Recensione: Sever The Wicked Hand

Di Michele Carli - 21 Febbraio 2011 - 0:00
Sever The Wicked Hand
Band: Crowbar
Etichetta:
Genere:
Anno:2011
Nazione:
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84

Nelle proprie terre, nelle paludi vicino a New Orleans, Kirk Windstein è considerato un vero e proprio colosso, un pilastro musicale. Non tanto per la sua mole, già di per se imponente, quanto per il suo personale apporto al panorama musicale, cruciale nel porre le basi e nel seguire lo sviluppo di un genere sempre più importante nel panorama metal moderno, ovvero lo Sludge. Assieme agli amici Eyehategod, ai Corrosion of Conformity e, perché no, ai Down, di cui è chitarrista, ha piantato i paletti di questo genere pesante come il granito, eppure veicolo di continue sperimentazioni, evocativo ed emozionante. L’unione della violenza e l’asprezza dell’hardcore, la componente avvolgente dello stoner più cupo e la solidità, il peso specifico del buon vecchio doom spesso macchiato indelebilmente da quel southern rock radicato nel DNA di ogni musicista nato in quei paraggi.

Tra l’indifferenza dei più, specialmente nella nostra penisola, il buon Kirk ha trascinato la sua creatura fino alle porte del nono album, tra i mille cambi di line-up che affliggono, con puntualità svizzera, ogni band che superi il decimo anno di attività. Una carriera costellata da album qualitativamente enormi, come Sonic Excess In Its Purest Form, del 2001, o il bellissimo Odd Fellow Rest del 1998, in cui la costanza e la sostanza, perdonate il gioco di parole, si sono fatte decisamente valere senza rimanere concetti vuoti.

Dopo ben sei anni dall’ultimo, ottimo Lifesblood for the Downtrodden, ecco fare capolino questo nuovo Sever the wicked hand. Nell’inserire il disco nello stereo, la mia paura era quella di ritrovarmi con gli scarti dei Down, ormai da anni ben più che un piccolo side-project, e dei Kingdom of Sorrow, la non altrettanto fortunata creatura condivisa con Jamey Jasta degli Hatebreed. Fortunatamente, la fonte di riff del barbuto chitarrista è davvero inesauribile come sembrava.

Sever the wicked hand, fin dalle prime note, mette in chiaro che i Crowbar sono ancora stabilmente la band principale del signor Windstein. I riff della opener Isolation (desperation) cozzano direttamente sul cranio dell’ascoltatore, perfetti per rendere l’idea di quanto aspetta di essere decodificato dal laser del lettore cd. Il groove, al solito, è la chiave del disco. Spesso verrete talmente assorbiti da ritrovarvi a rimbalzare sulla sedia, specie se supportati da un adeguato impianto stereo e da vicini tolleranti. Il motto “fat music for fat people” è sempre adattissimo nel descrivere la musica dei Crowbar, perché il Sacro Riff, il cuore pulsante di ogni canzone di questo album, è sempre costantemente filtrato attraverso una distorsione di fango: oleosa, grassa, degna produzione di un genere con questo nome, in modo da rendere ogni passaggio letteralmente vischioso.
Il songwriting è fresco e vario quanto basta per mantenere alta l’attenzione durante tutti i cinquanta minuti del disco. Si passa tra canzoni veloci, dove la componente hardcore si fa più intensa (The Cemetery Angels) e canzoni monolitiche, lugubri ma anche melodiche (Let Me Mourn), perfette per valorizzare la voce minacciosa di Kirk: una via di mezzo tra il growl death metal, le urla sgraziate dell’HC e la voce alterata di un enorme camionista avvinazzato di New Orleans. Se ci sono tracce sottotono, io non le ho trovate: Protectors of The Shrine trascina via tutto, complice la sezione ritmica eccellente formata da Patrick Bruders e Tommy Buckley, rispettivamente basso e batteria; As I Become One pesca a piene mani dalle atmosfere di III – Over The Under, l’ultimo lavoro dei Down, anche se negli intrecci chitarristici la seconda ascia, Matthew Brunson, fa un po’ sentire la mancanza del buon, vecchio “Pepper” Keenan; e il resto del disco non è di certo da meno.

È strano constatare come un gruppo così longevo, in piedi dal 1989, con una discografia eccellente e senza cadute di tono, sia ancora così ignorato dalle nostre parti. Se non conoscete i Crowbar e se state incominciando ad apprezzare lo sludge, comprate al volo Sever the wicked hand. Vi assicuro che saranno soldi ben spesi.

Michele “Panzerfaust” Carli

 

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Tracklist:
01. Isolation (Desperation)
02. Sever The Wicked Hand
03. Liquid Sky And Cold Black Earth
04. Let Me Mourn
05. The Cemetery Angels
06. As I Become One
07. A Farewell to Misery
08. Protectors Of The Shrine
09. I Only Deal In Truth
10. Echo An Eternity
11. Cleanse Me, Heal Me
12. Symbiosis

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