Recensione: Tentacles and Miracles

Di Edoardo Turati - 4 Maggio 2021 - 12:11

Qualcuno di voi conosce il Lagotto Romagnolo? Mai sentito? È un cane da tartufo, con un olfatto molto sviluppato, abile nel cercare appunto questi funghi (sì, sono proprio funghi) di assoluto valore gastronomico. Perché questa domanda bizzarra direte voi… semplicemente perché a volte scavare nell’underground della musica italiana ti fa sentire proprio come un cane da tartufo, l’importante è ovviamente trovare “merce” prelibata, perché il rischio è di imbattersi in più probabili scorzoni. Dopo questa intro gastronomica è opportuno dedicarci alla musica vera e propria ed oggi vogliamo presentarvi un interessante progetto denominato Il Sogno di Rubik. Tentacles and Miracles è il primo album della band fondata da Francesco Festinante e Cosimo D’Elia, uscito il 21 giugno del 2020 (non a caso lo stesso giorno in cui scesero in piazza molti artisti durante la pandemia in protesta contro il Governo italiano che non ha attuato alcuna iniziativa a favore di chi lavora nel mondo della musica). Il duo sulla propria pagina FB si presenta come una “Italian Progressive Punk Rock Band”… Avete avuto un brivido lungo tutta la schiena vero? Non vi nascondo che abbiamo avuto la stessa sensazione, perché quando si trovano accostamenti improbabili e azzardati di questo tipo il rischio più grande è quello di smarrirsi nell’entropia musicale e di rimanerci inevitabilmente invischiati.

Ma andiamo per gradi, per evitare inutili disorientamenti; Il Sogno di Rubik nasce nella mente di Festinante e D’Elia da una precisa e ovvia domanda: “Quale potrebbe essere la colonna sonora dei sogni dell’inventore del mitico cubo?” Quesito quantomeno astruso ci viene da pensare, ma non temete, la risposta la troviamo nel concept Tentacles and Miracles che ci presentano i due musicisti pugliesi. Il disco racconta di un viaggio onirico, intrapreso da un gruppo eterogeneo di persone, all’interno di un labirinto magico governato e dominato da “Tentaclenight”. Questa misteriosa entità di cui sappiamo ben poco, metterà a dura prova i protagonisti attraverso esperienze a dir poco singolari in luoghi altrettanto inconsueti, ostacolandoli in ogni modo nella ricerca della via d’uscita dal labirinto, che conduce al pozzo dei miracoli. Quello che ci racconta Il Sogno di Rubik è in realtà un viaggio introspettivo: I protagonisti non sono altro che tutte le sfaccettature del nostro “io” che coesistono in ognuno di noi e che (attenzione a questo passaggio) in assenza di un vero e proprio “io” in qualche modo permanente, inevitabilmente emergono a tratti alterni, prendendo il sopravvento a seconda delle circostanze. Il sogno quindi è legato alla realtà, alla stregua del cubo di Erno Rubik, suddiviso in tanti mattoncini colorati da riordinare per riuscire a portare armonia nel caos.

Bene. fino a qui l’intreccio della storia è molto interessante, nonché lievemente folle nell’accezione buona del termine. È giunta l’ora a questo punto di ascoltare la musica proposta dal combo tarantino di cui Festinante è il one man band agli strumenti con D’Elia alla sola voce. L’inizio con “The well of miracles” è comodo per le nostre orecchie allenate a certe sonorità, con la tromba a dominare le scene di un pezzo molto “The Mothers of Invention”, in cui la chitarra acustica ed una voce ovattata ci accompagnano sino allo scemare del brano. La seguente “Silky bliss and black waters” sposta leggermente le coordinate aggiungendo una forte componente teatrale leggermente canzonatoria ma che all’improvviso s’impenna in modo epico con la voce che si indurisce supportata dalle chitarre distorte, colorando il brano in modo incredibile. Si cambia ancora con il terzo brano “Tentacles” dall’approccio decisamente Crimsoniano nell’incedere, con un sound settantiano, reso invero molto pesante dalla voce di D’Elia con inserti scream che si alternano al clean in modo convincente. Bellissimo brano ricco e contaminato in modo equilibrato da diversi generi musicali. Siamo a metà del percorso con l’ascolto di “In the back of the real”, brano dal sound pulito e preciso, con repentini cambi di tempo e di umore. Ma lo scettro di brano più progressive del disco lo detiene la seguente “The timekeeper” che oltretutto è anche il pezzo più corto con i suoi 4 minuti abbondanti di musica opprimente e angosciante, pilotata dal cantato sussurrato di D’Elia e dalla chitarra alienante di Festinante, che poco dopo la metà del brano sfoggia un ottimo assolo potente per ridare nuovamente spazio sul finire a dissonanze disturbanti e al contempo affascinanti. Si torna alla teatralità con “The planet of supreme satisfaction” con un tono per certi versi beffardo, dal profumo prog-jazz in cui il Sogno di Rubik oltre che essere a proprio agio sembra davvero divertirsi. “A better nightmare” è invece di tutt’altra pasta, con la musica che non si ferma neanche un secondo, coadiuvata da tastiere e chitarre onnipresenti; bel pezzo potente e trascinante. A chiudere il viaggio onirico ci pensa la lunga “The Suite of Miracles” dove troviamo tutte le sfumature e i colori messi sul piatto dalla band, un brano epico che probabilmente è quello che più rappresenta il modo di interpretare la musica de il “Il Sogno di Rubik”.

Siamo finalmente arrivati al pozzo dei miracoli ed ora di fare un po’ di conti. Quello che abbiamo tra le mani è un debutto molto interessante, “Il Sogno di Rubik” ama chiaramente tutta la musica e in particolare quelle sonorità a noi care a cui la band fa spesso riferimento. Un album che non annoia mai e che a volte spiazza proprio per la capacità degli “attori” di effettuare veri e propri voli pindarici musicali. Ma se da una parte questa ecletticità affascina, d’altra parte si ha la sensazione di ascoltare una band ancora alla ricerca di una propria identità; in Tentacles and Miracles infatti c’è un po’ di tutto: prog, jazz, hard rock, e forse davvero anche una sfumatura di punk. La prima metà del disco risulta essere più convincente, mentre la seconda soffre di stanchezza compositiva, anche se rimane comunque gradevole. Festinante e D’Elia hanno tante ottime idee e la strada sembra davvero quella giusta; cosa manca ancora per avere un prodotto finito di tutto rispetto? Non molto in effetti, ma intanto affinare la lingua anglofona (a volte si percepiscono troppe incertezze) e avere più consapevolezza di cosa e si vuole suonare. Per il resto Tentacles and Miracles è un disco sorprendente al quale dovete assolutamente concedere un attento ascolto.

 

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