Intervista Rotting Christ (Sakis Tolis)

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Intervista Rotting Christ (Sakis Tolis)

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Intervista a cura di Davide Sciaky

 

Ciao Sakis, come va?

Sono un po’ stanco, sai, abbiamo concerti tutti i giorni, ma lo spirito resiste e questo è quello che ci fa andare avanti.

 

Alcuni mesi fa avete pubblicato “The Heretics”, il vostro tredicesimo album in 26 anni. I numeri sono piuttosto impressionanti, in media un album ogni due anni…

Uno ogni due e mezzo.

… trovi difficile scrivere nuova musica?

Sai cosa sto facendo in questo momento?
Sto scrivendo nuova musica [ride].
Ma, sì, è molto difficile perché quando hai tredici album hai una storia da rispettare, ma sai cosa? Questo mi mantiene vivo.
Fintanto che creo mi sento abbastanza forte da poter andare avanti, questo è importante perché stiamo invecchiando e l’ispirazione è la cosa più importante della mia vita: finché mi sento ispirato mi sento giovane e posso andare avanti.

 

“The Heretics” è un album molto cupo, mi puoi parlare dei testi? È un concept album?

Dal punto di vista dei testi, sì, è un album basato su citazioni importanti di persone che in passato sono state chiamate eretiche, persone che hanno pronunciato parole molto sagge, ma sono stati allontanati dal sistema, dalla Chiesa – che è comunque parte del sistema – in quanto eretici.
Quindi mi sono detto, “Forse anch’io sono uno di loro, un eretico”: quello che faccio nella mia vita e non seguire la massa, quindi ho preso l’influenza da questi personaggi storici e mi sono messo a scrivere.

 

Quando scrivi della musica, e quando metti insieme una scaletta per un concerto, quanto fai per te stesso e quanto per i fan?

È difficile, per questo sto pensando di registrare qualcosa, magari un album solista, un side project, perché ho troppe idee.
Mi piace suonare la chitarra, mi piace scrivere musica e sento che… ma con i Rotting Christ, devo essere onesto, penso sempre ai fan perché quando hai una storia non puoi fare esattamente qualsiasi cosa tu voglia,

 

Nell’album, così come è successo negli ultimi dischi, ci sono testi in lingue diverse. È una scelta che segue solo la musicalità delle canzoni, o c’è un significato più profondo dietro?

Sai, io sono un viaggiatore, ho viaggiato in tutto il mondo tante volte, e ho realizzato che i metallari sono una comunità fortissima in tutto il mondo.
Non importa da dove vieni, se vieni dall’Est o dall’Ovest, la cosa importante è che il metallaro ha la stessa mentalità, quindi mi sono detto, “Okay, voglio scrivere in lingue diverse”.
Mi manca solo l’italiano, abbiamo il latino…

Magari la prossima volta.

La prossima volta [ride]. La prossima volta proveremo a scrivere qualcosa in italiano; non è facile perché chiedo sempre aiuto ad altre persone.
Ma mi piace questo aspetto multiculturale del Metal.

 

Stavo leggendo i credits dei vostri album e mi sono accorto solo ieri che hai suonato tutti gli strumenti, tranne la batteria, sugli ultimi dischi…

Su tutti gli album, in realtà!
Quasi tutti gli album.

… trovi difficile suonare tutto?
È difficile, ma mi piace fare le cose per conto mio.
Molti mi dicono, “Perché non ti prendi un chitarrista, perché non ti prendi un…”, sai, a me fa molto piacere, quando esce un album, poter dire, “Questo sono io”.

 

Siamo ormai quasi a metà di questo grosso tour con i Moonspell…

Neanche a metà, siamo al 30%, sono ben 50 show, è molto lungo!

Come sta andando per ora?

Molto bene.
Ogni notte è pieno, non so stasera, di solito in Italia attiriamo un po’ meno gente, ma è comunque un piacere suonare con questi ragazzi perché conosciamo i Moonspell personalmente, siamo buoni amici da tempo e questo rende le cose più semplici.

Com’è nata l’idea del tour?

Riceviamo offerte per dei tour, e appena i Moonspell ci hanno proposto un tour così lungo ho detto, “Okay, credo in questo tour perché, va bene, le band non sono uguali, ma abbiamo la stessa atmosfera e mentalità”.
È una cosa grossa per il mercato europeo quando band del Sud Europa suonano concerti sold out, una cosa davvero grossa.

 

Parlando di tour, anche oggi, nel 2019, a volte avete problemi con i vostri concerti a causa del vostro nome e dei vostri testi.

La storia si ripete, per questo ti ho detto prima che siamo come degli eretici.
Molti dei nostri show sono stati cancellati ma noi andiamo avanti perché, prima di tutto, la cosa più importante è mandare un messaggio, e a volte questo è perfino più importante della musica.

Quello che ti volevo chiedere è, come ti fa sentire, ti piace causare un po’ di controversia, far incazzare la gente…

Non più, non sono più giovane.
Quando ero giovane, molto giovane, certo, ovviamente quello era il mio obiettivo.
Ma ora mi dico, “Forse il modo può cambiare con le azioni, non solo con le parole”.
Voglio suonare la mia musica in posti diversi, in posti anche inospitali anziché dire, “Va bene, vaffanculo a tutti, statevene a casa”.

Quindi la vedi un po’ come una missione questo portare in giro il vostro messaggio?

Ovviamente.

L’anno scorso avete cambiato sia il chitarrista che il bassista…

Già, nei Rotting Christ entrano ed escono un sacco di persone, io e mio fratello siamo gli unici che sono sempre qui.
A volte la gente non può permettersi di stare in una band, hanno piani… quando sei giovane vuoi fare le tue cose, pensi di poter far da solo, sai com’è quando si è giovani.

 

Tra le demo che avete registrato e gli show che avete suonato nei primi anni ’90 si può dire che siete stati tra i protagonisti della scena Black Metal europea agli albori…

Diciamo di sì.

… quando è che ti sei reso conto dell’influenza che la musica dei Rotting Christ ha avuto?

Quando influenzi la storia non ti accorgi mai di essere parte di qualcosa di grosso, ho capito solo negli ultimi anni che quello che abbiamo fatto è stato importante.
Quello che vedo con le nuove generazioni mi rende orgoglioso.

 

Che ricordi hai di quel periodo, in generale?

Caos.
Caos è un buon modo di descriverlo, con tutta questa gente dalla Norvegia, le band, gente da tutto il mondo.
È stato un bel periodo, ho un sacco di buoni ricordi, ma il mondo è cambiato drammaticamente e viviamo nel presente può essere difficile, a volte.

 

Penso che ‘Non Serviam’ possa essere facilmente considerata una delle vostre canzoni più famose e rappresentative…

Rappresentativa, sì.

… okay, diciamo solo rappresentativa: tu stesso ha “Non Serviam” tatuato sulla pancia, Nergal dei Behemoth ce l’ha sul braccio, e ho visto molti fan con lo stesso tatuaggio. Quale altre canzoni dei Rotting Christ secondo te possono essere considerate le più significative e rappresentative della band?

Penso che una possa essere ‘Athanati Este’, vuol dire “Sei immortale” in greco, poi potrebbe essere… ‘χξϛʹ, questa vuol dire “666” in greco antico.
Canzoni del genere possono essere considerate le più rappresentative.

 

I Rotting Christ sono in circolazione da più di 30 anni ormai: una volta il Rock era considerato musica da giovani, ma col tempo abbiamo visto che band come Black Sabbath e Judas Priest spaccano ancora a 70 anni.

Non so, i Sabbath possono farlo perché suonano musica tranquilla, noi suoniamo musica molto veloce, a volte, per questo a volte sto un po’ più tranquillo.
La gente mi chiede, “Perché sei così tranquillo?” … dai ragazzi, ho 48 anni, non 28, c’è differenza, credetemi.

Questo è esattamente dove volevo arrivare: pensi che i Rotting Christ potranno andare avanti tanto quanto quelle band?

Questo è un esperimento: il nostro è un esperimento di musica estrema.
Vedo gente di 55 anni che lo fa, ma se suoni canzoni tranquille invece di [suona un riff veloce sulla chitarra] è tutta un’altra cosa.

Pensi che sia un limite fisico, o è anche una questione di attitudine e mentalità?

È biologico, sì.

Perché penso a band come i Metallica…

Band così sono una grande ispirazione per noi!

… ma, voglio dire, nelle loro prime canzoni parlano di essere giovani, ribelli e contro la società, e oggi sono rockstar e non sono più niente di tutto ciò, possono ancora andare avanti così?

È difficile rimanere giovane e ribelle per tutta la vita.
Pensavo che fosse semplice ma non lo è, ovviamente mantieni le tue radici, mantieni certe idee fondamentali nella tua vita, io non mi potrei mai allontanare da non serviam, ma non posso fingere di essere la band più cattiva che c’è.
Non mi fa bene alla mia età, non è onesto con voi, non posso dire “Sono cattivissimo e ora vi faccio il culo”… suvvia!

 

Questa era la mia ultima domanda, hai un messaggio finale per i nostri lettori?

L’Italia è come casa nostra, tutto è molto simile a casa, alla Grecia, la gente ha la stessa mentalità e speriamo di poter tornare qui spesso.
Non Serviam!