Recensione: Reign Of Steel
I Death Dealer sono un gruppo di all-star formatosi nel 2012; della line-up originale abbiamo ancora oggi il cantante Sean Peck (Cage, The Three Tremors, Denner Shermann), il mitico chitarrista Ross “The Boss” Friedman (Manowar, Dictators, Ross The Boss Band) e l’altro chitarrista Stu Marshall (Dungeon, Empires of Eden, Night Legion), a cui si sono aggiunti nel corso degli anni Mike LePond (Symphony X) al basso e Steve Bolognese (Into Eternity, Ross The Boss Band) alla batteria. Dopo i primi due dischi rilasciati tra il 2013 ed il 2015, la band si è rivelata poco prolifica (anche a causa dei tanti impegni dei vari membri), rilasciando un solo LP a fine 2020 prima di questo “Reign Of Steel”, uscito in questi giorni di inizio gennaio per la Massacre Records (primo disco per la storica label tedesca). L’album ha un artwork (opera dell’artista Dusan Markovic) che ricorda un po’ la serie tv Halo ed è composto da 10 pezzi per la durata totale di circa ¾ d’ora. Il sound è ancora una volta un roccioso heavy metal fortemente influenzato dai maestri Judas Priest, sia per lo stile di cantato dello screamer Sean Peck, che per il ritmo bello sostenuto, in cui si segnala un ottimo lavoro di Steve Bolognese con la doppia-cassa, con qualche lontano richiamo allo US-power.
Qualcuno potrà accusare i Death Dealer di essere alquanto derivativi e per nulla originali o innovativi, ma penso che a questi cinque musicisti tali definizioni interessino ben poco, perché appare evidente che suonano questa musica perché ne hanno una gran passione e quasi come un omaggio ai propri idoli. I due chitarristi sono i protagonisti, grazie a tanti assoli veloci e di buon gusto, supportati alla grande dal basso di LePond che si conferma tra i migliori musicisti in giro per questo strumento. Le varie canzoni sono belle concise ed efficaci e non ci sono fillers di sorta o brani prolissi (tranne forse la lunga “Sleeping Prophet”, tra i momenti meno riusciti del disco), anche se personalmente ho preferito quelle tracce più “movimentate” (l’accoppiata iniziale, ad esempio, è davvero rovente!), rispetto a pezzi più cadenzati ed anche un po’ più orecchiabili (la lenta “Raging Wild And Free”, sinceramente, non mi ha preso per niente!). C’è anche un momento in cui la band si avvicina al thrash, più precisamente al mosh newyorkese, come nella tostissima “Bloodbath” che potrebbe ben figurare anche in un disco degli Anthrax; si tratta però di un semplice episodio, in mezzo all’heavy/power metal rovente degli altri brani.
Come detto, ho preferito i pezzi più veloci ed, oltre alla coppia d’apertura, ritengo doveroso segnalare anche “Blast The Highway”, “Dragon Of Algorath” e la conclusiva “Reign Of The Night”. Tirando le somme, “Reign Of Steel” dei Death Dealer è un buon disco che potrà sicuramente far piacere ai fans dei Judas Priest, anche se presenta alcuni pezzi meglio riusciti e più efficaci di altri. Dategli un ascolto!
