Recensione: Saxon

Di Enzo - 26 Febbraio 2003 - 0:00
Saxon
Band: Saxon
Etichetta:
Genere:
Anno: 1979
Nazione:
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75

Saxon, un nome che ha fatto storia in tutto il movimento immortale dell’Heavy Metal, una delle più grandi e famose band che la nwobhm regalò al mondo del rock duro. Il loro primo album esce nel lontano 1979, e si intitola, omonimamente, Saxon. L’album ben presto riscuote un notevole successo, e, a differenza di altre band che nacquero sull’onda della nwobhm, i Saxon erano molto lontani da alcune inflenze punk molto accentuate e che caratterizzavano altri gruppi dell’epoca. La loro musica, in questo loro esordio, era influenzata da numerosi correnti musicali che spaziavano dalle sonorità ricercate di un hard rock tipico di band quali Uriah Heep all’heavy metal, ancor primordiale, di stampo nwobhm che i Saxon svilupperanno in modo più approfondito nei loro successivi capolavori.
Il disco è inaugurato dal duo iniziale Rainbow Theme e Frozen Raimbow, la prima è caratterizzata da ritmi lenti e pacati, scandita da un ottimo Pete Gill alla batteria, la seconda addirittura introdotta da uno splendido e triste assolo di Oliver che collega le due song in modo chiaro e perfetto, gran classe, un saggio della bravura di questo gran chitarrista. Il brano verso la fine, cede finalmente il passo a ritmi più veloci e battaglieri, certo, non ci saranno chitarre super distorte o riff granitici all’inverosimile, ma il tutto ci lascia capire la gran classe di questi musicisti e ben sperare per i dischi successivi. Il discorso comincia a cambiare con la traccia numero tre, ovvero Big Teaser, e finalmente il trittico strumentale composto dai due chitarristi Oliver/Quinn e dal bassista Dawson comincia a sferrare i primi colpi di veloce, nitido e potente Heavy Metal marcato nwobhm! La voce di Byford, sempre molto pulita, diventa subito molto più graffiante, veloce, aggressiva, e dimostra gran feeling anche su pezzi veloci, una prova che evidenzia tutte le sue qualità. Mitico il suo fischio che ha fatto storia. E se la veloce Judgment Day si rivela essere un’altra discreta NWOBHM song che vede addirittura un rallentamento delle melodie nel finale, la successica Stallions Of The Highway si attesta sicuramente come un’indiscussa hit del disco. Puro e semplice heavy metal targato a fuoco Saxon , song resa mitica proprio in virtù dei suoi riff aggressivi e del mitico refrain! Il lavoro prosegue con la hard rocckeggiante Backs To The Wall, riffing trascinante ed orecchiabile, grande costruzione melodica che, grazie ai cambi di ritmo, riesce ad essere sempre fresca ed a venire difficilmente a noia. La seguente e rocckeggiante Still Fit To Boogie prepara il terreno alla “hits” indiscussa del lavoro, ovvero la magnifica Militia Guard che chiude questo disco nel migliore dei modi. Il brano è introdotto dai ritmi di una battagliera batteria di un Gill molto inspirato cui segue uno splendido stacco chitarristico che introduce la voce di Byford, molto triste e profonda. Il pezzo in questione si rivela essere addirittura una cadenzata marcia metallica dal flavour epico caratterizzato da un possente quanto graffiante incedere!
Che dire, questo album è l’inizio di una leggenda, una leggenda chiamata Saxon. Una leggenda che dopo due decenni è ancora capace di sfornare dischi di rovente e puro heavy metal.
Nel 1979 siamo agli arbori del movimento della nwobhm e Saxon dei Saxon ne rappresenta un documento importantissimo.

Vincenzo Ferrara

Tracklist:

1. Rainbow Theme

2. Frozen Rainbow
3. Big Teaser
4. Judgement Day

5. Stallions Of The Highway
6. Backs To The Wall
7. Still Fit To Boogie
8. Militia Guard

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