Recensione: The Albums 1981-84

Di Stefano Ricetti - 7 Marzo 2026 - 7:30
The Albums 1981-84
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Il mio primo approccio con i Rose Tattoo avvenne nel 1982 quando, da invasato dei Saxon, per puro completismo acquistai a scatola chiusa Heavy Metal Thunder, una compilation su vinile a 33 giri pubblicata dalla Carrere Records, etichetta francese che, al proprio interno, oltre ai trainanti Saxon, non a caso con il loro logo ben dispiegato in copertina, ricomprendeva anche Dokken, Rage (quelli inglesi di Liverpool) Demon e Rose Tattoo.

Di questi ultimi comparivano  “One of the Boys” e “Assault & Battery“, due canzoni rispettivamente tratte dagli album Rose Tattoo (1978)/Rock’n’Roll Outlaws(1981) e Assault & Battery, del 1981.

Avendo scoperto che erano australiani, (AC/DC a parte non era così usuale all’epoca Imbattersi in gruppi hard’n’heavy provenienti da quella nazione) scattò quindi la naturale curiosità nei loro confronti che portò ad addentrarmi in quanto fatto su disco dal tatuatissimo cantante Angry Anderson e dai suoi soci attraverso l’acquisto dei loro album.

Fine dell’amarcord.

Evidentemente, il legame con i Saxon da parte dei Rose Tattoo non era solamente determinato dalla comunanza dell’etichetta negli anni Ottanta dal momento che Biff Byford ha voluto proprio lo stesso Angry  Anderson a dividere Il microfono insieme con Lemmy e Andi Deris degli Helloween su “I’ve Got to Rock (to Stay Alive)” , singolo uscito nel 2007.

Ma veniamo all’oggi: l’occasione di dare una bella ripassata ai Rose Tattoo la fornisce questa fresca uscita oggetto della recensione griffata Lemon, una sussidiaria della Cherry Red Records, intitolata The Albums 1981-84.

Quattro cd con tutto quanto realizzato dagli australiani fra la fine degli anni Settanta e il 1984, ossia Rose Tattoo/Rock’n’Roll Outlaws, Assault & Battery, Scarred for Life e Southern Stars, il più “levigato” del lotto.

Formatasi  nel 1976 in quel di Sydney, la band compie cinquant’anni in questo 2026 e il suo leader, Angry Anderson, ben 78, essendo nato il 5 agosto del 1947. Evidentemente la Cherry Red Records ha voluto omaggiare entrambi i traguardi con questo box set che di fatto propone il meglio della loro produzione, nonostante la band sia ancora attiva e abbia fatto uscire altri dischi successivamente. Sono infatti i primi anni Ottanta a rappresentare il periodo  divenuto nella loro storia come  il più significativo, non solo a livello di uscite discografiche: tour in Europa, partecipazione al Festival di Reading del 1981, copertine sulla rivista Sounds, numerosi concerti negli USA in compagnia di ZZ Top e Aerosmith.

La loro storia è tracciata dentro il libretto di sedici pagine accompagnatorio a quest’uscita, a firma Dave Ling. Oltre al testo sono presenti delle foto della band, manifesti di concerti, estratti da riviste, le due copertine di Sounds e flyer.

Autori di uno sfacciato hard rock blues sin dagli inizi i Rose Tattoo non hanno mai sbragato in tutto il corso della loro lunga carriera. Spesso giustamente accostati al suono degli AC/DC, a differenza della premiata ditta Young & Young & Co. non hanno ceduto alle sirene del successo, mantenendo fondamentalmente intatta la propria anima stradaiola più profonda, quella che ne ha fatto una band tanto a suo agio ad esibirsi in un pub di ubriaconi quanto sulle assi di un mega festival di fronte a migliaia di persone. Dentro i quattro album ricompresi nel box set convivono tutte le anime musicali degli australiani: la velocità di “Nice Boys”, (coverizzata poi dai Guns N’ Roses) e “Suicide City”,  le ballad “Butcher and Fast Eddy”, “Let it Go”, “Revenge”, gli echi degli AC/DC di “Bad Boy for Love”, “Astra Valley” e “Out of this Place”, il blues di “Stuck on You” e le concessioni, più che legittime, verso un pubblico un po’ più ampio: “Let Us Live”, “I Wish”, “Freedom’s Flame”.

Ad arricchire l’uscita qualche bonus track, alcuni pezzi dal vivo e tre 7” Version.

Stefano “Steven Rich” Ricetti

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