
Ed è l'ora di "The Mother Void", il terzo e ultimo capitolo della trilogia cosmica degli Iapetus. Incentrato sulla contrapposizione fra la miseria mortale dell'Umanità e l'immensità immortale dell'Universo, sul ruolo di madre di quest'ultimo per tutto ciò che esiste.
Concetti che trovano un'incredibile rispondenza nel mood del full-length, attraversato in lungo e in largo da sonorità simili a quelle delle colonne sonore dei film di fantascienza. Un po' come i primi Tangerine Dream, epigoni di una classe di musicisti influenzati dalle loro fantastiche composizioni. Però, qui si parla di death metal. Anzi, di progressive death metal. Una definizione che, una volta tanto, ben si adatta a un'opera immensa, complessa ma allo stesso tempo assimilabile senza diventare matti.
"The Mother Void" è costruito su quattro clamorose suite, intervallate da intermezzi studiati per placare il cuore e poi ripartire. Ripartire in viaggio per chissà dove, sulle ali di una potenza spaventosa, quando il combo statunitense accelera sino a devastare la barriera dei blast beat. Segmenti dall'intensità totale, ove si sprigiona un'energia difficile da contenere nella mente nel mentre erutta dagli speaker a tutta forza.
Matthew Cerami e Jordan Navarro sono i soli componenti degli Iapetus, e sembra davvero impossibile che, in due, abbiano potuto erigere una struttura musicale così imponente. Benché siano degli indiscussi talenti, hanno avuto il buonsenso di contornarsi di alcuni musicisti addizionali. Vedasi Fabienne Erni (Eluveitie, Illumishade), Ethan Navarro e Frank Harper (Caelestra) alla voce; Benjamin Baret (Ne Obliviscaris) alla chitarra, oltre a Brody Taylor Smith alla batteria e Mark Lazeski ai sintetizzatori ed effetti speciali.
Così facendo, il disco si ammanta di una varietà notevole, passando per esempio da sfuriate trascinate da un growling cattivo, aggressivo e roco, ad atmosfere più rarefatte, pervase da meravigliose nonché dolci voci femminili. Oppure, da linee vocali sovrapposte, dal gusto dolceamaro in ordine ai due stili suddetti.
Stile. Ecco. Un'altra nota di merito. I Nostri, grazie alle tematiche illustrate all'inizio, riescono a dar vita a un sound molto variegato; e così non poteva essere, dato l'Infinito che contiene ogni cosa. Sound che si direbbe caleidoscopico nella sua anima, votata a seguire, sì, le tracce di un melodic death metal che, per via delle numerose digressioni nel progressive, è corretto definire infine progressive death metal. Si ripete questa classificazione poiché è importante per affrontare nel modo corretto il platter. Un platter che, ascolto dopo ascolto, entra nell'anima per andare a cercare la madre, o meglio le tracce del suo DNA, di ciascun essere umano. Che, una volta adulto, affronterà i primi viaggi nello Spazio.
La melodia, inoltre, gioca un ruolo importante per aiutare a imparare le lunghe canzoni fra le quali spicca, a parere di chi scrive, "TON". Brano che possiede un incipit violentissimo, dalla grande melodiosità nonostante la velocità sia quella della luce e spicchi anche un ferale growl. L'erogazione di note ed accordi è tale da riempire l'etere al massimo della sua capienza, avvolgendo pertanto ogni molecola e ogni atomo del corpo umano. Poi, come si può immaginare, tutto si calma per un incedere lento e profondo. Impossibile, poi, per fare un altro esempio, resistere alla forza del riff portante di "Red Giant", capace ipoteticamente di scoperchiare un carro armato.
Insomma "The Mother Void" è di certo un album sterminato ma non deve spaventare. Gli Iapetus, in virtù del loro songwriting di altissimo livello, tengono assieme tutto quanto è contenuto nell'LP senza perdere mai la bussola. La loro proposta artistica è questa e loro la rendono accessibile non solo ai fan del metal estremo ma a tutti gli amanti della cosiddetta buona musica.
Consigliatissimo.
Daniele "dani66" D'Adamo