Recensione: Qroba

Di Daniele D'Adamo - 6 Aprile 2026 - 12:00
Qroba
Band: Ennui
Etichetta: Meuse Music Records
Genere: Doom 
Anno: 2026
Nazione:
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80

La piccola (se paragonata ai Paesi nordeuropei) e lontana Georgia, che assomma nemmeno quattro milioni di anime, è madre di una band, che, invece, si è dimostrata grande nella produzione discografica; ammontante a cinque full-length più due split in tredici anni di esistenza. Il nome? Ennui.

Noti ai più appassionati conoscitori del funeral doom, “Qroba” (in italiano, sparizione) prosegue sulla strada maestra la cui pavimentazione è costituita da piastrelle indicanti sì il lugubre genere nonché echi di musica popolare. Non che questa sia un elemento portante dello stile dei Nostri, tuttavia è da citare l’utilizzo del panduri, strumento musicale a corda della Georgia. Il quale, per onor di cronaca, «è utilizzato nella musica folk per eseguire melodie popolari e per accompagnare ballate eroiche e serenate d’amore». [Wikipedia, 25 anni di enciclopedia libera, 2026].

Detto questo, non rimane che lasciare il Mondo fuori dalla stanza e di immergersi nello sterminato universo creato dalla visionarietà che spruzza a fiotti dai brani di “Qroba“. I quali sono solo cinque ma per una durata complessiva oltre i sessanta minuti. Un viaggio sterminato, dall’incedere lento se non lentissimo, scandito dal ritmo ultra-slow di Alexander Gongliashvili. Fondamento da cui costruire la matrice di un drumming letargico, ipnotico nonché, soprattutto, mortifero. Ideale complemento a quanto espresso dai suoi compagni per scivolare lentamente, piano piano, nel nero assoluto paragonabile a quello del vuoto interstellare.

Il mastermind David Unsaved, con la sua straziante, disperata prestazione vocale, cerca di abbassare il suo tono sino a sfiorare i limiti umani. Un growling profondissimo, abissale, nello stesso tempo gigantesco allo scopo di attivare l’anima nella sua parte più cupa, quella che ospita i rumori impercettibili di un DNA che è lì per rammentare in ogni istante la vacuità della vita.

Proprio Unsaved manovra con perizia le tastiere calibrate in maniera da apparire un organo che, in sottofondo, sostiene l’allentato incedere delle chitarre i cui riff sono praticamente fermi in virtù di cinetismi prossimi allo zero, ovvero all’immobilità. Le chitarre, diteggiate da Serge Shengelia, Andrey Azatyan e Kakhi Kiknadzr, oltre al solito Unsaved, dipingono con la loro musicalità un mondo caliginoso, oscuro, le cui sterili pianure sono battute da un vento incessante. Preludio di un’odissea che, ormai, sta per terminare.

La possibilità di cucire un riffing realizzato da più sei/sette corde, coadiuvato dal ridetto panduri, consente al combo di Tbilisi di ampliare quella sfera percettiva che prevede, sente, percepisce l’avvicinarsi delle tenebre. E, nelle tenebre, la discesa verso gli strati più intimi della mente. Quelli che, alla fine del tutto, si attivano per accompagnare l’individuo nel triste cammino, spesso illuminato brevemente dal baluginare delle dolcissime quanto malinconiche note soliste delle chitarre.

Il basso di Unsaved, reso potente sia dall’esecuzione, sia dalla produzione, infine, aiuta, e non poco, la nascita, qua e là, di melodie morbide, quasi arcane, che addolciscono gli spigoli delle canzoni. Le quali abbisognano di parecchio tempo per essere assimilate per bene, sì da proiettare sulla retina la fine del cammino partito da “Antinatalism” e terminato, con la morte, in “Mokvda Mze.

Qroba” è un’opera di alto livello tecnico/artistico, che induce il cuore di chi ascolta ad attivare emozioni, sentimenti e stati d’animo desolati, grigi, mesti, sino ad arrivare a quelli funerei. Ecco che, allora, il cerchio si chiude, e gli Ennui potranno continuare a vagare nello Spazio sconfinato per trovare una stella e, infine, buttarvisi dentro.

Daniele “dani66” D’Adamo

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