Recensione: Quest
Gladium Regis è un duo nato nei primi anni 2000 dalla collaborazione tra Arcanist Augur Svafnir e Salinoch. La loro storia, è legata più all’idea che al connubio stesso: il primo lavoro, The Dark Stronghold, non vide mai la luce ma ha condizionato le uscite successive della band che, dopo un lungo silenzio – e progetti paralleli che portano avanti quell’idea originaria – vede un suo ritorno nel 2020 con Kingdom, che nasce come sfondo atmosferico per le campagne da gioco da tavolo. Kingdom ottiene una certa attenzione, al punto tale da essere pubblicato in CD e cassetta, ma soprattutto ha la funzione di portare alla vita questo progetto che era ormai assopito, ibernato per circa 20 anni. Tra il 2022 e il 2023, Svafnir ha iniziato a contaminare lo stile dungeon synth arrivando a proporre un sound che potremmo definire epic symphonic black metal, ricreando un’atmosfera anni ’90.
Quest è un nome che incarna alla perfezione la storia e l’obiettivo della band: il termine, infatti, si ricollega appunto alla tradizione dei giochi da tavolo quanto al mondo cavalleresco, a cui i Gladium Regis attingono. L’artwork rappresenta graficamente al meglio il loro messaggio: un cavallo nero, sulla cui sella è adagiato un cavaliere, mangia dell’erba da una delle tre figure femminili (probabilmente fate), che gliela porge. Quest si compone di nove tracce per un totale di poco più di 40 minuti di musica, con una proposta musicale che Svafnir stesso definisce atmospheric medieval black metal, molto chiara dalle primissime note di Malheureux En Amour, un intro bardesca, davvero molto apprezzabile nel suo fraseggio, un ponte mistico verso un modo di dame, mostri e cavalieri. Le Audaci Imprese Io canto è un po’ il manifesto del disco, che richiama proprio una figura centrale della narrativa fantasy, quella del rapsodo: qui, la voce di è graffiante, su un tessuto in cui prevalgono gli elementi folk, pagani ed epici che si amalgamano alla perfezione con gli strumenti elettrici, è la canzone più riuscita. In Durindana l’elemento elettrico risulta essere predominante: qui le armonie abbracciano l’epica, con le linee di chitarra che diventano quasi power. Crux Inversa Intra Lunam ci riporta ad una dimensione più ambient-folk, e la successiva Intermezzo raccoglie idealmente il testimone di Malheureux En Amour, mostrando l’abilità creativa e compositiva dei Gladium Regis. The Last True Knight In A Broken Land e Acriter Pugno! ripercorrono il sentiero della seconda traccia, con passaggi power e synth enfatizzati, al punto, quasi, di avere l’impressione di ascoltare la versione black dei Rhapsody of Fire. Più tosta e dura, Quest, in cui, ma che comunque non rinuncia alla componente ambientale e alle melodie trionfali ed eroiche tipiche del mondo fantasy, in cui c’è spazio anche per un furente blast beat. Chiude Flight Of The Hippogriff, un brano musicale d’uscita, trionfale sintesi tra il dungeon synth e il metal.
Quest è un album fresco, che trova uno spazio tutto suo nella vasta discografia black metal in cui gli elementi ambient, occulto, pagano e fantasy vengono sapientemente miscelati, lasciando sullo sfondo il nero elettrico che li contraddistingue, grazie ad una sua continuità artistica che ci regala brani compatti ed omogenei, che non cadono nella ricerca ossessiva del bello, proponendo barocchi quanto fuorvianti cambi di tempo o ritmo, che ne minerebbero la riuscita. Se Stranger Things ha risvegliato l’amore per gli anni ’80 e l’universo dei giochi da tavolo, Quest potrebbe essere un’ottima colonna sonora per le vostre partite a Dungeon & Dragons o Heroquest.
