Recensione: Vital Signs

Di Luca Corsi - 6 Aprile 2008 - 0:00
Vital Signs
Band: Survivor
Etichetta:
Genere:
Anno: 1984
Nazione:
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100

I miracoli accadono veramente.
Lo penso, e me ne convinco sempre di più, tutte le volte che mi capita di osservare ed ammirare un quadro stupendo, un’opera d’arte, tutte le volte che rimango emozionato e pienamente coinvolto dalle scene di un colossal cinematografico, tutte le volte che mi capita l’occasione di ascoltare qualcosa di incredibile, di sensazionale, qualcosa che possieda la divina potenza di far crescere dentro di noi qualcosa di magico, che rapisce il nostro animo e lo trasporta in un viaggio senza fine, dove nemmeno la fervida immaginazione della mente più geniale è in grado di arrivare.

Ma i miracoli, a volte, non sono opera di Dei misericordiosi, di entità sovrannaturali o di spiriti immortali, ma sono atti compiuti e partoriti, in un momento di massima ispirazione creativa, da “semplici esseri umani”, da “comuni mortali”, che in questi frangenti si avvicinano, fino al punto di rendersi simili, a coloro che miticamente hanno generato e sorreggono l’umanità.

Il miracolo in questione è riportato, a partire dall’anno 1984, nelle sacre pagine dell’AOR, ed è conosciuto ai “fedeli” come ‘Vital Signs‘, benevola concessione fatta a noi poveri pellegrini dai prescelti Survivor.
Questo prodigio si è potuto verificare grazie alla santa alleanza tra quell’autentico portento del rock di nome Jim Peterik, e la celestiale voce di Jimi Jamison, nominato sostituto del dimissionario Dave Bickler: il primo si conferma come uno dei re indiscussi ed incontrastati della scena, occupandosi della chitarra, delle tastiere e persino del basso, con una incredibile disinvoltura, al confine tra l’umano e il sovrannaturale; il secondo dimostra di essere un singer dalle tonalità intense e passionali, uno dei migliori interpreti del genere, senza dubbio con una marcia in più del suo pur bravo predecessore, in particolar modo grazie al suo dono innato di saper trasmettere emozioni molto intense.
Se Peterik e Jamison possono essere considerati come i protagonisti principali, gli altri membri della band non sono certo delle semplici comparse, infatti Frankie Sullivan (chitarra), Stephen Ellis (basso) e Marc Droubay (batteria), rendono al massimo delle loro potenzialità, sia nella stesura dei testi (come nel caso di Sullivan), sia nella costruzione delle melodie, che diverranno un tratto distinguibile del gruppo.
Sentimenti di meraviglia e di stupore si susseguono nella mente e nel cuore dell’ascoltatore al punto di raggiungere l’esasperazione quando si trova al cospetto di nove capolavori di tale bellezza ed eleganza, che non mostrano punti deboli. Episodi come ‘I Can’t Hold Back’, ‘High On You’, ‘First Night’, ‘Broken Promises’ sono dei veri e propri raggi di sole, che rappresentano la sintesi musicale perfetta di melodia passionale e trascinante, di romanticismo dai forti toni sensuali e sdolcinati, che si sposano magistralmente con l’hard rock d’alta scuola, il tutto sotto la puntigliosa direzione del maestro Peterik, che ci delizia con il suo delicato tocco, ora alla tastiera, ora alla chitarra: per lui sembra proprio non fare differenza.
L’artista ideale da avere al proprio fianco, tessitore ingegnoso delle trame musicali, che si fondono armoniosamente con il fascinoso timbro vocale di Jamison, qui probabilmente al gradino più alto della sua esperienza musicale.

Un vero e proprio paradiso per i buongustai e gli amanti dei ritmi spensierati e dei ritornelli orecchiabili, tipici della decade, simboleggiati superbamente da canzoni come ‘Popular Girl’, ‘It’s The Singer Not The Song’, ‘I See You In Everyone’, manifestazioni di un rock melodico molto catchy ed easy-listening, che scorrono in tutta tranquillità, senza mai cadere però nel banale.
Davvero emozionante il modo in cui la tastiera di Peterik riesce a disegnare l’atmosfera amorosa delle dolci ballads ‘The Search Is Over’ ed ‘Everlasting’, malinconiche quanto basta, da considerarsi fra i pezzi più romantici che l’AOR ricordi.

Cari amici, ‘Vital Signs’ rappresenta un capitolo di fondamentale importanza nella divina storia del rock melodico, che ha proclamato i Survivor come una delle band più importanti e di successo degli anni ’80 e non solo, e si impone come una imprescindibile fonte di ispirazione per coloro che verranno.
A noi grandi amanti del genere, resta solo il compito di diffonderne la conoscenza anche ai popoli che ne ignorano l’esistenza.

Una manna dal cielo.

Luca “El Pata” Corsi

Tracklist:

01. I Can’t Hold Back
02. High On You
03. First Night
04. The Search Is Over
05. Broken Promises
06. Popular Girl
07. Everlasting
08. It’s The Singer, Not The Song
09. I See You In Everyone

Line Up:

Jimi Jamison – Voce
Frankie Sullivan – Chitarra / Back. Voc.
Jim Peterik – Chitarra / Tastiere / Basso / Back. Voc.
Stephan Ellis – Basso
Mark Droubay – Batteria

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