Recensione: The Sun And The Cold

Di Haron Dini - 5 Marzo 2020 - 7:00
The Sun And The Cold
Band: Oceans
Etichetta:
Genere: Progressive 
Anno:2020
Nazione:
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70

L’abisso, l’oscurità è il gelo alzano bandiera nera, ma anche Nuclear Blast questa volta non ha scherzato. Entrati a far parte quest’anno nel roaster NB, fondamentale etichetta del panorama metal mondiale, ecco a voi gli Oceans, direttamente da Berlino, pronti a proporre un death metal moderno con influenze post metal e (azzarderei a dire) anche qualche sfumatura black metal di scuola nordica.

Andiamo a vedere nel dettaglio il nuovo disco The Sun And The Cold, loro primo full-length che arriva dopo due EP usciti nel 2019.

L’album è ricchissimo di elementi e l’ascoltatore sicuramente rimarrà appagato per questo lavoro in studio. A dire la sua è subito l’opener-title track, con riff graffianti di scuola scandinava (Opeth o Wintersun per intenderci) ma anche con il giusto spazio a momenti più eterei e di riflessione. Se questo non bastasse, a rincarare la dose ci pensano le sfuriate death metal dei brani consecutivi “We Are The Storm” e “Dark”, che i più esperti adoreranno per la presenza tonalità maligne à la Dark Tranquillity, Arch Enemy o Hate Eternal.

Se invece volete un sound post metal (che ricordi ad esempio i Russian Circles) fate vostra “Paralyzed”, mentre il metalcore di “Take The Crown” trova il giusto spazio per accattivarsi anche un pubblico più giovane, un’idea molto azzeccata. Le seguenti “Shadows” e “Legion Arise” percorrono uno scenario anch’esso molto interessante, con sonorità sempre gelide che ricordano tutta la discografia degli In Flames.

Il sound iniziale della successiva “Polaris” ricorda molto da vicino “Old Heart Falls” dei Katatonia, citazionismo eccessivo che va a discapito degli Oceans (ma non voglio essere troppo critico riguardo a questo particolare). Il pezzo, comunque, è una semi-ballad che serve per smorzare la cattiveria dell’album e regalare un po’ di freschezza all’ascolto complessivo. “Truth Served Force Fed” credo sia il brano più evocativo del disco e ci troviamo tutti gli elementi importanti che la band sa miscelare: voce potentissima, chitarre possenti e batteria ultra-tecnica, cosa volete di più? “Waterer Rising” suona molto strana, non ci crederete, ma sentendo questo brano vengono in mente i Muse o i White Stripes, triste ma vero. La conclusiva “Hope” regala una chiusura degna di nota: il black metal nordeuropeo, fuso con sonorità death moderne, crea la giusta esplosione sonora in crescendo.

 

Nel complesso, il disco degli Oceans è uno dei rari casi per cui una band non fa un mero copia-incolla dei propri mentori ideali, ma si sente davvero l’importanza e l’influenza di molte band importanti. Il combo teutonico è riuscito a trovare i giusti compromessi per accostare generi che sono diversi tra loro e i brani sono stati costruiti senza una forzatura o note di troppo, a parte qualche caduta di stile qua e là. The Sun And The Cold appagherà sia i nostalgici sia il pubblico dark più giovane, regalatevi questo album.

 

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