Recensione: Zero Dawn

Di Stefano Ricetti - 11 Luglio 2026 - 8:00
Zero Dawn
Band: Black Reflex
Etichetta: Andromeda Relix
Genere: Heavy 
Anno: 2026
Nazione:
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74

Oggidì esistono due modalità di interpretazione dell’HM Classico: la maniera, per l’appunto, “classica”, ossia rifarsi alla grande lezione del passato tendenzialmente con le sonorità giocoforza in voga, oppure reinterpretare i grandi di un tempo concedendosi qualche svisata dalle linee guida, stando però ben attenti a non sbragare.

Esattamente quello che hanno fatto i vicentini Black Reflex, con il nuovo full length, il secondo della loro carriera, intitolato Zero Dawn e pubblicato sotto l’egida dell’Andromeda Relix. Il Cd, composto da nove canzoni, si accompagna a un libretto di sedici pagine con tutti i testi, le note tecniche di rito e una bella foto della band dispiegata su due facciate.

Dietro al progetto Black Reflex vi sono alcune vecchie triglie del Metallo nostrano come i fondatori Giovanni Angiolin (H.Kristal, Arthur Falcone’s Stargazer) alla batteria e il chitarrista Davide “Ian” Valle (Axe Hero). Il resto della formazione è composto da Mirko Dorian Fabris (chitarra), Bruno Collareda (basso, ex Betrayer) e dalla cantante di razza Francesca Battistini, già collaboratrice dei White Skull di Tony “Mad” Fontò e Alex Mantiero.

I tre quarti d’ora di musica proposti dalla band di Thiene poggiano sulla pesantezza, grazie a un muro di suono costituito dai riffoni delle due asce e da una sezione ritmica massiccia. Nulla di sacrilego, situazione già sperimentata, in ambito straclassico, anche due da mammasantissima come Saxon e Judas Priest, sebbene a sprazzi, negli ultimi lustri.

Molte le anime metalliche presenti dentro Zero Dawn, “Come to Real Life” riporta ai Labyrinth mentre all’interno della successiva “I Feel the Fool” si trova il mix ideale fra il classicismo dei White Skull e le varianti operate dai Nevermore. Lontani echi di Slayer accompagnano le granitiche “Life is Now” e “Nowhere Noway”, netto cambio di registro con la seguente, melodica, “I Won’t let you Fall In”, il pezzo più tradizionalista del disco, quello che permette a Francesca Battistini di non cantare in modalità “bollocks off”. A significare quanto permangano fondamentali le radici del genere per i veneti vi è la traccia numero sette, “Time to be Mine”, ariosa e intrigante. Chiusura ad appannaggio della pesantezza e del groove espresso per il tramite di “Nobody Talk” e “Escaping from the Nightmare” tracce ove opportune aperture melodiche vanno a costituire quel tocco di classe in più in grado di marcare la differenza.

Capitolo a parte “I’ll Be Your Home”, il lento del lotto, una traccia intima e malinconica che non decade mai nello sdolcinato in virtù dell’aggressività di fondo che sono capaci di sprigionare i Black Reflex. Per lo scriba lo zenit di Zero Dawn, un disco a suo modo coraggioso.

Molto probabilmente i cinque metaller vicentini avrebbero tranquillamente potuto sfornare un dignitoso album di HM classico senza se e senza ma; evidentemente hanno viceversa puntato su qualcosa di diverso, rifuggendo la comfort zone e per questo meritano il dovuto rispetto.

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

 

 

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