Recensione: ThunderAge

Di Roberto Forghieri - 29 Marzo 2014 - 15:31
ThunderAge
Band: Thunderage
Etichetta:
Genere: Hard Rock 
Anno: 2014
Nazione:
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75

I ThunderAge sono un gruppo milanese attivo dal 2008. Nati come cover band, raggiungono la stabilità della line-up nell’autunno dell’anno successivo.
A questo punto la compagine meneghina si dedica alla stesura di brani inediti con cui variare il repertorio già ampio, e soprattutto a cementare l’intesa tra i musicisti mediante un’intensa attività live che vanta performance al fianco di Adam Bomb, Strana Officina, Vicious Rumours, Pino Scotto e Jeff Scott Soto tra gli altri.
L’ultimo tassello che ci porta all’attuale formazione è l’avvicendamento di Gian Antonio Elia (uno dei fondatori) con Alessandro Cirino nel 2012. In questo periodo risale la genesi del debut album omonimo dei ThunderAge, che vede la luce nel marzo del 2014.

La prima traccia del cd è “Cannon”: si tratta di un breve brano strumentale con un’atmosfera industrial che sfocia in un classico heavy metal in cui la chitarra solista è l’interprete principe nonché il trait d’union con la successiva song.
Infatti, “No More Than Me” si apre con la lead guitar di Daniele Colombo che si inerpica su un riff roccioso eruttato dal fondatore del gruppo, nonché chitarra ritmica, Stefano Galbiati.
La voce di Paolo Muzzi ci accompagna, con timbriche tipiche anni 80, all’ascolto di un pezzo aggressivo, alla Priest, ma nel contempo molto vario. La prima caratteristica dei ThunderAge  è, infatti, una vena compositiva assolutamente mai banale: lo si denota subito con il break centrale che è preludio ad un notevole assolo di Daniele, a cui fa da contraltare un drumming possente da parte di Alessandro Cirino coadiuvato dal partner in crime Luca Iraci Sareri al basso.

“Too Many Of Us” è una piacevole conferma di quanto appena detto, pardon, scritto: si parte con il connubio ritmica-solista (alla Schenker-Jabs) che lancia Muzzi in un brano in bilico tra class e melodic metal anni 80. Si fanno apprezzare ancora  i cambi di tempo, la chitarra stoppata e gli assolo di Colombo, fulcro del brano.
Il quarto pezzo all’ascolto è “Thunderage” che mutua il nome dal monicker della band e nel contempo intitola il lavoro. E’ un brano caratterizzato da un ficcante uso dei cori  che grazie ad un altro riff azzeccato mantiene alto il livello qualitativo del debutto del gruppo all’ombra della “Madunina”, sempre affiliato ad un metal di classe.

“Shining Darkness” è invece il capolavoro del disco. Brano più morbido fin qui ascoltato, è diviso in due parti: un duetto voce e chitarra assolutamente da brividi che poi s’irrobustisce quando arricchito dal resto della band, unita nel portare a conclusione la traccia su binari up-tempo, con ampie aperture melodiche da parte di Muzzi e la classica ciliegina sulla torta apportata, come sempre, da Daniele Colombo.
Voliamo verso oltreoceano per scomodare band come Helix e Leatherwolf in “A Day To Remember” per quello che è senz’altro il momento più scanzonato (ma sempre “cromato”) di tutto il lavoro.
Con “Sliding Doors” viene infusa nuova energia a questo dischetto ottico: ancora una song guitar oriented in cui la doppia cassa propone accelerazioni che unitamente ad un basso “Harrisiano” (ma si dice ???) rendono appieno l’idea della cavalcata a briglie sciolte. A nostro giudizio la più maideniana delle canzoni proposte su questo debutto.

“The Strange Case” sfoggia l’uso dell’acustica nell’arpeggio che apre il pezzo: un inizio che un po’ricorda “No Sanctuary” dei Queensryche dei tempi d’oro. L’aggressione è però dietro l’angolo, con un crescendo che ha nei continui cambi di tempo la caratteristica principale. Sorprendente il break sincopato che “da il là” ad un finale rock’n’roll, prima dell’ultimo colpo di coda dell’eccellente Colombo…applausi!

In conclusione, che dire: i ThunderAge sono una piacevolissima sorpresa e nel contempo una conferma che la nostra Terra produce ottime metal band.
Il prodotto non è scevro da piccoli difetti propri dei debutti, ma, posata la lente di ingrandimento, ci troviamo comunque al cospetto di un ottimo album e di una band meritevole del supporto di fan e di addetti ai lavori.

Thumbs up!

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