Recensione: A Mind's Chronicle

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È appena trascorso questo 2011 ed è inutile negare che sia stato un anno molto generoso con il panorama metallico italiano. Senza fare nomi o distinzioni, piccole, medie e grandi band hanno sfornato dei lavori di notevole caratura che hanno dato grande lustro al movimento nel  nostro paese fino a toccare qualunque parte del globo. Che non siamo solo più il paese del trittico infernale “Pizza, spaghetti, mandolino” lo si era capito già da un po’ di tempo, visto che molte etichette straniere hanno puntato (e lo fanno ancora) sui nostri gruppi e questa controtendenza non può che inorgoglirci.
Peccato che questa piacevole realtà nel nostro paese si annidi solo in qualche cervello coraggioso che sfida gli equilibri ormai saturi della crisi economica che attanaglia il mondo e investe su qualche giovane promessa nostrana che ha bisogno solo di un piccolo input per scatenarsi in tutta la sua esplosività.
Questa è la felice storia di una label nostrana, la Scarlet, che da una vita imprime quasi tutti i suoi sforzi sul panorama  italiano: gli Infinita Symphonia, band capitolina dall’indiscusso valore e dal potenziale mostruoso, dopo appena tre anni dalla nascita, riesce con grande caparbietà a tagliare il traguardo del primo album in studio, A Mind’s Chronicle.
Undici pezzi di sontuoso metal sinfonico, corredato da notevoli intuizioni progressive. Un lavoro intrigante, un songwriting corposo e ammaliante, sostenuto da una prova maiuscola dei singoli musicisti.
Per chi non li conoscesse, come detto in precedenza, sono nati artisticamente tre anni fa e prima di esordire con l’attuale “A Mind ‘s Chronicle”, nel 2009 hanno dato alle stampe una demo sostanziosa (contenente un po’ di pezzi poi inseriti nel disco oggetto della recensione), con il titolo :“Into The Symphonia”.
Dopo una serie di repentini cambi di line-up, ora si presentano al pubblico con questa formazione: Gianmarco Ricasoli  alle chitarre, Alberto De Felice e Luca Cicciotti a formare l’asse ritmico basso e batteria, Claudio Metalli alle tastiere e Luca Micioni alla voce.
Per cercare d’inquadrare bene la proposta degli Infinita Symphonia è necessario un ascolto continuo e impegnato, in quanto i singoli pezzi sono lontani parenti del cliché del genere: al loro interno nascondono una anima profonda, dove le note si fondono e si confondono fra i continui cambi di umore della sceneggiatura messa su ad arte dalla band. Un mix geniale di melodia, tecnica e potenza, condita da ritornelli ariosi, cori magistrali ed episodi cervellotici di grande impatto.


Sin da subito, con l’opener “Lost In My Own Brain” anticipata da un evocativo e incantevole intro sinfonico, viene fuori la vera essenza di questa band: nella struttura di questo pezzo, infatti, coesistono a meraviglia sia i momenti rabbiosi che quelli più delicati e introspettivi, ricamati con grande cura e classe dalla voce semplicemente splendida di Luca Micioni.
Nulla è affidato al caso in questo “A Mind ‘s Chronicle” e lo si denota anche nella successiva “Mighty Storm”, un pezzo a mio avviso nettamente più ispirato del precedente che risulta nel complesso ancora più completo. La sua struttura è a prova di una bomba a orologiera, pronta a esplodere in qualsiasi momento. Il power veloce e classico, si mischia in maniera perfetta con le lente e ragionate parti tipicamente progressive, dove la profondità del songwriting affila maggiormente i propri artigli. E’ un crescendo senza fine questo disco e farà la gioia degli appassionati più attenti e golosi.
Tanta carne al fuoco, anche nella successiva  “The Illusion”, dove una dolcissima chitarra duetta con il pianoforte, creando una suggestiva calda atmosfera che tutto sommerge: all’apparenza, una semi-ballad che in essa però nasconde, dei momenti di autentica e pura elettricità. Un pezzo notevole che fa da apripista al primo dei tanti capolavori presenti in questo album “Planet Universe”: sicuro e deciso già dalle prime note, arricchito da inserti elettronici cinici e glaciali che ne aumentano il contrasto, con la voce sempre calda e passionale di Luca. Un brano oscuro, terribilmente intrigante, dall’animo nobile ma inquieto, elegante e complesso; risulterà una vera mina vagante che farà esplodere il vostro desiderio di metallo.
Ma gli episodi sublimi non finiscono qui: c’è ancora il tempo di ascoltare l’irrequieta “Here There's No Why”, dove compare la presenza di un grande esponente del metal italiano, ovvero il cantante dei Rhapsody of Fire, Fabio Lione, che duetta in modo semplicemente fantastico con il padrone di casa, aumentando di molto il grado d’interesse per questo pezzo, già notevole di suo.
Qualche ombra in questo lungo e intenso bagliore di luce purtroppo c’è, ma non intacca il valore complessivo di questo esordio. Il riferimento non è casuale, ma è diretto alla successiva “Only One Reason”, troppo cervellotica e asimmetrica: un cavallo pazzo che perde subito la retta via, dove neanche un godibilissimo ritornello riesce a risollevare le sue sorti.
Le sorprese però sono dietro l’angolo, perché verso i titoli di coda gli Infinita Symphonia piazzano una tripletta mozzafiato composta in ordine  da “Lost And Found”, “From Earth To Heaven” e la decima e penultima traccia, “The Equation Of The End”: tre pezzi grandiosi, ognuno capaci di far emozionare ognuno in maniera diversa.
La prima del lotto, “Lost And Found” colpisce per il suo inzio malinconico e sornione. Le parole, appena sussurrate da Micioni, penetrano nell’anima inesorabilmente per poi esplodere nel solito irrefrenabile attacco power che tutto porta via, lasciando all’ascoltatore la consapevolezza di aver ascoltato un grande brano.
La seconda, ” From Earth To Heaven”, rappresenta la “semi-ballad” per eccellenza. Comincia con un’introduzione di chitarra struggente ed evocativa che con la sua profondità sarà in grado di conquistare l’appassionato più intransigente; si rafforza con il trascorrere dei minuti, grazie ai suoi  ricami orientaleggianti dove la voce di Luca sembra essere ancora più a suo agio, calda e sicura, un trionfo di sensazioni contrastanti senza tempo, unica nel genere.
L’ultima del lotto, che chiude il cerchio ma non il disco, sia dal punto di vista lirico, sia da quello musicale, è “The Equation Of The End”. In essa è racchiuso tutto quello che si è ascoltato lungo le dieci tracce fino ad ora esaminate: un pezzo dall’animo severo e sfuggente che traghetta in maniera fiera questo disco verso la fine. Fine che arriva con l’ultima traccia “I Believe In You” che, a detta di chi scrive, non toglie e non aggiunge nulla a quello che già è stato detto e fatto, ma comunque risulta godibile, grazie alla carica adrenalinica che nasconde nel suo interno.

In conclusione, gli Infinita Symphonia rappresentano il nuovo corso che avanza. Le nuove leve fanno veramente sul serio anche grazie alla lunga gavetta che molte spesso fanno.
“A Mind ‘s Chronicle” rasenta il capolavoro e merita da parte di tutti, addetti ai lavori e non, grande attenzione. Un futuro roseo è alle porte.

Ottavio Pariante

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Tracklist:
1. Intro (verted)
2. Lost In My Own Brain
3. Mighty Storm
4. The Illusion
5. Planet Universe
6. Here There's No Why
7. Only One Reason
8. Lost And Found
9. From Earth To Heaven
10. The Equation Of The End
11. I Believe In You

Line-up:
Gianmarco Ricasoli- Guitars
Claudio Metalli - Keyboards
Luca Micioni - Vocals
Alberto De Felice - Bass
Luca Ciccotti- Drums

 
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