Live Report: Destrage+Sunpocrisy+Black Line+Drops Like Waves a Brescia

Di Stefano Burini - 10 Maggio 2012 - 23:20
Live Report: Destrage+Sunpocrisy+Black Line+Drops Like Waves a Brescia

Visti i nomi in cartellone (Drops Like Waves, Black Line, Sunpocrisy e Destrage) non c’era di certo da aspettarsi una serata all’insegna della classicità e una volta entrati nel locale e data un occhiata agli avventori, il giudizio non è di certo mutato. Niente giubbotti di pelle, borchie o cartucciere e tutto sommato anche pochi capelloni, solo del rovente e modernissimo thrash/death/math/metal/*core, suonato da quattro band molto giovani e molto determinate: pochi fronzoli, look minimale e del tutto “casual” e poi botte da orbi, aiutate da suoni piuttosto buoni.

 

DROPS LIKE WAVES

 

I Drops Like Waves from Milano (Pietro Portaluppi alla voce, Andrea Pela e Alessio Mascherpa alle chitarre, Michael Maccarini al basso e Mirko Orrù alla batteria) propongono un death/metalcore possente di stampo gojiresco. Nonostante la conoscenza della band, del tutto nulla (e nonostante, peraltro, da cartellone figurassero al loro posto in qualità di opening act gli Spread My Soul), ci sentiamo di affermare che pur partendo un po’ in sordina con un paio di pezzi tutto sommato piuttosto anonimi e monocordi, siano poi riusciti a risalire con una doppietta decisamente più dinamica e movimentata prima di chiudere con l’unico pezzo di cui sia stato annunciato il titolo, l’iperviolenta “Shameless”, uno dei brani di punta del quintetto meneghino, presente anche su Youtube con relativo video. In evidenza voce di stampo hardcore (growl decisamente bestiale), i centellinati ritornelli vagamente melodici, ancorché minimali, le ritmiche brutali e, purtroppo, la mancanza pressoché totale di assoli. Ad ogni modo, un buon viatico per una serata che andrà in crescendo con lo scorrere dei minuti.

 

BLACK LINE

 

Musica decisamente diversa per il quintetto bresciano composto da Nicola Bellomi (Voce), Davide Venturini (Chitarra e seconda voce), Matteo Gritta (Chitarra), Nicola Fasanini (Basso) e Daniele Montani (Batteria), con il loro ‘screamover’: in quattro parole una sorta di crossover di math/hardcore, thrash, punk e hip hop. I brani proposti sono decisamenti più dinamici e cangianti di quelli dei Drops Like Waves e l’attitudine rimanda un pò ai Protest The Hero, tanto che non stupirebbe se si trattasse di un gruppo che i Black Line conoscono molto bene. Dopo un’intro le successive “Too Late” e “Sperm Donor” pongono l’accento di volta in volta sulla velocità e l’asprezza delle vocals (spesso con l’utilizzo di un megafono a stridere con il vezzoso microfono in stile anni 30) oppure su giri più thrash-oriented, con lo screaming ausiliario di Davide Venturini a dare ulteriore vigore. “Somethin S”, “New Noise” e “Insomnia” si susseguono a grande velocità ed intensità, tra riff di discendenza machineheadiana, ritmiche al cardiopalma e feroci vocals, il tutto all’insegna dell’impatto e del divertimento. Chiude lo scanzonato rap metal Faith No More-oriented di “Brain Spotting”, “intonato” a due voci da Matteo con le incursioni in screaming di Nicola: ottima riuscita e show decisamente azzeccato, bravi!

 

Setlist:

01 Intro

02 Too Late

03 Sperm Donor

04 Somethin S

05 New Noise

06 Insomnia

07 Miguel Golden Ass

08 The Conseguence

09 Brain Spotting

 

SUNPOCRISY

Arriva il turno dei local hero, i bresciani Sunpocrisy, e la platea inizia a infoltirsi e a surriscaldarsi: il loro prog/death è decisamente aspro e brutale e la voce di Jonathan Panada, un growl cupo e cruento come pochi, non dà adito a dubbi, ma è tutta la band nel suo insieme, con le tre chitarre impegnate in lunghissimi loop di stampo decisamente progressivo e gli stranianti synth di Stefano Gritti a creare un atmosfera decisamente particolare ed emozionante. Solo tre i pezzi proposti, tuttavia molto lunghi, con rallentamenti atmosferici posti in momenti decisamente strategici per la riuscita del climax emozionale e sonoro. Menzione particolare per la conclusiva “Dioramas”, lenta, atmosferica e addirittura melodica, con una grande prova vocale di Panada anche sulle clean vocals a tirare la volata ad un finale a tutta potenza preannunciato da un grande lavoro di basso che regge il brano su un densissimo tappeto di chitarre dai fortissimi accenti psichedelici. Un altra “scoperta” decisamente piacevole ed intrigante.

 

Setlist :

01 Apophenia

02 Phi

03 Dioramas

 

DESTRAGE

 

 

Finalmente tocca ai Destrage, di certo, tra i quattro presenti, il gruppo di maggior richiamo e, a conti fatti, il gruppo che offre la prestazione migliore e più “professionale”: il palco è addobbato fin dall’inizio con l’artwork dell’ultimo album, “The King Is Fat ‘N’ Old”, e con la loro entrata in scena vengono aggiunti due ulteriori poster, ma in generale è la band tutta a tenere il palco con il piglio e l’atteggiamento dei professionisti. Federico Paulovich si dà un gran daffare dietro le pelli, Matteo Di Gioia saltabecca da un lato all’altro del palco incrociando assoli di tutto rilievo con l’altro chitarrista, Ralph Salati (con una graditissima maglia dei Periphery in bella vista!) mentre Gabriel Pignatta colpisce il basso con grande intensità e precisione, tuttavia la vera star appare essere in più di un’occasione Paolo Colavolpe. La sua abilità nel destreggiarsi (non a caso) tra mille e più stili di canto (growl, scream, pig vocals, clean che a momenti nemmeno i Verdena) è davvero stupefacente e restituisce  appieno tutto ciò che si sente su disco, senza sbavature o cedimenti di sorta. Il genere suonato dal quintetto milanese è altrettanto, se non più, miscellaneo di quello proposto dai Black Line; alla grossa, si potrebbe dire ‘alternative modern metal’, ma si tratta di una quelle definizioni che dicono tutto e niente. Si va dall’impattante mathcore dell’opener “Double Yeah” al metalcore iper melodico un po’ Bullet For My Valentine di “Neverending Mary ”(grande refrain in pulito e successivo, spettacolare break acustico), passando per il thrash/metalcore scorrevole e veloce di “Panda Vs Koala”, quest’ultima, al pari dell’esilarante “Home Made Chili Delicious Italian Beef”, riproposta con tutti i suoi siparietti, i suoni e le voci estratti di volta in volta da Tekken o Family Guy. “Twice The Price” apre con un riff decisamente thrashy e il cantato spintissimo di Paolo, ottimo il break, molto bene il ritornello; segue “Infinite Dump System Circle”, estratta dal primo cd “Urban Being” targato 2009, la quale non evidenzia alcun calo di tono rispetto al materiale più recente e, anzi, un taglio ancora più estremo. Cala il sipario con l’immancabile “Jade’s Place”, brano traino di “The King Is Fat ‘N’ Old” con tanto di video simil Franz Ferdinand presente sul Tubo e linee e melodiche a presa rapida, il tutto eseguito in maniera molto precisa e divertita. 
 
Setlist

01 Double Yeah

02 Twice The Price

03 Panda Vs. Koala

04 Neverending Mary

05 Home Made Chili Delicious Italian Beef

06 Infinite Dump System Circle

07 Jade’s Place

 
Che altro aggiungere? Vedere all’opera quattro band giovani e molto “in parte” proporre la loro musica, così estrema e di questa qualità, non è cosa di tutti i giorni ed è un bell’esempio da citare a tutti quelli che dicono che il metal è morto e che l’underground non ha più nulla da dire. Se vi capitasse di imbattervi in uno dei quattro gruppi che venerdì scorso hanno messo a ferro e fuoco il Latte+ di Brescia, beh, non fateveli sfuggire!
 
Stefano Burini