Recensione: Unseen

Di Alberto Fittarelli - 1 Aprile 2011 - 0:00
Unseen
Etichetta:
Genere:
Anno:2011
Nazione:
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65

Il death/thrash svedese, questo sconosciuto. O forse no? Di sicuro i fratelli Björler non sarebbero d’accordo, specie dopo una fruttuosa reunion con gli At The Gates, valsa diversi concerti sold out e un live più annesso DVD. Ma si sa che la loro anima ormai da tempo si rivolge alla versione hardcoreggiante del genere per trovare soddisfazione, e così si torna punto e a capo: ai The Haunted, ormai la vera incarnazione della loro musica.  

L’ultimo Versus, ormai vecchio di tre anni, aveva sostanzialmente confermato una linea più “orecchiabile” nel sound della band, nata con l’ottimo The Dead Eye del 2006, e questo comeback porta persino oltre questo stile, purtroppo non sempre in modo solido e convincente. L’album infatti oscilla tra vere e proprie mazzate di energia, come la prima Never Better, urlata da Peter Dolving nel suo miglior stile punk fino all’inevitabile (ma riuscito) ritornello melodico; o Unseen, che si contorce intorno a un basso minimale pulsante per raggiungere – di nuovo – il climax intorno alla perfetta linea melodica del chorus.  

Sfortunatamente, nel mezzo ci sono pezzi riusciti solo a meta’, o sbagliati quasi del tutto. Nella prima categoria ricadono brani come Catch 22 (modo di dire inglese ormai abusato dai gruppi metal), The Skull o The City, che possiamo tranquillamente bollare come anonimi e fin troppo ruffiani: una struttura ormai ridotta all’osso, un ritornello che stenta ad affermarsi, poco altro. Tra i pezzi da evitare, qualcosa fuori tiro del tutto: per esempio No Ghost, dall’andamento bluesy quasi imbarazzante, specie dopo un’opener incendiaria. Mantengono alte le quotazioni del gruppo il carisma di Dolving – ma sarebbe meglio evitare di abusarne a mezzo stampa Peter, l’abbiamo capito che hai una storia familiare difficile – e pezzi azzeccati come i primi citati, o ancora la buona Disappear.  

E sparire si spera non sia il destino di un gruppo che ormai sembra più attento alla propria vena rock che allo spessore dei propri album. Sconcerta la quasi totale mancanza di riffing: davvero abbiamo bisogno di un ritornellino accattivante e basta per fare una buona canzone? Con un curriculum come il loro potrebbero dominare una scena impoveritasi esponenzialmente invece di allinearsi ad essa: speriamo lo capiscano col prossimo album e riprendano a costruire di più, e con più attenzione.  

Alberto Fittarelli    

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Tracklist:  

1. Never Better 03:34
2. No Ghost 03:34
3. Catch 22 03:44
4. Disappear 03:50
5. Motionless 04:25
6. Unseen 03:02
7. The Skull 04:04
8. Ocean Park 00:49
9. The City 03:08
10. Them 04:06
11. All Ends Well 04:16
12. Done 03:49

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