Intervista Eluveitie (Chrigel Glanzmann)

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Intervista Eluveitie (Chrigel Glanzmann)

Per celebrare l’uscita del secondo album completamente acustico della band svizzera Eluveitie, abbiamo intervistato per voi il fondatore Christian “Chrigel” Glanzmann, sempre immerso nella sua infinita passione per il mondo celtico, che ci ha parlato dello sviluppo di “Evocation II: Pantheon” e del recente split che ha visto allontanarsi tre tra gli elementi più distintivi della band.

Ciao Chrigel, e benvenuto su Truemetal.it! Avete recentemente suonato al “Metal For Emergency” Festival, in Italia, pronti per promuovere il nuovo album “Evocation II: Pantheon”. Quando vi siete detti che era giunto il momento per dare un seguito ad “Evocation I: The Arcane Dominion” (2009) ed avete deciso di realizzarlo?

Direi tre anni fa. Abbiamo deciso il tutto durante la produzione di “Origins” (2014), il nostro album precedente. Non so dirti esattamente il perché, abbiamo soltanto ascoltato le nostre sensazioni, sapevamo che era il momento di farlo. 

Vedremo mai un “Evocation III”? Hai già un’idea di un concept?

Mai dire mai. Quando ho scritto il concept di “Evocation” nel lontano 2008, era pensato come un ciclo di due album. In questo senso il ciclo è oggi completo. Non è nei miei piani ma appunto, non si sa mai, forse tra qualche anno potremmo ritenere giusto scrivere un altro disco acustico.

Puoi dirci qualcosa in più sul “Pantheon” che descrivete, divinità dopo divinità, in ogni canzone dell’album?

L’idea dei due Evocation è trasportare l’antica mitologia celtica in pezzi acustici. Questa è la ragione per la quale i due dischi sono cantati interamente in lingua gallica. La prima parte di Evocation attingeva da testi magici celtici utilizzati come liriche, testi di oltre duemila anni fa ritrovati in scavi archeologici. Per il seguito abbiamo pensato di parlare dell’oltremondo, Antvmnos, il luogo dal quale tutto ciò ha origine e dove vivono gli dèi. Pensiamo a questo disco come ad un viaggio dentro questo pantheon, ogni traccia è dedicato ad una diade o ad un dio.

Ho letto che vi siete anche affidati a degli specialisti di cultura celtica…

Si, certo, credo che sia una cosa normale per noi. Forse siamo solo dei nerd (ride), ma per noi è molto importante, penso che se hai a che fare con la storia e con le persone che vissero nel passato devi essere quanto più possibile accurato. Lavoriamo da sempre con degli scienziati, da quando abbiamo iniziato con gli Eluveitie, ogni disco è come un progetto scientifico. Ogni anno cresciamo ed approfondiamo. Oggi abbiamo diverse persone che lavorano con noi, tutto è iniziato con una sola persona quindici anni fa ai tempi della prima demo, ora chiediamo anche a docenti universitari, abbiamo una rete di specialisti in giro per l’Europa. Ovviamente li abbiamo consultati anche per “Evocation II”. 
 

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Qual’è il significato della cover art del disco e chi l’ha realizzata? L’impressione è che sia ricca di significati esoterici…

L’ho realizzata io. Ho cercato di creare qualcosa che rappresentasse i contenuti mitologici dell’album. Le espressioni di Antvmnos, l’oltremondo. È un simbolismo molto complesso, che contiene i pilastri della mitologia celtica. Cerco di darti un’idea, anche se dozzinale. Sul retro del simbolo trovi quattro linee rette, che rappresentano la ruota, che è qualcosa di davvero cruciale nel culto celtico. Rappresenta l’eterno ritorno, il ritmo della natura, il ciclo degli anni. Di fronte c’è un enneagramma tripartito, una stella a nove punte, composta da tre triangoli, che la divide in tre sottogruppi. Rappresenta la trinità del pantheon celtico. La figura al centro è una combinazione al centro è Lvgvs, dio dalle tre teste.

...protagonista del vostro secondo singolo!

Esatto, la canzone è dedicata a lui. Il suo disegno è diviso in altri due simboli, nella rappresentazione del signore degli animali, che rappresenta il ruolo dell’uomo tra le creature. Lo rappresenta non nel modo in cui viviamo oggi, di domniazione rispetto alla natura, ma in una simbosi, nel rispetto di tutte le creature viventi. Ci sarebbe molto da dire, i simboli sono tantissimi.

Quindi hai creato tutto tu?

Principalmente si, ci siamo confrontati ed abbiamo realizzato il tutto in studio durante le registrazioni.

In questo disco possiamo ascoltare per la prima volta la voce della nuova cantante Fabienne Erni. Quando l’hai conosciuta e perché hai scelto lei?

Personalmente l’ho ascoltata la prima volta lo scorso autunno. Era amica di Jonas [Wolf], il nostro chitarrista. L’abbiamo scelta perché… beh, perché ci ha letteralmente sconvolti. Questa era la nostra vera sfida: trovare una voce femminile. Anna [Murphy] ha lasciato un vuoto enorme da riempire. Certo è anche una questione di opinioni, ma dal mio punto di vista Anna è una delle migliori cantanti in giro. Abbiamo impiegato parecchio tempo a zonzo per l’Europa alla ricerca di cantanti, provando, registrando qualcosa, selezionando tra centinaia di cantanti… ed alla fine abbiamo incontrato Fabienne, e lei era sicuramente… beh… la migliore! È stato un impatto incredibile e le cose sono andate in maniera molto semplice.
 

 

Avete rilasciato per presentarla il video di “Epona”, un pezzo che può ben rappresentare lo stile del vostro lavoro. Qual è stata la reazione al cambiamento, dal tuo punto di vista, da parte dei fan?

Penso in generale molto buona. Penso che I fan abbiano apprezzato. Certo ci sono sempre le persone che non amano i cambiamenti in generale, soprattutto in Internet. Per certi versi posso anche capirli, anch’io sono un tipo che non ama molto i cambiamenti. Nella mia testa so che i cambiamenti possono portare a qualcosa di buono, ma nel mio cuore spero sempre che le cose restino così come sono. Anche on stage i nostri fan hanno accolto molto bene Fabienne, è una cosa per la quale siamo molto grati nei confronti dei nostri fan.

Hai scritto i brani in solitaria o si è trattato di un lavoro di squadra?

Sicuramente un lavoro di squadra, direi che nella nostra carriera non abbiamo mai lavorato così tanto di squadra. Penso che sia un’ottima cosa. Questo è il risultato di tutto quanto è accaduto alla band durante gli ultimi dodici mesi. Sai, l’atmosfera è stata molto positiva, abbiamo lavorato in sintonia. Potresti ora dirmi che lo sto dicendo in relazione al periodo prima dello split [da Anna Murphy, Ivo Henz  e Merlin Sutter, ora in forze ai Cellar Darling], andava tutto bene anche prima. Dico solo che con la nuova formazione sta andando tutto alla grande, è un clima molto familiare, ma siamo anche molto concentrati sull’obiettivo e determinati. Abbiamo lavorato assieme, fianco a fianco ed in maniera molto intensa in studio, ma anche durante la produzione, terminata la registrazione, siamo rimasti uniti e coesi, anche chi aveva già finito le sue parti è rimasto lì… solo per esserci, o magari per cucinare qualcosa agli altri! Ogni giorno ad ogni angolo dello studio c’era qualcuno di noi a chiacchierare, a rilassarsi, a discutere sui dettagli dei brani. Tre brani sono nati nello studio. Per noi è qualcosa di nuovo, sotto certi aspetti.

Tra l’altro siete in nove, il che rende più complessa la convivenza. Non deve essere facile essere il leader di una band così grande…

Onestamente non penso che abbiamo un leader.

Certo, ma sei pur sempre il fondatore.

Si, è vero, gli Eluveitie sono figli miei, li ho fondati, faccio molto, scrivo gran parte della musica e curo il concept, ma non penso di essere qualcosa come un leader. Non sono mai stato un boss, perché… beh non sono molto portato! (ride) Penso che sia necessario in ogni band che ci sia una persona che segua il lavoro. Pensando allo split dell’anno scorso, penso che in futuro dovremo parlare molto di più. L’ultimo anno abbiamo avuto questo momento democratico, che in certe situazioni si è rivelato molto positivo, così come lo è il decidere attraverso il voto, ma in altre situazioni significa che c’è sempre una maggioranza ed una minoranza scontenta. Si vota ed ecco, tre persone non sono d’accordo. Siamo andati avanti comunque, e sappiamo com’è andata. Non voglio che le cose vadano più così. In futuro vorrei che ogni decisione fosse presa tutti assieme, e devono essere tutti d’accordo, se solo uno non è d’accordo dobbiamo cambiare strada o non fare nulla. Così è come lavoriamo ora.

Sei in buoni rapporti coi ragazzi dopo lo split?

Si, completamente. Siamo stati tutti molto impegnati coi rispettivi album, quindi non abbiamo avuto molto tempo per discutere e rimanere in contatto. Con Anna mi sento spesso, ci scriviamo. Ci siamo anche incontrati in studio, abbiamo registrato nello stesso posto. Loro sono partiti prima, erano un po' in ritardo [lo stesso mi disse Anna nella relativa intervista], come avviene a tutti, è normale. Gli abbiamo anche concesso il primo giorno che avevamo già prenotato per concedergli di tornare a casa e finire il missaggio con calma. Siamo in ottimi rapporti insomma.

Nel brano numero 14, “Antvmnos”, presentate una versione acustica di “Scarborough Fair”… come mai avete correlato questo brano all’oltremondo?

Non ho idea. È stato il nostro chitarrista Rafael. Ha composto quasi tutto lui quel brano. Quando mi ha girato le prime registrazioni ho pensato che rappresentasse molto bene le atmosfere di Antvmnos. Nel pensiero celtico, quando muori torni ad Antvmnos. Ci sono diversi credi differenti di come ciò accade. C’è una versione spirituale che crede che l’ingresso sia in un’isola, nel mare celtico di Atlante. Quando muori c’è la tua anima viene portata alla spiaggia, c'è un corvo che porta la tua anima nell’isola. Mi sembra qualcosa di meraviglioso. La traccia lo esprime bene, soprattuto alla fine, quando l’anima viene presa dal corvo e trasportata nell’oltremondo. Per noi il lato tradizionale è molto importante, così come il fare metal, l’essere in nove componenti e così via… non puoi mettere l’anima in questa musica senza suonare pezzi tradizionali, capita spesso nella nostra discografia di trovare melodie tradizionali, è un qualcosa che ci caratterizza.

Torniamo indietro nel tempo, quando Chrigel Glanzmann ha scoperto per la prima volta il pantheon celtico e quando ha deciso di dedicare la sua vita a questa musica?

Forse mai. È qualcosa che è cresciuto. Penso che sia sempre stata una parte fondamentale della mia vita, da quando ricordo, anche quand’ero un bambino. Non è mai stata una decisione, è qualcosa che è sempre stato lì.

Cosa ascolti nel tempo libero?

Oh, l’ultima volta che me l’hanno chiesto ho realizzato di essere un tipo veramente noioso! (ride) Ascolto più o meno le stesse cose che ascoltavo vent’anni fa e che non sono mai cambiate. Non ho molto tempo per cercare nuova musica, la mia collezione di dischi è molto molto piccola. Il mio album preferito rimane “Clandestine” degli Entombed. Ma anche “Slaughter of the Soul” degli At the Gates, “Anthems to the Welkin at Dusk” degli Emperor… roba del genere. E molta musica tradizionale come The Bothy Band che è un bel gruppo folk irlandese anni ’70.
 

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Ultima domanda personale, cosa ne pensi del business musicale contemporaneo?

Beh, è molto competitivo ed interessante, direi. È molto veloce. Da dieci, quindici anni il business musicale ha sopportato enormi cambiamenti, forse anche troppo veloci e radicali per lo stesso mercato. Credo sia una sfida per tutti i soggetti coinvolti: per i musicisti, per gli artisti, per il management, per le compagnie, per i distributori… si muove tutto in maniera estremamente veloce e non è facile prevedere quale sarà il prossimo cambiamento. Ma alla fine ok, torno nei miei panni e penso che sia veramente tremendo, perché sono troppo vecchio per queste cazzate, e non capisco perché non possiamo rilasciare LP, vedere la gente che entra nei negozi di dischi, legge le riviste e la promozione è tutta cartacea… una volta era tutto chiaro, facile e buono. Oggi ci sono un miliardo di cose da sapere e da fare… insomma da una parte lo trovo pessimo, dall’altro, dall’altro penso che sia una benedizione perché ti offre una sfida importante, e penso che le sfide siano sempre qualcosa di buono.

In conclusione, lascia pure il tuo messaggio ai nostri fan italiani!

Grazie a te per l’intervista, e grazie a tutti voi che leggerete, ci vediamo presto on the road! You rock!
 

Intervista a cura di Luca “Montsteen” Montini