Recensione: Scorned by Misery

Di Daniele D'Adamo - 23 Marzo 2024 - 0:00
Scorned by Misery
Etichetta: Rottweiler Records
Genere: Deathcore 
Anno: 2024
Nazione:
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76

 

Sotto il moniker Desolate Tomb si cela un progetto one-man band dedicato al deathcore, messo su dal mastermind statunitense Dakota Whiteside. Come si sa, questo tipo di espressione musicale è tipica del black metal anche se, ultimamente, si sta affacciando pur’anche nel territorio del death. Per quanto riguarda il deathcore, invece, se non si tratta di una novità poco ci manca.

Se si vuole essere precisi, trattasi di blackened deathcore, ovvero di un sotto genere che non annovera molti adepti ma che ha il pregio di regalare al death un sound tetro e oscuro tuttavia tipico delle fisionomie *.core. Quindi, potenza al massimo livello, sound tagliente come una lama di rasoio, pulito, nero scintillante, stop’n’go da rivoltare le budella e blast-beats a profusione.

Il tutto, come se si trattasse di una formazione classica a cinque elementi. Anche approfondendo gli ascolti l’impressione è quella di avere a che fare con tutto tranne che con un polistrumentista. Che, per rendere il suo secondo album in carriera, “Scorned by Misery”, il più vario possibile, si è avvalso di vocalist importanti come Jon Davenport, Robert Manzone, Matthew McNamara, Sam Dishington e Jaden Pruitt. E, perché no, per nobilitare un’idea che si mostra viva, lucida, pulsante.

Come detto, il suono che scaturisce dalle tracce del platter è duro, possente, violentissimo. Un suono davvero esplosivo, fattispecie che, ormai, con la moderna tecnicologia digitale accompagnata all’intelligenza artificiale, se ben concepito, può regalare molte soddisfazioni agli amanti delle sensazioni forti. Anche se c’è un uomo solo al comando.

Per esempio, nulla farebbe pensare a una drum-machine, se non in qualche raro frangente dove la doppia cassa fa fatica a emergere dal resto del contesto. Si tratta solo di una sensazione poiché, per il resto, è concreto il dubbio che dietro alle pelli ci sia un essere umano. La chitarra, che ovviamente è manovrata per davvero dalle mani da Whiteside, da sola si prende una buona fetta del sound complessivo. I riff sono spaventosamente tanti, intricati a volte, più lineari in altri casi, comunque sempre dediti a schiacciare le ossa e a triturarle grazie a un muro di suono assolutamente devastante. Anche il basso fa la sua parte, poiché, al contrario di tanti altri act, è perfettamente udibile nello svolgimento delle sue linee armoniche; soprattutto quando implodono in breakdown dalla pesantezza insostenibile.

Nonostante la bravura i cantanti ospiti, Whiteside se la cava benissimo anche in questo frangente grazie ad harsh vocals rabbiose sì da scorticare la pelle, a suinate inserite al posto giusto ma soprattutto in ordine a un tono stentoreo impercettibilmente sfiorato dal growling. Con che, si deve alla fine ammettere che le sue linee vocali non hanno nulla da invidiare ai citati vocalist… professionisti.

A rendere l’atmosfera particolarmente oscura, i cui disegni si possono accumunare a nuvole di colore rosso scuro a mò di tenebroso crepuscolo, ci pensano alcuni azzeccati inserimenti etnico/ambient. Nulla di speciale ma, ancora una volta, trattasi di qualcosa che viene inserito nel full-length al posto giusto nel momento giusto. I brani, di conseguenza, si differenziano sufficientemente l’uno dall’altro, le cui radici sono immerse a pompare watt dalla mostruosa matrice musicale che è alla base del tutto.

Forse, tirando le somme, “Scorned by Misery” non è il massimo dell’originalità per via di uno stile scevro da impulsi evoluzionistici. Se di difetto può trattarsi, esso viene spazzato via dall’abnorme forza propulsiva di un motore che eroga energia a profusione. Un motore al momento unico o quasi nel suo genere, che rende vivo come non mai il disco.

In fondo, a dispetto di tutto e di tutti, questi Desolate Tomb si rivelano una gradita sorpresa da non perdere, per chi ha il palato rivestito d’acciaio.

Daniele “dani66” D’Adamo

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