Recensione: So Many Roads

Di Massimo Ecchili - 18 Ottobre 2010 - 0:00
So Many Roads
Band: Neal Morse
Etichetta:
Genere: Prog Rock 
Anno: 2010
Nazione:
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90

I live album, si sa, sono indirizzati per lo più agli estimatori degli
artisti che li danno alle stampe. Eppure il presente disco dal vivo può e deve
essere qualcosa di più.
Registrato nel corso delle serate del tour europeo a supporto di Lifeline che
vanno dal 23 al 31 ottobre 2008, So Many Roads è una specie di summa della
carriera di Morse che abbraccia sia la sua produzione da solista che quelle con
Spock’s Beard e Transatlantic. La mano di Neal si sente indistintamente nella
prima quanto nelle seconde, tanto che appare difficile non riconoscere un
continuum stilistico nella sua intera produzione artistica.
Neal vive indubbiamente una seconda, prolifica giovinezza in questi anni. Dopo
lo split con gli Spock’s Beard nel 2002, arrivato come un fulmine a ciel sereno
a breve distanza dalla pubblicazione di Snow (da tutti riconosciuto come il The
lamb lies down on Broadway degli anni 2000) giunge la svolta religiosa della sua
carriera, che sembra avergli portato nuova e fulgida ispirazione. So Many Roads
non fa che confermare lo stato di grazia nel quale versa il musicista
californiano, capace di essere impeccabile dal punto di vista strumentale, di
intrattenere il pubblico, coinvolgerlo e di offrirgli uno spettacolo musicale di
primissimo ordine. C’è da registrare giusto qualche sbavatura a livello vocale,
tanto per ricordare che, in fin dei conti, è un essere umano anche lui.

So Many Roads inizia con At the end of the day, opener del bellissimo V degli
Spock’s Beard. Subito ci si ritrova al cospetto di una band in forma smagliante
in ogni suo singolo componente, con un contributo vocale di Jessica Koomen al
pezzo in questione di indubbio valore. Appare quasi superfluo lodare
l’istrionico Morse, così meglio sottolineare la prova superba, per tutta la
durata del live, del batterista Collin Leijenaar, in grado di dare ritmo,
potenza e dinamismo alle composizioni. La funambolica Leviathan, tratta
dall’ultima fatica in studio di Neal, è coinvolgente nel suo mischiare richiami
di King Crimson e Beatles. Dello stesso disco vengono riproposte anche The Way
Home, la title track e la suite che dà il titolo al presente live.
Difficile trovare il climax di questo live album: ogni pezzo è reso come meglio
non potrebbe ed anche il suono è praticamente perfetto. Sicuramente va rimarcata
l’esecuzione della splendida We all need some light, con tutto il pubblico
presente ad intonare il ritornello. Dei Transatlantic vengono riproposte, fuse
assieme per l’occasione, anche Stranger in your soul e Bridge across aorever, a
chiudere l’intera opera.
Morse si dimostra artista a tutto tondo destreggiandosi alla grande sia quando
propone un pezzo per voce e chitarra acustica del calibro di That Crutch (da
Songs from the Highway del 2007), sia quando affronta i medley di Question Mark
e Testimony, entrambi piuttosto articolati e dalla durata che supera la mezzora.
Può permettersi di passare da uno stile all’altro senza battute d’arresto o
passi falsi; eseguire pezzi dal proprio recente repertorio come ripescare
Walking On The Wind, vecchio brano degli Spock’s Beard (da Beware Of Darkness
del 1996): sembra che gli riesca tutto in modo incredibilmente facile.

So Many Roads è un’opera mastodontica, capace di sollazzare chi conosce bene il
genio creativo di Morse quanto, c’è da scommetterci, di lasciare tutt’altro che
indifferenti coloro che dovessero avvicinarsi alla su musica per la prima volta.
Più di tre ore e mezza di musica immensamente ispirata, coinvolgente, a tratti
sognante e ad altri trascinante. Un’esecuzione impeccabile di ogni singolo brano
da parte di una band tecnicamente ed espressivamente molto dotata, con il
carisma di Morse a fare da collante al tutto.
Non è certo semplice maneggiare un triplo live, della durata complessiva di
oltre tre ore e mezza, senza lasciarsi sopraffare dal timore di non poter mai
arrivare alla fine dell’ascolto. Non è semplice, ma vale la pena di affrontare
l’impresa; una volta ascoltate le ultime note della conclusiva (e bellissima)
Bridge across forever dei Transatlantic ci si ritroverà increduli ad esclamare:
“già finito?”.

Massimo Ecchili

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Tracklist:

CD 1:
1. At The End Of The Day (16:49)
2. Leviathan (6:47)
3. The Way Home (5:03)
4. Author Of Confusion/I’m The Guy (14:12)
5. That Crutch (3:46)
6. We All Need Some Light (4:24)
7. Lifeline (12:32)

CD 2:
1. Question Mark Medley (31:17)
2. Help Me (12:13)
3. Testimedley (35:02)

CD 3:
1. Walking On The Wind (9:33)
2. So Many Roads (30:16)
3. Stranger In Your Soul/Bridge Across Forever (31:08)

Line-up:

Neal Morse: vocals, keyboards, guitars
Collin Leijenaar: drums, vocals
Jessica Koomen: vocals, keyboards, percussion
Elisa Krijgsman: guitar, vocals
Wilco Van Esschoten: bass, vocals
Henk Doest: keyboards
 

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