Recensione: Satanic Chaos Legion

Di Daniele D'Adamo - 26 Giugno 2026 - 12:00
Satanic Chaos Legion
Band: Nunslaughter
Etichetta: BLKIIBLK Records
Genere: Black 
Anno: 2026
Nazione:
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80

Trentanove anni di carriera e non sentirli. È questo il ragguardevole traguardo raggiunto dai Nunslaughter. O meglio, dal cantante Don of the Dead, unico sopravvissuto sino ai giorni nostri, fra i fondatori della compagine statunitense. Un lasso temporale che attraversa la Storia del metal estremo, instillata in abbondanti dosi in quella che, oggi, è una moderna band di death. Lasso che, invero, ha dato alla vita soltanto sei full-length, di cui questo – “Satanic Chaos Legion” – è l’ultimogenito.

Certamente l’influenza di ere passate si fa sentire, eccome. Thrash (“Christian Ruse“) e grindcore (“Infernal Reign“) sono spesso compagni di un sound, occorre sottolinearlo sin da subito, semplicemente devastante. L’aggressione è totale, violenta, che non fa prigionieri. In un’epoca in cui il death ha subìto varie trasformazioni sino a polverizzarsi in tanti (troppi?) sottogeneri, il combo di Cleveland offre una versione ortodossa del metallo della morte, rinnovato, però, dai progressi tecnico/artistici del combo stesso nonché della produzione del suono. Ottima, quest’ultima, per apprezzare la furia scardinatrice degli elementi in maniera ordinata e pulita. Un fatto non da poco, dato atto dell’abnorme attacco fonico propugnato da Don of the Dead e compagni.

Il quale, dimentico dei suoi cinquantasette anni, aggredisce il microfono con una forza erculea, definendo linee vocali dirette, elaborate con una sorta di growling dal tono stentoreo con, in sottofondo, un maligno refolo di harsh vocals. Declamando, in tal modo, tutta la sua avversione per la religione, cristianesimo in primis. Un cliché trito e ritrito che ormai avrebbe dovuto avere il suo tempo. Tuttavia, sicuramente, si tratta di un retaggio degli earl years in cui thrash e black si fondevano equamente per dar vita al death. E, nondimeno, un modo di affrontare il tema nella maniera più personale possibile. Insomma, di croci rovesciate non se ne può più, però…

Il resto della formazione a stelle e strisce offre musicisti di prim’ordine, in grado di erogare una potenza mostruosa senza mai perdere la retta via. La chitarra di Tormentor propone un riffing snello ma allo stesso tempo quadrato e geometrico (“Jesus Fucking Dies“, “The Spear of Satan“). Devastante e in grado, da solo, di innalzare un muro di suono impressionante. Una cupa, nera superficie sterminata nelle sue dimensioni tridimensionali, soprattutto per uno spessore che non si misura ogni giorno. Riff perfettamente intelligibili, veloci, rapidi come falchi sulla preda, dal suono, si ripete, che fa paura per davvero. Il tutto, coadiuvato dal basso di Malum il quale rimbomba in sottofondo aiutando l’act americano a esprimere tutta la sua furia distruttiva.

Wrath, nomen omen, svolge alla perfezione il suo compito, bombardando a tappeto il cranio degli ascoltatori con spaventose bordate di blast-beats (“Christian Ruse“) ma decelerando in sulfurei up (“Lucifer the Light“), mid e slow-tempo (“Heavenless“) dal sapore fortemente ossianico. Tutta la gamma ritmica, cioè, per fornire al sound di “Satanic Chaos Legion” una più che degna varietà nello sviluppo dei brani. Bene così ma è in occasione delle vette più alte dei BPM che si apprezza il piacere di una full immersion nello scempio più totale (“Die Your Own Death“, “Cathedral of Stench“). E, in questo, i Nunslaughter non sono secondi a nessuno.

L’LP dura trentaquattro minuti ma pare duri il doppio, talmente è compresso in un’erogazione di decibel sostenibile solo dai più… allenati fan del metal estremo che più estremo non si può. Si segnalano anche numerosi inserimenti ambient al fine di rendere la pietanza più varia possibile. Pietanza che ha un sapore predominante, individuabile nello stile unico e difficilmente ripetibile dei Nostri, composta da ingredienti tutti diversi gli uni dagli altri ma che concorrono a formare uno dei dischi più abominevoli di questo 2026.

Daniele “dani66” D’Adamo

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