Recensione: Quadra

Di Monica Atzei - 8 Febbraio 2020 - 16:10
Quadra
Band: Sepultura
Etichetta:Nuclear Blast
Genere: Thrash 
Anno:2020
Nazione:
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85

Quadra’, distribuito da ‘Nuclear Blast’ dal 7 febbraio 2020, è il quindicesimo album in studio dei brasiliani Sepultura. Sono passati tre anni da ‘Machine Messiah’ e ora è il turno di questo concept album che verte sul numero 4 e sulla parola Quadra, che significa campo da gioco in portoghese, ma che prende anche il significato di unione o perfezione che deve rispettare determinate regole e quindi può essere contestualizzata anche nella vita di tutti i giorni.

Le tracce sono dodici, energiche, possenti e creative. Demarcano nuovi orizzonti musicali per i Sepultura, una commistione di intenti composta dalla voce di Derrick Green, sprezzante e potente, dalla chitarra importante e portante, una garanzia, come quella imbracciata da Andreas Kisser, dal basso mai scontato di Paulo Jr. e dall’energica batteria di Eloy Casagrande.

Si parte con ‘Isolation’, energica, aggressiva, marcatamente Thrash, supportata da una vena melodica di buona enfasi, uscita in anteprima l’8 novembre 2019 accompagnata da un video che mostra la forma della band sul palco.

Segue ‘Means to an End’, in cui Kisser fa un lavoro da solista eccellente e Green impone il suo growl come a voler dire “ascoltatemi!!!”.

Si prosegue con ‘Last time’, brano che ha un inizio diverso da quello a cui ci ha abituati la band, con le prime note di una chitarra più Heavy metal che non Thrash, poi ascoltiamo cambi di tempo e frequenti incursioni melodiche; E’ spettacolare il coro in sottofondo che si abbina perfettamente a tutto l’insieme.

Ora è il turno di ‘Capital Enslavement’, con all’interno un marchio di fabbrica dei Sepultura: i suoni tribali, energici e sprezzanti; la risata finale è un ghigno beffardo.

Segue ‘Ali’, dalle venature Progressive: assistiamo nuovamente a cambi di direzione, con una sezione ritmica che lavora instancabile; è quella che reputo la canzone migliore di questo blocco.

L’album scorre come un fiume in piena, siamo pronti per ‘Raging Void’ ed i suoi suoni sperimentali, qui la chitarra e la batteria di Casagrande la fanno da padrone, con un refrain pulsante che difficilmente va via dalla testa.

E’ impossibile fermarsi, è un album che incuriosisce e quindi ascoltiamo la folkeggiante ‘Guardians of Earth’, in cui si propongono ancora nuove melodie; Il brano è ben strutturato nelle pause, impreziosito nuovamente dal coro e da un assolo di chitarra neoclassico e melodico.

Una strumentale ci vuole. ‘The Pentagram’ ci frega, pensiamo di poterci rilassare … e invece la testa parte, dobbiamo scapocchiare! Doppia cassa, chitarre che si rincorrono: veramente un bel pezzo.

Torniamo nei ranghi e ascoltiamo ‘Autem’, parola latina che significa ‘E’, congiunzione, che torna al concetto di ‘Quadra’ che si congiunge per formare un quadrato. E’ un brano complesso, molto articolato, lussureggiante nella composizione e in cui la voce si erge ed è a tratti avvolgente.

Quadra’, che dà il titolo all’album, è un flamenco con chitarre arpeggiate, un intermezzo legato alle radici dalle quali i Sepultura non si sono mai separati.

Chiudono il cerchio due pezzi da novanta: ‘Agony of Defeat’, dall’intro magnifico e cantata con la voce pulita, è un brano in cui Casagrande e Kisser tessono un tappeto arabeggiante molto sofisticato, con le orchestrazioni ed il coro che costituiscono una prova molto convincente mentre ‘Fear, Pain Chaos, Suffering’, dove partecipa anche una voce femminile, (di cui non è stata rivelata l’identità) è una ballad in cui le due voci si rincorrono e si incontrano magnificamente in un duetto molto coinvolgente. Anche in questo brano il lavoro alle pelli è superlativo, Kisser ci regala un altro assolo di chitarra e il finale del brano è perfetto ed incalzante.

Il viaggio all’interno di ‘Quadra’ è terminato lasciando una buona sensazione.

Ci troviamo di fronte ad una evoluzione dei Sepultura che magari molti fan della vecchia guardia non riusciranno ad accettare.

Se però ci soffermiamo su ciò che ‘Quadra’ è veramente, ossia un lavoro essenzialmente Progressive, pur se con basi Thrash che guardano agli ‘80, intriso di tecnica quanto di ricerca storica pur se tremendamente attuale, ecco, così ne possiamo capire la forza e lasciarci prendere dall’incredibile energia che emana.

Certo, i tempi di ‘Morbid Vision’, di ‘Schizophrenia’ e ‘Chaos A.D.’ sono passati, così come quelli di ‘Roots’, ma questo album ci porta a vederli come un tempo, grezzi e rabbiosi ma innovatori, sempre pronti a regalarci grandi emozioni.

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