Copertina di Space 1993: Wrath of Kor-Virliath dei GloryHammer
Recensione Power · Album · 2026

GloryHammer Space 1993: Wrath of Kor-Virliath

di Manuel Gregorin 26 Ottobre 2026 - 14:00
Tipologia
Album
Etichetta
Napalm Records
Genere
Power
Anno
2026
Nazione
Regno Unito

Circa quindici anni fa, probabilmente reduce da una buona sbronza di rum, Christopher Bowes decide che sia giunto il momento di dar vita a un side project con cui passare dalle alcoliche storie di marinai a improbabili vicende epic-fantasy ambientate tra la Scozia medievale e lo spazio profondo. Scende così dal galeone degli Alestorm, riunisce una combriccola di variopinti amici scozzesi e svizzeri e, sulle note di un power metal veloce e sinfonico, dà vita allo strampalato mondo dei GloryHammer. Un progetto che ha funzionato bene fin da subito ed è cresciuto negli anni, tanto che Bowes si trova ancora una volta a togliersi gli abiti di Capitan Morgan per rimettersi quelli di Zargothrax e presentare “Space 1993: Wrath of Kor-Virliath”, il nuovo capitolo della saga dei GloryHammer.
Il disco, oltre alle tematiche, riprende la formula musicale dei lavori precedenti, con il solito power melodico che non vuole mai prendersi troppo sul serio, in modo da adattarsi meglio a narrare di imprese bislacche con i vari personaggi interpretati dagli stessi membri della band.
Edito dalla Napalm Records, il disco è stato prodotto dallo stesso Bowes e i suoi compagni, avvalendosi di un aiuto esterno solamente per il mastering finale, affidato alla mano esperta di Jacob Hansen.
L'intro “Ultra Portam Astralem” funge da sigla d'apertura e prepara il terreno al primo vero capitolo del disco, “Ultimate Sacrifice”, pezzo glorioso con arrangiamenti sinfonici a fare da rinforzo.
Gli anglo/elvetici sembrano ingranare fin da subito le giuste marce, e tutto funziona come in un motore ben collaudato. Anche il cantante Sozos Michael, giunto al suo secondo album con i GloryHammer, pare essersi inserito a meraviglia nel loro organico, dimostrando una padronanza tecnica e una sicurezza in costante in crescita.
“On a Quest for Aberdeen” riesce a sedurre con le sue melodie facili, mentre “Silver Talon” sfodera un riff di tastiere dal retrogusto futuristico.
I GloryHammer puntano a prendersi il banco con ritornelli orecchiabili e melodie immediate, di quelle che rimangono in testa per un bel po' e che ci si ritrova a canticchiare anche mentre si falcia l'erba del giardino. I brani hanno un'attitudine tendente al leggero e scanzonato, assumendo una portata ancora più coinvolgente in sede live, dove la band mette in scena esibizioni in bilico tra il cabaret e il cartoon, contando spesso e volentieri sull'entusiasmo del pubblico. Ai loro concerti, infatti, non è raro vedere i fan abbigliarsi in stile cosplay mentre brandiscono i martelli di gomma che richiamano il nome della band, rispondendo in modo partecipe ai vari sketch inscenati sul palco.
“Die with a Sword in My Hand” è un pezzo prevedibile quanto il titolo che porta, ma nonostante questo assolutamente irresistibile, grazie a un refrain travolgente pronto ad esplodere dalle casse del vostro stereo per stamparsi in modo indelebile nelle vostre orecchie. Sulle stesse coordinate anche “Warriors of Auchtermuchty”, una marcetta rhapsodiana con cori solenni e una pomposità volutamente sopra le righe.
“Starfighters of Leuchars” abbandona per un po' l'atteggiamento goliardico in favore di una postura meno cantilenante, puntando su una direzione un po' più glaciale.
“Pax Galactica” combina tastiere alla Goblin con chitarre robuste e i soliti cori wagneriani; “Demonic Devotion”, va nella direzione di un certo pop metal, con tanto di passaggio iniziale in autotune usato solo per creare un effetto robotico, non certo per carenze vocali da parte di Sozos.
Con “Hammer of Fate” la band strizza l'occhio ai Beast in Black, sfoderando un brano veloce culminante in un ritornello da inno corale.
Si conclude con la cupa suite “The Celestial Warhost of the Dundonian Empire Marches to Space Against the Dark Sorcerer: Final Assault on Battlemoon X-22”, un titolo di quelli che, sugli spazi rosicati della carta stampata, farebbe facilmente sforare con il numero di battute. Una composizione che, sinceramente, si rivela troppo ampollosa, andando a mescolare in modo un po' confuso power, abbozzi di prog, parti sinfoniche, passaggi narrati e qualche growl. Una traccia nella quale, anche dopo più ascolti, si fatica a trovare un qualche filo conduttore ben definito.
Con “Space 1993: Wrath of Kor-Virliath” troverete conferma alla vostra opinione, favorevole o contraria che sia, nei confronti del cosiddetto nerd power. Per i favorevoli si tratta senz'altro di un lavoro da avere; per i detrattori, da evitare tranquillamente.
Un album in cui i GloryHammer mettono insieme metal melodico, maestose sinfonie e storie surreali, amplificando volutamente il tutto fino a portarlo a quel goliardico eccesso che il genere stesso impone. Togliendosi eventuali paraocchi ideologici di quelli che vorrebbero imporre discorsi tipo “Il metal deve essere una cosa seria”, “Space 1993” è un disco senz'altro piacevole che mischia con sapienza il genere power e l'ironia tipica di pellicole come ‘Kung Fury’ o “L'armata delle Tenebre”. Certamente non ci troviamo davanti a niente di eccezionale, ma è senz'altro ideale per un'oretta da passare in leggerezza.

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