Recensione: The Redshift

Di Angelo D'Acunto - 7 Gennaio 2009 - 0:00
The Redshift
Etichetta:
Genere:
Anno: 2008
Nazione:
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65

Dopo tredici anni di attività, nei quali hanno collezionato una lunga serie
di demo prima di arrivare all’esordio su lunga distanza avvenuto nel 2003 con
Spirits And August Light
, tornano a farsi sentire gli Omnium
Gatherum
, formazione finlandese dedita ad un death metal melodico di matrice
scandinava (ovviamente) e condito da forti tinte dal netto sapore gothic/dark.

Ecco quindi arrivare The Redshift, il quarto sigillo messo a
segno dal combo scandinavo. Fra i punti a favore che si riscontrano ci sono
sopratutto una produzione moderna e ben curata, l’ottima tecnica esecutiva e una
buona dose di idee che tendono a distaccarsi dai classici standard che ormai
contraddistinguono tutte le band melodeath attive al momento. Ma è veramente
così? In parte si può dire di sì, anche se, nonostante le idee applicate godano
di una buona dose di originalità, la band, spesso e volentieri, sembra non voler
sfruttare in pieno il potenziale che ha a disposizione.
Undici sono le tracce presenti all’interno del lavoro. Brani sempre ben
bilanciati fra potenza e melodia, sebbene quest’ultima sia sempre più presente
rispetto alla prima, sopratutto nei momenti in cui il combo Karhula decide di
lasciarsi andare ad aperture più sognanti, raffinate e decisamente
gothic-oriented. Pezzi aggressivi e che si muovono su velocità più sostenute
come l’iniziale Nail o come la dirompente Chameleon Skin,
lasciano spazio di tanto in tanto a momenti più ragionati dove a farla da
padrona c’è sopratutto l’atmosfera; come nel caso della struggente
Greeneyes
, caratterizzata da melodie sognanti e nostalgiche. A muoversi
sulla stessa lunghezza d’onda delle prime tracce ci sono The Second Flame
e The Redshifter (giusto per citarne due), le quali risultano
essere ugualmente godibili, sopratutto nelle aperture più melodiche sui refrain,
ma che dimostrano quella che è la poca voglia di osare degli Omnium Gatherum,
aggiungendo ben poco ad una tracklist che comunque rimane fissa su standard
qualitativi decisamente buoni.

The Redshift sicuramente si distacca in qualche
modo da quelli che sono gli standard del genere, grazie sopratutto ad un
songwriting decisamente originale e ad un’ottima prestazione a livello
esecutivo. Resta però il fatto che la band, sebbene il potenziale tecnico in
dotazione si attesti su livelli molto al di sopra della media, tende a limitarsi
spesso e volentieri in un semplice svolgimento del proprio compito. Davvero un
peccato, perché, in fondo, le possibilità di andare oltre ci sono, ma in alcuni
casi risultano essere malamente sprecate.

Angelo ‘KK’ D’Acunto

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Tracklist:

01 Nail
02 A Shadowkey
03 Chameleon Skin
04 No Breaking Point
05 The Return
06 Shapes And Shades
07 The Redshifter
08 Greeneyes
09 The Second Flame
10 Song For December
11 Distant Light Highway

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