Recensione: Warriors Of The World

Di Mauro Gelsomini - 6 Luglio 2002 - 0:00
Warriors Of The World
Band: Manowar
Etichetta:
Genere:
Anno: 2002
Nazione:
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90

E’ indescrivibile un’attesa di sei anni per l’album della tua band preferita. Non ci proverò neanche perché so che solo i veri fan, quelli irreprensibili e sviscerati possono capire ciò che si prova quando quel disco finalmente è fra le tue mani e puoi schiaffarlo in quel fottuto lettore per lasciarcelo chissà quanto tempo…
E in effetti la prerogativa che i Manowar hanno, ineguagliati, è proprio il senso di immortalità della loro musica. “Warriors Of The World” è esattamente questo: ha la capacità, come la ebbero i suoi predecessori, di stupire per l’impatto sonoro e per la carica epico-evocativa che trasmette, senza badare a nient’altro che tradurre in musica l’indole di migliaia di fan.
L’apripista “Call To Arms”, magistralmente aperta dall’urlo guerriero di Eric Adams è la chiamata alle armi per tutti coloro che marceranno insieme ai Kings Of Metal per la successiva “Fight Of Freedom”, vera e propria cavalcata trionfale verso la vittoria. La sensazione è quella della celebrazione di una band che da sola tiene in piedi le aspettative di un’intero genere musicale e che non ha nessuna intenzione di “andare in pensione”, come molti vorrebbero. A questo, forse, è dedicata la successiva “Nessun Dorma”, cantata in maniera assolutamente straordinaria da Eric Adams (che ci aveva già deliziato con l’aria pucciniana al Gods Of Metal del 1999). Riarrangiata anche la parte orchestrale, non proprio perfetta nel rifacimento, ma pur sempre godibile. Non mi soffermerò ulteriormente nel descrivere in cosa sia diversa dall’originale, per non calarmi nella figura, qui totalmente fuori sede, dell’ortodosso bacchettone quale non sono.
La parte più malinconico-evocativa dell’intero album si tocca con “Swords In The Wind”, ballad piena di pathos epico sui livelli di “Master Of The Wind”. “An American Trilogy” è lo struggente omaggio alla patria per gli avvenimenti dell’11 settembre, grandiosamente e pomposamente eseguita in perfetto Manowar style.
Dopo la Wagneriana strumentale “The March”, omaggio al grande compositore (definito dagli stessi Manowar “padre dell’ Heavy Metal”), troviamo la title track “Warriors Of The World United”, nuova sicura live-hit che segue la linea strutturale di “Battle Hymn”, con un magnifico ritornello da cantare a squarciagola con il pugno alzato.
La trilogia finale è un climax tipicamente Manowar: si parte con “Hand Of Doom”, veloce e distruttiva, con un Eric Adams cattivo come non mai e la doppia cassa di Scott Columbus che macina come uno schiacciasassi, la chitarra di Karl Logan che finalmente tesse melodie degne della sua tecnica, il tutto sostenuto dalla ritmica martellante di Joey DeMaio, molto convincente soprattutto nella soluzione adottata nel bridge finale. Arriva come un fulmine “House Of Death”, gioiello oscuro dotato di una potenza smisurata come lo erano stati “Kill With Power” e “The Power”. Per finire con “Fight Until We Die” l’esaltazione tocca il suo apice, con grandiose stoppate e ripartenze, riff al fulmicotone, melodie istrioniche all’inverosimile e chi più ne ha più ne metta.
Alla fine dei conti mi ritrovo a dover scrivere una recensione mentre non so quante volte in questo mese avrò ascoltato il cd, forse un migliaio, quasi a voler colmare quel vuoto di (perdonate il sarcasmo) cliché metallici e luoghi comuni durato così a lungo… E poco importa se per l’ennesima volta si alzerà un coro di polemiche contro l’ultimo capitolo dell’esaltazione pseudo-fascistoide di una band, di un genere e dei suoi fruitori, sulla base di pure chiacchiere quali la mancanza di originalità e capacità tecniche, perché i signori che penseranno di perdere il loro tempo in questo modo faranno solo il “gioco” dei Manowar. E il sottoscritto non può, come al solito, che giudicarli, fregandosene delle inutili ipocrisie, ridere sotto i baffi e godersi questo baluardo di Heavy Metal che è rimasto nel suo cuore. Grazie Manowar.

Tracklist:

1. Call to Arms
2. The Fight for Freedom
3. Nessun Dorma
4. Valhalla
5. Swords in the Wind
6. An American Trilogy
7. The March
8. Warriors of the World United
9. Hand of Doom
10. House of Death
11. Fight Until We Die

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