Recensione: Violence

Di Beppe Diana - 27 Ottobre 2002 - 0:00
Violence
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Anno: 2002
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95

“Cos’è la mia vita se non ha senso, cos’è la musica senza la mia presenza”. No, non sono diventato tutto d’un tratto un poeta, ma è con l’ausilio di queste parole iniziali tratte dalla pragmatica “Red Hot glove” dall’album omonimo dei Dark Quarterer, che possiamo in qualche modo sintetizzare la longeva carriera della storica band toscana, che ha saputo sfornare un trittico di album pregni di quelle atmosfere ammantate di ambientazioni evocative molto suadenti nonché coinvolgenti, che hanno contribuito a costruire attorno alla band quello status di culto che tutti oramai gli riconoscono.

Così, a distanza di circa otto anni dall’ultimo capolavoro “War Tears”, il trio capitanato dal baffuto singer Gianni Nepi ritorna prepotentemente sul mercato discografico, con un’altra gemma sonora che risponde al nome di “Violence”, un album atteso per molto, troppo tempo ma che alla fine ha visto la luce grazie al duro lavoro della piccola Andromeda Relics, label legata a doppio filo alla compianta fanzine Andromeda (Rip).

Un platter immenso com’era presumibile aspettarci da una band che, rispetto al recente passato risulta essere molto più competitiva sotto ogni punto di vista, coadiuvata per l’occasione dall’apporto, quasi fondamentale, del valido producer di fama internazionale che risponde al nome di Tony Soddu ( già al lavoro con Led Zeppelin, Iron Maiden e Deep Purple) che naturalmente rappresenta quel quid in più che la band andava da tempo cercando; mentre un altro perno su cui ruota la riuscita di questa nuova fatica discografica è di sicuro l’innesto in pianta stabile del giovane talento Francesco Sozzi alla sei corde , che prende il posto del defezionario Sandro Tersetti.

Ed in qualche modo è questo avvicendamento a portare un’ondata di freschezza al sound della band, la quale, rendendosi sempre fautrice di una particolare miscela sonora dai forti connotati epico/progressivi, che ha saputo ammaliare intere generazioni di metal afecionados, riesce ad essere allo stesso modo al passo con i tempi risultando davvero avvincente ed in grado di far impallidire i vari metal cloni che si sono succeduti negli ultimi anni.

Un disco ispiratissimo in grado di riportare la band ai vecchi splendori dei primi due lavori forte di una manciata di tracks ottimamente eseguite, in cui lisergici riffs di derivazione sabbath-iana si mescolano sapientemente ad aperture armoniche ad effetto così come si evince già dall’iniziale “Black Hole”, pachidermica song dall’incedere tetro ed arcano che spiana la strada al primo capolavoro assoluto a titolo “Last breath”, ideale vademecum del metal d’altri tempi con i suoi quasi dieci minuti di esaltanti escursioni in territori epic/dark contraddistinti dall’appiglio drammatico/espressivo di un Nepi davvero in grado di sbalordire.

Scusate l’entusiasmo, ma questa è scuola signori, ed è col col cuore pieno di gioia che posso gridare che i signori del metallo sono di nuovo fra noi. Si, i signori indiscussi più di Manowar e compagnia bella, che se vogliamo rappresentano il lato più commerciale, inteso come accessibilità di sound, dell’epic metal vero e proprio. Una band i Dark Quarterer, che da quel lato non è mai scesa a compromessi, e forse per questo non ha fatto breccia nei cuori della “massa” del popolo metal metal che l’ha sempre considerata alla stregua di una cult band.

Ma è bene ricordare una volta per tutti che i Dark Quarterer sono stati fra quei pochi acts che hanno saputo dimostrare tanta sagacia nel raccontare gesta eroiche e leggendarie di grande fascino, e soprattutto di saperle trasportare in musica, cosa riuscita davvero a pochi. Così come sono riusciti in questa opera a trattare lo scottante tema della violenza perpetrata nei suoi aspetti più vari e sconcertanti, riuscendo in qualche modo a risultare molto coinvolgenti come nel caso della conturbante, sotto tutti i punti di vista, “Rape”, dodici minuti di estasi sonora ripartita fra repentini campi di tempo di Theater-iana memoria, aperture space oriented alla Hawkwind, reminiscenze Purlpe-inane e stilettate thrash, roba da infarto assicurato!!!!!!

Dolci armonie di un flauto alla Jethro Tull ci accompagnano nel viaggio finale di “Last song” epitaffio finale per una lavoro destinato a fare, nel bene o nel male, la storia di un genere musicale, da qualche anno oramai in netta ripresa. Concludendo, vi invito col cuore in mano a tempestare di richieste la casella postale ed elettronica del buon vecchio maestro Della Cioppa, il prezzo è molto vantaggioso e piuttosto accessibile a tutte le tasche, ricordandovi solo che la confezione è in splendido digipack e che, all’interno del cd, troverete un breve quanto intenso escursus su quello che è stato il passato discografic e non solo della band in questione. Un disco che vale la pena di entrare di diritto nella vostra collezione di cd perché capolavoro assoluto!!!!!

Per ricevere Violence spedite 15 euro in busta chiusa a:
Andromeda Relics
C.P. 92
37036 S. Martino B.A. (Verona)

Beppe “HM” Diana

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