Recensione: Awakening

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Si scrive Rustless e si legge Vanadium! E’ dal 2007 che esiste questa band e Awakening incarna la quinta uscita discografica ufficiale del combo milanese. Non era e non è per nulla facile riuscire a costituire un’entità nuova ma che, giocoforza, nell’immaginario collettivo dei metalhead, richiama sempre, in modo peraltro assolutamente naturale, il nome di un gruppo – citato a inizio recensione – che ha segnato tappe fondamentali dell’italian way of hard rock and heavy metal.

Dal Vanadio declinato in musica provengono ben tre esponenti dei Rustless: Stefano “Steve” Tessarin (chitarra), Ruggero Zanolini (tastiere) e Lionello “Lio” Mascheroni (batteria). Ad affiancarli, sin dal primo giorno della costituzione dei Rustless, il cantante Roberto Zari. Uno con due colleoni così, comunque la si voglia vedere: subentrare nel cuore degli appassionati delle sonorità legate alla triade Steve, Ruggy e Lio significa “prendere” idealmente il posto di Pino Scotto. Singer senza dubbio carismatico, con mille difetti, ma in possesso di un’ugola peculiare, scartavetrata da quintali di Luck Strike e galloni su galloni di Jack Daniel’s. Da un po’ Giuseppe s’è ripulito, invero, per scongiurare l’autodistruzione, ma sui dischi dei Vanadium il timbro è il suo e non si scappa.

Roberto ha avuto coraggio nell’accettare questa difficile sfida da principio anche in veste alive, interpretando e mettendoci la faccia cimentandosi nell’interpretazione di vecchi cavalli di battaglia e oggi, per il tramite di Awakening, è proprio la sua voce a fare da mattatrice, incarnando forse il “nuovo” corso dei Rustless che guardano al futuro pescando a piene mani nel passato dell’hard, quello con la “P” maiuscola, che affonda negli anni Settanta ed esplode con le chitarre assassine – esagerando un po’… - nel decennio successivo.   

Il nuovo disco, targato Buil2Kill Records, si presenta in confezione digipak cartonata a due ante, con all’interno, nella tasca della prima, un libretto di otto pagine con tutti i testi dei vari brani ma, stranamente, nessuna foto della band. Copertina a cura di Antonio De Mauro.

Cinquantatre sono i minuti di musica racchiusi fra la title track, posta in pole position e “Take The Sun”, ultima traccia in scaletta. Ad affiancare la ciurmaglia multicolore di veterani di cui sopra Andrea Puttero al basso e una linea di backing vocal formata da Alessia Ficarra, Jacopo Brusca e Martina Palmeri.  

I Rustless escono allo scoperto sin dai primi secondi: “Awakening” (il pezzo) è un figlio legittimo della scuola Deep Purple periodo Perfect Strangers, con Zanolini a dettare legge spandendo il verbo del Profondo Porpora in ogni dove. L’ascia di Tessarin è impietosa nei suoni sebbene la durezza globale dell’ultimo prodotto in casa dei milanesi sia mitigata. Questo fa di Awakening un tipico lavoro hard rock senza se e senza ma, ove la componente heavy rimane relegata. Magia assoluta i vari assoli di Steve lungo tutto il percorso, roba da brividi come non capitava da tempo di sentire a codeste latitudini… quest’ultima è un’altra delle caratteristiche fondanti del lavoro. All’interno di una miscela musicale siffatta, accanto a episodi piacevoli ma tutto sommato ordinari altri viceversa risaltano per freschezza e capacità penetrativa. Essi rispondono ai nomi di “I Wanna Rock You”, fottutamente seventies nel suo incedere, “What Kind Of Love”, pregna di melodia di classe e che di classe si alimenta lungo le note sparate da quel mastro spargitore di feeling assortito che è Tessarin. Ma alla fine è sempre l’amalgama a trionfare: vedasi alle voci numero 9 e 10: “Ride With The Wind” seguita da “Take The Sun”.

Whellcome back, boyz!

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti                   

  

 

RUSTLESS BAND 2

Ruggero Zanolini, Lio Mascheroni e Steve Tessarin: tre Rustless al Vanadio!

 

 

 

 

 

 
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