Recensione: The Prophecies

Di Simone Scavo - 29 Luglio 2004 - 0:00
The Prophecies
Band: Kenziner
Etichetta:
Genere:
Anno:1999
Nazione:
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88

Dopo solo un anno dallo stupefacente debut album “Timescape”, viene pubblicato “The Prophecies“.
Leader e compositore di tutta la parte musicale è Jarno Keskinen, un giovane virtuoso chitarrista finlandese che all’epoca aveva 25 anni, amante della musica classica, estimatore di Bach, Vivaldi e Paganini. Ancora una volta Jarno si conferma non solo un bravissimo ed esperto chitarrista, ma anche un abile compositore, mettendo la tecnica al servizio delle canzoni. Confermato il vocalist, Stephen Fredrik (che successivamente si unirà ai Firewind), dotato di una voce calda e potente, Jarno ha ceduto il ruolo di tastierista ad un giovane finlandese molto promettente di soli 19 anni, Mikko Harkin, colui che sarà in seguito il tastierista dei Sonata Arctica nell’album “Silence”. Per la sezione ritmica, Jarno continua ad occuparsi anche del basso mentre alla batteria per sostituire il precedente Dennis Lesh (Trouble, Chastain, Stygian) viene reclutato Brian Harris (My Own Victim e Zanister).
Appena inserito nel lettore questo prezioso cd ci si rende subito conto del gran lavoro che si nasconde dietro The Prophecies: una produzione potente e pulita con sezione ritmica ben in evidenza, ancora una volta ad opera dell’esperto e leggendario (ed in questo caso talent scout) David T. Chastain. Niente orchestre, niente cori epici: power metal neoclassico è la definizione che più si addice a questo immenso lavoro che consta di ben 10 tracce di assoluto splendore.
A differenza di “Timescape”, che colpì per freschezza compositiva e per la facilità di unire metal e musica classica, “The Prophecies” si rivela più heavy e compatto e composto da più canzoni veloci fondendo la potenza del power di scuola teutonica con la raffinata musica classica .
L’artista che più si può avvicinare a quanto proposto dai Kenziner è sua maestà Malmsteen per il gusto neoclassico ma a differenza dell’asso svedese il nuovo guitar hero finlandese non cerca assiduamente la velocità a favore di una ben chiara linea melodica delle canzoni.
In campo power invece ci sono gli Stratovarius di “The Fourth Dimension” ed “Episode”, ma i Kenziner hanno un’impostazione molto più potente e compatta senza cori trionfali di scuola Helloween.

Un pianoforte ci introduce alla veloce Live Forever una mazzata che vi lascerà col fiato sospeso, impreziosita dalle neoclassiche tastiere. The Razor’s Edge si muove sulle stesse coordinate risultando una compatta power song spezzata solo da un break tanto caro a Malmsteen.
Maiuscola anche la prestazione del vocalist che dona rocciosità a tutte le tracce distaccandosi da tutte le contemporanee (ed anche successive) produzioni del settore che sempre più prediligono cantanti dalla voce acuta abile ad esprimersi su tonalità esclusivamente alte.
Through the Fire è il mio pezzo preferito: un mid tempo con improvvise accelerazioni ed il cui assolo è qualcosa di coinvolgente ed emozionante. E’ fantastica la capacità di Jarno di trasformare la musica classica in power metal. Inutile segnalare il gran lavoro di chitarra che si nasconde dietro ogni canzone; va menzionato invece il lavoro delle tastiere sempre precise e non solo veloci ma anche abili a creare suggestive atmosfere.
Dopo tre gemme sostenute i Kenziner tirano il freno in Trial of Tears; lenta sì, ma si tratta sempre di una power song grazie al roccioso lavoro di batteria e di chitarra, che per l’occasione diviene alquanto orientaleggiante mentre le tastiere aiutano ad immergerci in un alone di mistero.
Rieccoli accelerare con Race with Time e qui i Kenziner, come dice il titolo della canzone, sembrano gareggiare con il tempo facendo “correre” i loro strumenti, mentre il vocalist graffia con la sua espressiva voce. Tastiera e chitarra si inseguono senza mai trovare un punto di arrivo. Grandi.
Basterebbero solo queste canzoni per far impallidire gran parte delle produzioni contemporanee, ma i Kenziner hanno ancora tante frecce al loro arco.
Un giro di basso ci introduce ad Eternity: power/speed metal neoclassico allo stato puro.
Dimensions è una dimensione a parte, interamente strumentale, musica classica fatta metal caratterizzata da improvvise accelerazioni.
Like a Paradise ci mostra la parte più dolce e sensibile della band dove la voce di Fredrik si fa più triste e malinconica, mentre la chitarra sembra coccolarci in acustici momenti. Splendido il chorus ricco di pathos. La canzone per quanto bella, risulta forse eccessivamente lunga.
Dopo tanta dolcezza con Lost in Fantasy si ritorna al metal questa volta meno power e più hard rock il tutto ovviamente rivisto in chiave neoclassica.
Per concludere eccoci all’imponente title track lunga ben 10 minuti, dall’inizio lento e malinconico per poi lanciarsi in una cavalcata metallica progressiva che si sviluppa tra molteplici cambi di tempo, molto vicina alle canzoni di Timescape.

In definitiva The Prophecies si segnala come un classico per gli amanti di queste sonorità. Grandi canzoni, grandi arrangiamenti, grande produzione e grandi musicisti. E’ davvero impressionante la minuziosità e naturalezza con la quale Jarno ha costruito le canzoni, così varie e ricche di arrangiamenti.
Consigliato non solo agli amanti del genere proposto, ma a tutti coloro che suonano uno strumento e dove potranno trovare non solo un grande album, ma anche fonte di ispirazione.

Line up:
Voce : Stephen Fredrik
Chitarra e Basso : Jarno Keskinen
Tastiere : Mikko Harkin
Batteria : Brian Harris

Track List
:
01 – Live Forever 5:56
02 – The Razor’s Edge 4:37
03 – Through The Fire 6:07
04 – Trail Of Tears 5:35
05 – Race With Time 5:34
06 – Eternity 6:16
07 – Dimensions 4:42
08 – Like A Paradise 6:57
09 – Lost In Fantasy 5:02
10 – The Prophecies 10:07

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