Recensione: Shrine of Black Fire

Di Gianluca Fontanesi - 27 Gennaio 2024 - 0:59

Shrine of Black Fire è il sesto album degli Infernal Angels, band nostrana che ormai ha superato le due decadi di attività e che torna tre anni dopo Devourer of God from the Void a martoriare le nostre orecchie, sempre affamate di frattaglie di un certo livello. La line up rimane invariata ma è la label a cambiare: si passa dalla My Kingdom Music alla belga Immortal Frost Productions e lo si fa con un biglietto da visita di tutto rispetto.

Shrine of Black Fire è un ottimo album sotto tutti i punti di vista e, alla pressione del tasto play, inizia ad emanare zolfo come se non ci fosse un domani. Dopo una breve intro, che vede come ospiti Sara Bellini e Michael W. Ford e aiuta a calare l’ascoltatore a dovere verso gli inferi, l’accoppiata In the Silence ov Tehom – The Horizon Eats the Sun and Other Stars è semplicemente devastante. Qui non si fanno sconti e la prestazione di Postmortem alle pelli è indemoniata e va a sorreggere in maniera magistrale un’apertura delle ostilità memorabile. La voce rigorosamente in growl di Xes fa da Caronte e risulta piuttosto azzeccata sia nella partiture più furiose che in quelle dove si decelera. Fire as Breath ne è un buon esempio, e ci si concede anche un brano strumentale con la seguente A Gateway to Purification. La scelta di inserirla a metà tracklist è comprensibile e, nonostante la mancanza del cantato, riesce comunque a mantenere un buon livello di tensione e a preparare adeguatamente l’ascoltatore per il gran finale.

La tripletta posta in conclusione parte in quinta con The Flame Burns Brighter in the Darkness e si torna a pestare come degli ossessi; ottimo il riff portante e brano che dal vivo farà sfracelli. I am the Thoughtless Light continua sempre sulla linea dura per poi lasciare spazio alla lunga titletrack, che si rivela l’ennesimo ottimo tassello e va a chiudere un album di altissimo livello, anche se una outro sulla falsa riga dell’intro avrebbe messo fine al marasma infernale in maniera migliore.

Shrine of Black Fire ha tutte le carte in regola per essere considerato come il miglior album degli Infernal Angels, e probabilmente lo è. E’ un disco maturo, potente, con le tempistiche dosate alla perfezione e che farà sicuramente parecchi passaggi nei lettori degli appassionati. Date un’opportunità a questo lavoro, sicuramente sarà in grado di offrirvi grandi soddisfazioni, parola di Lucifero!

 

 

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