Recensione: The Third Nail

A quattro anni di distanza dal secondo full-length, omonimo, i Malauriu tornano sul mercato internazionale con il terzogenito, “The Third Nail“. Tre LP intervallati da una pletora di singoli, EP, demo, live album, compilation e split a testimoniare, comunque, che il combo italiano capitanato da Schizoid si è sempre mantenuto nella giusta forma tecnico/artistica per giungere al meglio nella produzione del nuovo lavoro.
E così è. “The Third Nail“, sebbene sia una creatura abitante i più profondi anfratti dell’underground, si presenta ai fan con un approccio del tutto professionale. Sia per quanto riguarda l’impeccabile esecuzione dei vari brani, sia per la loro messa a giorno mediante un sound pulito, lineare ed equilibrato nelle sue componenti, consentendo pertanto all’ascoltatore di cogliere ogni sfumatura del sound stesso.
Lo stile. Benché il combo originario di Sciacca (AG) sia sempre stato accomunato al black metal, esso in realtà suona heavy metal à la Venom, con uno sguardo attento in corrispondenza di loro primi, seminali album “Welcome to Hell” (1981) e “Black Metal” (1982). Ciò non significa che ci sia, da parte di Nostri, una mera scopiazzatura. Anzi, “The Third Nail“, di quel periodo ormai così lontano, si comporta un po’ come un’entità restia ad abbandonare uno stile davvero interessante. E, parere dello scrivente, con quest’impostazione non si dimenticano le proprie radici, le proprie tradizioni, i propri riti arcaici. Che, per essere rese note a chi legge, vengo semplificate sì essere alla portata di tutti.
Detto questo, la musica. I brani sono nove, di cui uno è l’intro “Rising from the Cemetery“, cui si somma “Abuse Myself, I Wanna Die“, cover del controverso nonché provocatore cantante punk statunitense GG Allin. Il flusso musicale proveniente dall’heavy metal è costante e accompagna con un forte flavour le canzoni del CD. Tant’è che il combo siciliano si addentra spesso e volentieri nelle aree infuocate grazie alla spinta di devastanti segmenti in cui dominano imperterriti i blast beats come in “Empowerment Rites“. Un modo da affrontare i pattern di batteria che, nel momenti più confusi, diventa simile a quello di Abaddon, drummer storico presente nei citati primi due album in carriera dei Venom.
Tornando al discorso di poc’anzi, Schizoid manovra con un grande dinamismo la propria ascia da guerra, realizzando riff da puro headbanging grazie a uno stile che fa suoi i concetti come quadratura del riffing e dinamismo del medesimo (“Death Celebration“). Riffing arricchito da funesti ceselli della solista che ha il compito, riuscito, di inclinare detto stile verso l’entrata dell’Inferno. Con chicche come queste è allora facile sprofondare, precipitare sino al Profondo per poi attendere il proprio destino.
Anche le altre tracce di “The Third Nail“si mostrano all’altezza della situazione, pregne come sono di un umore cupo, triste ma soprattutto cattivo. RM, difatti sciorina le proprie linee vocals con un tono roco, stentoreo, arcigno; le quali potrebbero aprire un portale al di là del quale il Male Antico (“Satanic Witch“, “Monotheistic Filth“) può fagocitare ogni dettaglio prodotto dall’intelletto umano. Ad ogni modo, malgrado queste interruzioni per verificare la continuità tecnico/artistico delle song, essa si mantiene ben salda ai dettami stilistici dei Malauriu. Un insieme compatto, che rema nella tesa direzione, usufruendo, anche, di lisergici mid-tempo come in “Purple Ceremony“.
Insomma, grazie a “The Third Nail“, i Malauriu rispolverano il proprio stile più vero e maggiormente idoneo per accordasi a colui che ha la responsabilità del songwriting. Fatta salva, nel modo più assoluto, la costante evocazione del Male Antico, che giace dormiente lontano eoni dal Mondo e che non aspetta altro di essere svegliato per espandere il proprio dominio anche qui, sulla Terra.
Non si potrà conoscere a breve se questa invocazione produrrà i suoi effetti ma un fatto è certo: i Maulariu si preparano incutendo paura e nello stesso tempo annientado il meccanismo di difesa degli esseri umani: la gioia.
Daniele “dani66” D’Adamo

