Recensione: Violent Horror Stories
I Leatherhead arrivano da Larissa in Grecia dove si sono formati nel 2022 e, dopo l’ottimo debut album omonimo uscito nell’ottobre 2024, pubblicano in questi giorni il loro secondo full-length intitolato “Violent Horror Stories”, edito ancora una volta dall’ateniese No Remorse Records. Il disco ha nuovamente protagonista il capo pellerossa zombie (presente anche sulla copertina del debut album), con un artwork che richiama al titolo con giochi di parole (vista la presenza delle mitiche videocassette VHS) realizzato dall’artista Mario Lopez. Il lavoro ha una durata totale alquanto breve (poco più di 37 minuti) divisa su sole 8 canzoni, segno che il songwriting è sempre conciso, efficace e bada dritto al sodo, senza perdersi in inutili ammennicoli. Caratteristica, del resto, comune a tutto lo speed metal, genere musicale a cui il gruppo greco è devoto in maniera evidente; chiunque, infatti, non potrà non trovare similitudini con il sound dei mitici Agent Steel, anche per lo stile canoro acuto ed isterico del vocalist Tolis Mekras, evidentemente cresciuto a pane e John Cyriis (10 minuti di vergogna per chi non conosce questo mostro sacro dello speed metal mondiale!). Si tratta del primo disco con il nuovo chitarrista Dimitris Komninos, entrato lo scorso anno nella formazione al posto di Zachos Karabasis. L’album si apre con la title-track (anche se nella forma abbreviata delle sole iniziali “V.H.S.” per il gioco di parole suddetto), canzone manifesto dello speed metal, in cui le due chitarre di Komninos e di Thanos Metalios sono affilate come rasoi nel riffing e si lanciano in assoli al fulmicotone, il basso di George Bradley (non fatevi ingannare, è greco anche lui ed all’anagrafe risponde al nome di George Chatzigeorgiou) che è sempre ottimo protagonista e la batteria dell’eccellente Michalis Zounarakis che impone ritmi forsennati, come lo speed metal impone.
Tutte le canzoni hanno durate concise, fatta eccezione per la lunga “Children Of The Beast” che inizia quasi come una ballad, per poi scatenarsi nella seconda parte come l’ennesima speed metal song infuocata. Ho particolarmente apprezzato la tellurica “Incubus”, aperta da un breve assolo del batterista e da un bell’urlo di Tolis Mekras, canzone scelta per la realizzazione di un video, nonché in grado di infondere energia a profusione e di fronte alla quale ho trovato davvero difficile rimanere fermo e non mettermi a saltare qua e là per la camera, facendomi coinvolgere dalle note sparate a folle velocità.
I Leatherhead sono un gruppo indicato per chi non ama tutte le modernità e la musica metal realizzata negli ultimi 30/35 anni, ma è un nostalgico del buon vecchio heavy metal degli anni ‘80/primissimi ’90; al gruppo greco, infatti, non interessa minimamente suonare attuale (anche se la produzione è decisamente al passo coi tempi e per nulla old-style), essere innovativi oppure originali, loro suonano la musica che amano e verso la quale hanno un’evidente passione e tanto basta! Per chi apprezza questo genere di sonorità (ed il sottoscritto è proprio tra questi) e detesta certi “modernismi”, questo “Violent Horror Stories” è un disco imprescindibile, un album in grado di dare piacere dall’inizio alla fine, infondendo un’energia che solo in pochi riescono a dare. Non fatevelo sfuggire ed a quel paese tutto il resto! Ora, scusate, ma il mio tasto “play” chiede di essere pigiato ancora ed ancora….
