Recensione: The Golden Citadel of the Astral Sphere

Di Daniele D'Adamo - 16 Luglio 2026 - 7:00
The Golden Citadel of the Astral Sphere
Band: Junon
Genere: Black 
Anno: 2026
Nazione:
Scopri tutti i dettagli dell'album
76

The Golden Citadel of the Astral Sphere“. È questo il titolo dell’album di debutto del progetto Junon. Formatosi nel 2022 per mano dell’omonimo nonché misterioso Junon, Junon è un’entità il cui concetto musicale è quello di one-man band. Prima di “The Golden Citadel of the Astral Sphere“, solo un demo, “Promo MMXXV” (2025). Il che non deve assolutamente indurre a pensare che si è di fronte a qualcosa dal sapore dilettantesco, la cui esperienza in materia è poca se non nulla. No, leggendo le poche righe biografiche si scopre che Junon è il frutto di musicisti provenienti da tutta la Germania; attivi da decenni in act come Hidden In The Fog, Imha Tarikat, Temple Koludra e altri ancora.

Passando alla musica, Junon la definisce come psychedelic black metal. L’ennesimo sottogenere del black, insomma, che va ad accumularsi alla pletora di cugini il cui albero genealogico deriva dal metallo della morte nella sua versione ortodossa. Psychedelic black metal che, almeno a parere di chi scrive, s’interseca volentieri con l’avantgarde, soprattutto in brani immersi sino in fondo in atmosfere da incubo, raggiungibili solamente se la mente assume la forma tipica di quella derivante dall’uso delle sostanze psicotrope. Oppure, quest’ultima, manipolata come se fosse oggetto di una possessione demoniaca.

Ebbene, tutto quanto sopra si ritrova nella lunga suite finale, “Dolorosa“, identificabile anzitutto come un regno della dissonanza ovvero della disarmonia, come meglio si preferisce. Lo spaventoso ringhio di Junon trascina dietro di sé rumori agghiaccianti, imperscrutabili nella loro orrida manifestazione. Poi, la declinazione verso un black più naturale dalle arcaiche reminiscenze. Un territorio la cui vastità è meno complessa del resto, in cui il ritmo della batteria si assesta su trascinanti up-tempo mischiati a slow-tempo sino a sfondare la barriera dei blast-beats, connotando così i contorni di una song normale, se così si può dire.

Per quanto appena descritto, quindi, “Dolorosa” descrive bene ciò che è “The Golden Citadel of the Astral Sphere” nella sua globalità, fungendone da metro-campione. Una globalità che comprende non solo il feroce, cattivo screaming di Junon ma anche una voce femminile. Che, a sua volta, segue linee vocali in cui non esiste nemmeno un tratto infinitesimo di melodia.

Tuttavia, a riscontro di queste propaggini d’avantgarde, tuona il black metal che più si avvicina a quello peculiare dalle one-man band, per l’appunto. Drumming assestato su lunghi tratti di blast-beats, basso che romba in sottofondo come una creatura infernale, chitarra che rende onore al famigerato suono cosiddetto zanzaroso. Tornando al cantato, che, bene o male, è ciò che emerge per primo in occasione dei primi ascolti del disco, si rileva che è in lingua madre, e cioè in tedesco. Ma anche in latino, quando la voce femminile – dalla provenienza misteriosa pure essa – entra in campo per declamare i testi dell’LP con stridori tali da far accapponare la pelle (“Propheten der blauen Flamme“) o, anche, con cori dal tono che pare proveniente dai più reconditi e arcani anfratti del cervello, mai esplorati in precedenza.

C’è anche tempo di godere per un attacco frontale da headbanging circolare, vedasi “Unterm Glutmond“; canzone che successivamente, nel suo sviluppo, emana un tono inaspettatamente, a dispetto di quanto scritto in precedenza, triste e malinconico. Canzone che si dimostra la più… orecchiabile (sic!) delle quattro del platter, se non altro per il suo incedere possente, grandioso se non addirittura monumentale.

The Golden Citadel of the Astral Sphere” è un’opera che per essere compresa e quindi assimilata, richiede una totale dedizione al black metal, in tutte le sue diramazioni. Fattispecie cui ricadono i Junon, il cui lavoro si esprime in maniera del tutto coraggiosa giacché, presumibilmente, sarà preda di pochi intimi.

Daniele “dani66” D’Adamo

Ultimi album di Junon