Recensione: Aita's Sentence

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Gli Etrusgrave sono il progetto lanciato da Fulberto Serena, chitarrista di spicco dell’Italian way of heavy metal, dopo la sua dipartita dai fondamentali Dark Quarterer, esponenti di punta di un certo modo, peculiare a livello mondiale, di intendere l’HM di stampo Eroico. L’omonimo del 1987 e il successivo The Etruscan Prophecy saranno i sigilli per i posteri del patto d’Acciaio stipulato idealmente da Serena e Gianni Nepi in favore di un sound immaginifico e incapace di essere replicato da altre band. 

Tornando ai ‘Grave, il primo vagito ufficiale del combo di stanza a Piombino e dal fortissimo logo riportante ai fasti delle nostre terre italiche risale al 2008, con l’album Masters of Fate, che seguiva a due demo precedenti. Era il periodo di predominio a livello nazionale della label My Graveyard Productions che infatti darà i Natali anche al seguito, Tophet, di due anni dopo.       

Qualche presenza in compilation a tema e alcuni concerti hanno poi segnato il cammino degli Etrusgrave, che giungono in questa metà del 2016 alla terza fatica su full length, per la gloriosa Minotauro Records, che in questo caso idealmente raccoglie il testimone della My Graveyard, purtroppo da tempo inattiva.

Aita's Sentence, questo è il titolo dell’album che vede accanto all’obbligatorio Fulberto Serena alla sei corde il possente Tiziano Sbaragli, detto Hammerhead, antico sodale del progetto Etrusgrave nonché presenza costante dal demo Behind the Door in poi. A completare la line-up un’altra certezza – Luigi Paoletti, basso – e la new entry Stefano Giuggioli, a prendere il posto del bombardiere precedente: Francesco Taddei.

La continuità, l’integrità e la coerenza si dimostrano in vari modi: le copertine dei lavori della band sono eloquenti, soprattutto quella del demo Behind the Door del 2007, a sancire il legame strettissimo fra il combo piombinese, la propria terra e la storia che la impregna. Aita è la divinità etrusca padrona dell'oltretomba, corrispondente al dio greco Ade, con viso dalle fattezze umane ma mantello da lupo. Il lavoro griffato Minotauro Records si accompagna a un booklet con tutti i testi, foto della band e disegni interni di stampo epico-apocalittico, totalmente in linea con la proposta musicale dei toscani.  

Aita’s Sentence non delude le aspettative dei die hard fan di Fulberto Serena & Co. A partire da Anxiety inizia un viaggio lungo cinquanta minuti scarsi che, all’insegna della tradizione, sa fornire spunti di stampo epico istoriato da inserti progressivi di rara intensità. Tiziano Sbaragli è interprete di razza, uno che non bluffa e chi se l’è goduto in veste live con i “suoi” Angel Martyr al recente Fire and Steel Festival tenutosi al Circolo Colony di Brescia lo scorso 7 maggio sa di cosa parlo.     

L’opener Anxiety, sorretta dall’ascia di Serena a la Vivian Campbell periodo Dio lascia spazio alla versatilità di Hammerhead, mai così accostabile a Gianni Nepi dei Dark Quarterer in alcuni passaggi, sensazione rafforzata anche dall’interpretazione fornita anche sul secondo brano del lotto, Mammoth Trumphet, vigorosa ma con il giusto discernimento. Non di sola modalità “bollocks-off” dispone però l’ugola di Sbaragli: l’inizio dei quasi dieci minuti racchiusi all’interno di Festering Slash rappresentano l’esemplificazione della potenza al servizio della melodia. Poi il pezzo si sviluppa su trame galoppanti, figlie del prodotto fra la veemenza degli Iron Maiden in un ideale scontro con la vena in your face dei primi Vicious Rumors. Ottima la fottutamente ottantiana North North West a stemperare un poco la tensione dopo tre monoliti di epica applicata quali Anxiety, Mammoth Trumpeth e Festering Slash. Per chi scrive uno degli spunti migliori di Aita’s Sentence.   

La title track irrompe e ristabilisce la cifra delle coordinate stilistiche tipiche di “casa” Etrusgrave, fatte di heavy metal ben scandito votato all’eroica di marca italica. Coward, sulla scia della  grande lezione impartita dagli Iron Maiden versione Dickinson e da Ronnie James Dio tira la volata a The Guardian, settimo e ultimo pezzo del lotto che chiude, all’insegna della continuità, il terzo capitolo discografico degli Etrusgrave, combo che fa del proprio Credo una certezza assoluta, inviolabile e al servizio del Metallo italiano tutto.  

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti     

      

 

 
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