nei Jaded Earth e il batterista Jürgen Lucas negli At Vance. Ai quattro si aggiunge il venticinquenne cantante tedesco Steffen Brunner, alla sua prima vera esperienza da professionista dopo i trascorsi underground con i Backbone.
Non voglio domandare né conoscere quanto sia effettivamente convenuto ad Ilker Ersin lasciare i Freedom Call e intraprendere una carriera solista, sta di fatto che le elevate aspettative non sono state soddisfatte dal disco d’esordio, immaturo e superficiale nonostante le buone intenzioni e il contributo inappuntabile degli esterni.

E’ così, anche perché non tutti possono permettersi la collaborazione di Sascha Gerstner degli Helloween, che ha registrato la batteria, nè quelle di Olly Hartmann e di Chris Lausmann, che hanno svolto un gran lavoro nei cori dei primi cinque brani.
Grandi cori dunque e grandi suoni ma composizioni magre e derivative, quasi sconfortanti nella seconda metà del supporto, realizzate per sostenere melodie più che orecchiabili (I Died In Your Arms riprende la melodia di Relax – Take It Easy di Mika tanto per capirci) senza tener conto che all’interno di una canzone non esiste soltanto il ritornello.

Poco da evidenziare anche sul fronte vocalist, Steffen non se la cava affatto male ma ha una voce tutta da plasmare, e non solo, rientra nella categoria di quei cantanti che non possono fare a meno di lanciare l’ultrasuono “definitivo” ogni qualvolta se ne presenta l’occasione, sminuendo in automatico le capacità interpretative a favore di un dettaglio tecnico a dir poco superato. Chi glielo dice che non si è iscritto ad una gara di acuti?
Il parco brani è una copia sbiadita e patinata del power metal melodico di inizio millennio, qui si cerca di dare un po’ più spazio alla distorsione e di far emergere il suono epico delle tastiere, sulle quali si appoggiano tutte le linee melodiche, ma la struttura è destinata a crollare causa inconsistenza del songwriting.

Più di uno si riterrà moderatamente soddisfatto dell’operato, ne sono fermamente convinto, ma è alla cerchia dei cultori che i PowerWorld non andranno a genio. Brani come l’opener Lake Of Eternity e la successiva Fight Fire potevano lasciare il segno una decina d’anni fa, oggi la concorrenza è troppo agguerrita e intelligente per ammettere tanta prevedibilità e così poche variazioni sul tema: tutto quello che state raccontando, cari PowerWorld, è già stato detto e ridetto dai gruppi di punta, dai gruppi a fine carriera, dagli esordienti come voi e anche da chi galleggia perennemente nell’underground europeo.

E con un supporto così solido alla base, tanta superficialità non è ammessa né concessa.
 

Gaetano Loffredo

Tracklist:
01.The Dark
02.Creatures
03.Lake Of Eternity
04.Fight Fire With Fire
05.Signs In The Sand
06.I Reach The Light
07.Dancing With Angels
08.Your World Is Not Mine
09.I Died In Your Arms
10.Breaking The Silence
11.Don’t Walk On Broken Glass
12.Our Melody

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