Intervista Corrosion of Conformity (Pepper Keenan)

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Intervista Corrosion of Conformity (Pepper Keenan)

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Intervista a cura di Davide Sciaky

 

Ciao Pepper, come stai?

Sto bene!
Abbiamo zigzagato per l’Europa ed il Regno Unito per tre settimane, stasera sarà il nostro ultimo show e poi torneremo a casa negli Stati Uniti.

 

“No Cross no Crown” è uscito in gennaio; l’album contiene 15 canzoni, il maggior numero di pezzi che avete mai avuto in un album dal vostro debutto. Da dove viene tutta questa creatività, c’è qualcosa in particolare che vi ha ispirato?

Non pubblicavamo un album da tanto tempo, per cominciare, quindi siamo andati in studio e abbiamo cominciato a lavorarci e questo ha cominciato a vivere una vita propria; abbiamo solo cercato di riempire i buchi, di fare un album completo dall’inizio alla fine.
Scrivi e cerchi di creare un album compatto, usi la tua immaginazione e ti diverti con quello che succede.

 

Questo è il tu primo album di nuovo con la band da un po’ di tempo, e da ancora più tempo con tutti voi quattro insieme; come vi sentivate ad essere tutti insieme in studio?

È stato divertente, è un po’ come andare in bici.
Torni lì – siamo stati in tour per due anni prima di registrare l’album, quindi eravamo di nuovo affiatati – ma una volta che siamo tornati lì è stato…e lavorare con John Custer, il produttore con cui abbiamo lavorato per tanto tempo, avevamo tutta la gang di nuovo insieme e siamo diventati molto creativi e ci siamo divertiti.

 

Sentivate la pressione di dover essere all’altezza delle aspettative generate dal ritorno di questa lineup?

Sì [ride], ma è stata una pressione auto-imposta, non volevamo prendere per il culo nessuno, non volevamo passare per un’operazione acchiappa-soldi, volevamo fare disco vero.
Sapevamo questa cosa e l’ultimo disco che io avevo fatto con la band era “In the Arms of God”, un album che secondo me è molto buono, quindi siamo ripartiti da lì.

 

Avete scritto la musica mentre eravate in tour o avete cominciato a lavorarci una volta entrati in studio?

No, solo in studio, abbiamo scritto letteralmente…ci abbiamo lavorato come ad una demo, ma l’abbiamo registrato bene, non volevamo riregistrare le canzoni, non abbiamo fatto più demo, l’abbiamo registrato direttamente mentre lo scrivevamo.
È stato semplicemente più divertente e spontaneo, sai, non abbiamo pensato troppo così le canzoni non sono diventate piatte o noiose.

 

Quanto ci avete messo a creare l’album dal momento in cui avete cominciato a scrivere la musica a quando era completamente pronto?

Probabilmente sui 9 mesi, siamo andati avanti e indietro, ci sono state fasi di scrittura molto serie…è stato un processo molto creativo, lo puoi sentire sul disco, ci sono un sacco di dettagli.
Abbiamo creato ogni canzone per conto suo e poi abbiamo cominciato da capo, quindi la batteria è diversa ogni volta, le chitarre sono sempre diverse.

Vi ho visti dal vivo una volta sola, a Manchester due anni fa, quando avete fatto uno show a sorpresa il giorno prima del Desertfest; penso che sia una figata vedervi in un locale così piccolo, intimo, era tutto molto old-school.

Sì, sì, è stato divertente, suoniamo questi show ogni volta che possiamo, gli chiamiamo concerti guerrilla, mettiamo semplicemente un post su Facebook e la gente arriva.
Ci stavamo riscaldando per il Desertfest, ma è più divertente così che suonare da soli in sala prove.

 

Preferisci suonare in locali più piccoli ed intimi o su palchi più grandi come nei festival?

Mi piacciono i palchi grandi, ma recentemente abbiamo suonato qualche show piccolo tra un festival e l’altro e sono stati fantastici.
Sono cose diverse, non si può fare un confronto.

 

Non troppo tempo fa Phil Anselmo ha detto che siete al lavoro su un nuovo album dei Down, come sta procedendo il lavoro?

Stiamo parlando, stiamo vedendo come fare ad organizzarci bene per tornare in azione.
È una macchina troppo grande per non continuare, è solo che siamo tutti molto occupati, tutti a fare cose diverse.

 

Sì, ho visto gli Eyehategod giusto qualche giorno fa, sono in tour in Europa ora.

Dove li hai visti?

Ero a Stoccolma, ma penso di andare a vederli anche a Milano la settimana prossima.

Abbiamo appena suonato insieme all’Hellfest, c’erano pure i Crowbar.
Non ci vedevamo tutti da tanto tempo, quindi è stato divertente incontrarci tutti all’Hellfest.

È buffo che non ci fosse anche Phil, suona praticamente tutti gli anni con una band o l’altra.

Lo so, lo so.

A proposito di questo, avreste dovuto suonare all’Hellfest con i Down un paio d’anni fa, ma lo show venne cancellato dopo la storia con Phil…

Sì, penso che fossimo in programma appena prima dei Black Sabbath.

Cosa pensi di quello che è successo? Capisci il punto di vista del promoter o sei in disaccordo con la loro decisione?

Quanto successo non aveva niente a che fare con i Down…io ho smesso di cercare di capire ‘sta cosa del Rock n’ Roll, se cerchi di capirla finisce per sbagliare, quindi…sai, semplicemente continuiamo a fare quello che facciamo.

Tornando ai Corrosion of Confromity, con più di 30 anni di canzoni a vostra disposizione è difficilee mettere insieme una scaletta?

A volte è strano perché ogni volta hai a disposizione una diversa quantità di tempo.
Abbiamo delle canzoni fisse, cerchiamo di aggiungere qualche canzone diversa e a volte devi anche cercare di leggere il pubblico, capire com’è meglio muoverti, a volte cambiamo a metà del set mentre stiamo suonando; semplicemente cambio canzone a metà e gli altri mi seguono.