Recensione: As the Ages Passing By …

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I Sense of Fear nascono in Grecia nel 1999 dalle ceneri degli Holy Prophecy. La loro attività subisce un arresto nel 2007 per poi riprendere nel 2012.

A livello discografico, dopo l’EP del 2013 ‘Sense of Fear’, pubblicano, il 20 aprile 2018, il Full-Length di debutto: ‘As the Ages Passing By …’, prodotto dalla nostrana Rockshots Records.

Il loro è un Heavy Metal abbastanza moderno, tipo White Wizzard o Steelwing, con un buon tiro, alcuni lampi semi-Thrash (se mi si concede il termine) e qualche slancio epico.

Purtroppo, pur se il songwriting non è male, viene subito fuori il difetto della voce (Ilias Kytidis): calda, enfatica ma poco potente, a volte sparisce facendosi sovrastare dalla ritmica, soprattutto nei momenti in cui dovrebbe essere meglio esaltata.

Punto di forza, invece, sono gli assoli: sia quando sono veloci, sia quando seguono il tempo medio od il romanticismo delle ballate e, come verrà spiegato più sotto, più di una volta gli assoli o le sezioni di Twin-Guitar salvano il pezzo, altrimenti noioso e scontato, ma non si può basare un intero album sulla validità delle chitarre.

Discreta è la sezione ritmica che, senza infamia e senza lode, fa il suo dovere regalando anche momenti esaltanti.

As the Ages Passing By’ consta di dieci canzoni, abbastanza variabili e con tiri diversi, quasi tutte superiori ai cinque minuti, tranne ‘Lord of the World’ che non supera i tre. Il motivo del minutaggio alto sta proprio nella lunghezza degli assoli e nelle sezioni musicali molto ampie.

Si parte con ‘Molten Core’, un Tempo Medio duro con un buon tiro ma che manifesta il problema già citato della voce. Peccato, perché i contenuti per essere un buon pezzo ci sono tutti: sezione musicale per far saltare i fan, Twin-Guitars, bridge dinamico e strofe epiche.

Segue ‘Slaughter of Innocence’, energica ma con lo stesso difetto della precedente ed un po’ anonima, a parte la sezione musicale ed il lungo assolo suonato su tempi variabili.

La successiva ‘Black Hole’ è un pezzo dark cupo e maligno che prende energia, con un refrain passionale, poi il pezzo cambia, acquistando energia e velocità vicina al Thrash: una buona cavalcata che porta ad un assolo veloce. Infine il pezzo si conclude riprendendo i toni iniziali.

Angel of Steel’ è un altro pezzo che dice poco, a parte la sezione musicale.

La canzone che chiude la prima parte è ‘The Song of a Nightingale’, una ballata inizialmente drammatica che poi prende energia. Ottimo è l’assolo finale suonato con la chitarra acustica.

La seconda parte inizia con ‘Torture of Mind’, che ricorda leggermente i ritmi sui Tempi Medi dei Metallica, con strofe che sarebbero energiche se non fossero smorzate dalla voce.

La già citata ‘Lord of the World’ è un vigoroso Thrash con tanto di chorus nel refrain.

In ‘Unbreached Walls’ la voce viene finalmente fuori ma il brano resta mediocre.

Il penultimo pezzo, ‘Sense of Fear’ è un po’ tedioso, se non fosse per una parte centrale che, staccandosi dal resto, sprizza molta vitalità.

Conclude ‘As the Ages Passing By, Time Still Runs Against Us’, un pezzo molto lungo ed articolato dove i Sense of Fear sfogano tutto il loro repertorio.

Per concludere: il vocalist ha bisogno di lavorare parecchio, ma si sente che le capacità ci sono, sono solo ancora latenti; il songwriting a volte è un po’ scontato e noioso, ma molti momenti sono entusiasmanti ed impetuosi. Le tracce si basano troppo sulle capacità solistiche, diventando troppo lunghe, mentre gli assoli lasciano però di sasso e sono veramente validi.  

Concludendo, per ora i Sense of Fear sono un gruppo ancora mediocre, ma con tanta potenzialità che ci spinge a tenerli d’occhio. I difetti sono tutti correggibili con l’aumentare dell’esperienza e con l’assunzione di una propria identità. Nonostante questi, infatti, il lavoro raggiunge la sufficienza. 

 
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