Recensione: Age of Supremacy

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Armati di una copertina intrigante e bellissima, gli storici prime mover del Metallo tricolore Gunfire tornano sul mercato con Age of Supremacy, terza testimonianza ufficiale della Loro carriera, targata Jolly Roger Records. Della prima line-up, quella del demo del 1983 e del successivo, famoso Ep omonimo dalle tinte rossonere pubblicato l’anno dopo, è rimasto solo il cantante Roberto Borrelli, dopo l’uscita dal gruppo dell’altra colonna anconetana Maurizio “Maury Lyon” Leone, avvenuta nel 2011.

A fianco di “Drake”, attualmente, vi sono due vecchie conoscenze quali Luca Calò (chitarra) e Marco Bianchella dietro i tamburi, entrambi già Gunfire da un po’. La formazione si completa con Marcello Lammoglia all’altra chitarra e Michele Mengoni al basso.

Age of Supremacy si può considerare, per certi versi, come il secondo ritorno di fiamma da parte del combo marchigiano. Finita l’estasi metallica di metà anni Ottanta, sulla scia del clamore suscitato da “Gunfire”, periodo nel quale i Nostri si cavarono parecchie soddisfazioni anche dal vivo, avvenne infatti  lo scioglimento del gruppo, non senza rimpianti. Passarono quasi tre lustri sotto silenzio finché Thunder of War del 2004 riaccese il Sacro Fuoco dell’Acciaio in quel di Ancona, piazzandosi fra i migliori album successivi a una reunion in ambito nazionale del periodo. Per l’occasione i fucilieri marchigiani riproposero, sacrosantamente, i quattro pezzi dell’Ep in fondo all’album, che, tra i vari inediti, presentava la versione risuonata ex novo di due dei cavalli di battaglia del 1984.              

Tornando ai giorni Nostri e quindi alle canzoni del nuovo album, appena dopo l’intro, perentorio, intitolato Prelude, i Gunfire sparano la cartuccia più pregiata del lotto di colpi a Loro disposizione. War Extreme costituisce l’highlight assoluto di Age of Supremacy: songwriting ricercatissimo, hook micidiale, secondo contributo vocale di classe sopraffina da parte di Valentina Strologo e un Roberto “Drake” Borrelli in splendida forma. Il brano numero due del disco incarna al meglio il nuovo corso del combo di stanza ad Ancona, un gruppo in grado di sfornare canzoni adulte dalla durata consistente senza per nulla annoiare ma viceversa suscitare la tentazione di premere “<<” e subito dopo il tasto Play. Il 90% delle band heavy metal in circolazione verosimilmente si porterebbe ben volentieri nel proprio roster una traccia come War Extreme…   

Dopo una botta di freschezza metallica di cotanta portata è lecito attendersi qualche fisiologico calo di tensione, che puntualmente arriva, con alcuni dei pezzi successivi. Tutti episodi piacevoli, sia chiaro – di razza le linee melodiche contenute in The City of Light, imponente il crescendo di The Hammer of God, così come il refrain; notevole l’epica di Exodus  – ma alla fine resta un po' di amaro in bocca per il fatto di non trovarsi di fronte ad almeno un paio di badilate in mezzo ai denti di HM diretto e sfrontato, cosa che i Gunfire sanno fare, e anche bene, come dimostra il Loro splendente passato. Beninteso: ciò non avrebbe minimamente scalfito il retrogusto a la Queensryche'N'Savatage-illuminati che resta dopo l'ennesima passata del disco per intero.  

Al di là di questo i Gunfire 2014 sono un gruppo in grado di raccogliere a pieni Marshall la sfida per il Metallo dei prossimi anni, forti di un Drake in grande spolvero, probabilmente nel pieno della Sua maturità  come singer. Ci si augura di poterli vedere anche in sede live, così da potersi godere al meglio un setlist ben bilanciato fra il vecchio repertorio e l’attuale.  

Age of Supremacy si completa di un booklet di dodici pagine con tutti i testi  e una bella foto della band nelle due centrali.

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

 

 
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