Recensione: We’re the Bastards

Di Giorgio Giusti - 23 Novembre 2020 - 0:05

Così la famiglia sarà al completo: Phil Campbell (chitarra) Todd Campbell (chitarra, armonica) Tyla Campbell (basso) Dane Campbell (batteria)… manca qualcuno ?
Ah si, manca un cantante, ma in famiglia quello non c’è perchè mamma non canta. Altri parenti ? Niente.
Allora un amico ? Si!
Neil Starr andrà benissimo.

Un bel quadretto, prendiamo la cosa in allegria. E ora che si fa?
Un pò di sano vecchio hard & heavy come si deve.

We’re The Bastards“: e si parte alla grande. La voce dell’ospite di famiglia non è neanche male, c’è feeling tra i membri con il buon Phil che sa ancora il fatto suo ed i pargoli che non si risparmiano.
OraSon of a gun“: ancora “tiro” e groove, non ci si ferma un secondo durante tutto il pezzo. Ed è poi la volta diPromises Are Poison“. Inomma, qui scendiamo un pò nel déjà vu. Un pezzo che “assomiglia a mille altri”.

ConBorn to roam i “ragazzacci” si addentrano in un brano più southern, anche se il ritmo resta alto. Il brano non è niente male: Phil Campbell è elettrico, alle prese con parti cariche e potenti.
Ovviamente non manca nemmeno la matrice Motörhead: la sprigiona “Animals“. Ce n’è davvero per tutti i gusti, anche se ad onor del vero non è un brano memorabile, forse persino un po’ stucchevole.
Trascurabile anche la successiva “Bite my Tongue; risaliamo però con “Desert Song“, brano in cui anche l’armonica di Todd prende il suo spazio mentre Phil sale nuovamente in cattedra con un pregievole solo. Tutto decisamente trascinante.
Seguono poi canzoni che ci convincono meno di altre: “Destroyed“,Lie to Mee “Keep Your Jacket On, per finire però decisamente meglio con la conclusiva “Waves”, davvero gradevole e ben strutturata.

Raccogliere l’eredità di Lemmy Kilmister e dei Motörhead è praticamente impossibile, ma il gruppo tutto famigliare di Phil se la cava. Sonorità genuine, potenti, aggressive, ben suonate e prodotte, anche se c’è ancora un pò di strada da percorrere dal punto di vista creativo.
We’re The Bastardsè ancora un pò acerbo su questo fronte, alcuni pezzi sono abbastanza ripetitivi e non graffiano come dovrebbero considerando la buona coesione del gruppo. Altri invece hanno groove ed una chitarra sopraffina.
Impossibile non pensare ai Motörhead, perchè inevitabile è il paragone con il trio leggendario vista la radice d’appartenenza che Phil Campbell ha cucita addosso, aspetto che forse può condizionare in parte il giudizio.

Però pensiamo positivo. Il loro futuro sarà elettrizzante: è gente di razza…”razza bastarda !”

Ps: Pare che la mamma dei pargoli, nonchè moglie di Phil, per tre giorni non abbia rivolto loro parola quando ha saputo il nome del gruppo…!

 

 

 

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