Recensione: The Son of Odin

Di LeatherKnight - 18 Marzo 2004 - 0:00
The Son of Odin
Band: Elixir
Etichetta:
Genere:
Anno:1986
Nazione:
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80

Formatisi proprio quando del fenomeno NWOBHM era agli sgoccioli, dopo aver provato diverse formazioni e nomi, con una buona esperienza live alle spalle ed un singolo 7” (recensito da R.J.Dio a pieni voti su Kerrang!), gli Elixir pubblicarono finalmente il loro debutto nel giugno dell’86; dopo appena cinque mesi dalla conclusione delle registrazioni.

Si presente dunque davanti a noi questo magnifico lp: uno spettacolare crogiuòlo di heavy metal tradizione intriso di atmosfere e toni puramente epici. La peculiarità di questo disco, anche se detto così vi sembrerà ovvio, è proprio il fatto che esso fu ideato/composto/suonato e registrato da inglesi; il suono e le idee che ne vengono fuori sono un qualcosa di inimitabilmente sopraffino e genuinamente personale.
Il sound degli Elixir, si fonda sull’alchimia di un guitarwork tagliente ed incrociato ad opera della coppia d’ascia Danton/Gordon, unita alla forza trascinante sprigionata dall’emozionante voce di Paul Taylor e sapientamente diretta a dovere dal romboante duo Kevin e Nigel Dobbs.

Non c’è punto del’album in cui si avverte stanchezza o ripetitività. È un continuo passaggio di sonorità e atmosfere liriche che vanno dall’heavy più spedito (“Treachery”) all’epic più cadenzato ed evocativo (“Son of Odin” ); dalla mitologia greca (“Pandor’s Box”) alle fumose leggende piratesche (“Dead Man’s Gold”) fino ad arrivare alle meditazioni esistenziali su per lo spazio con “Starflight”.

Un album insomma vario dal punto di vista lirico, ibrido per quanto riguarda la scelta stilistica, ottimo e di gran classe sul piano della forma. Non stupisce dunque come, per il suo valore intrinseco e l’esiguo numero di copie stampate all’epoca, questo disco divenne con gli anni una vera e propria gemma da collezione (pagata anche metà di un normale stipendio mensile). Nel 2002 l’ellenica Cult Metal Classics venne incontro ai cultori del genere, ristampando “The Son of Odin” in sole 1000 copie numerate a mano, aggiungendo ben tre bonus tracks.

Leopoldo “LeatherKnight” Puzielli

1) The Star of Beshaan
2) Pandora’s Box
3) Hold High the Flame
4) Children of Tomorrow
5) Trial By Fire
6) Starflight
7) Dead Man’s Gold
8) Treachery
9) Son of Odin
10) Chariot of the Gods *
11) Winds of Time *
12) Treachery (live)*

* bonus tracks della ristampa a cura della Cult Metal Classics records.

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