Recensione: Barren Grounds

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Nuova uscita discografica, seppur di breve durata, per i danesi Altar of Oblivion. Risulta sempre complicato parlare di un lavoro di soli diciotto minuti, ma proveremo, memori anche del recente passato del progetto, di raccontarvi un po’ di loro. Con alle spalle due full-length, una demo, ed un Ep, si riaffacciano sul panorama musicale dopo quattro anni di silenzio con un altrettanto numero di pezzi nuovi.

Emozioni e solennità sono le parole d’ordine di artisti dediti ad un magniloquente heavy doom metal. Vestito di un lucente armatura epic, il sound si potrebbe raffigurare come un’omerica battaglia tra i cieli. Nubi nere, fulmini da una parte, riflessi celesti e lance di sole dall’altra.

Dame, cavalieri e lunghe colonne di soldati che si sfidano, l’uno di fronte all’altro ascoltando lo sventolare di vessilli tenuti con orgoglio. Dovreste calarvi in questo scenario, in quegli attimi in cui pensieri ed emozioni sono un turbinio dentro, mentre fuori lo sguardo è fermo, lucido e pieno di vigore.

Gli arpeggi di chitarra, la forza del comparto vocale, la cristallinità dei suoni e la loro consistenza, sono i segni indelebili di artisti mossi da un profondo amore per l’heavy nella sua accezione più autentica ed epica. Il paragone che più ci viene in mente, è quello con i maestri Candlemass. Attendiamo con ansia un lavoro più corposo, così da poter meglio giudicare ed apprezzare le incontestabili qualità del project.

Ovviamente, ci sembra giusto dire che non è l’innovazione la parola d’ordine del verbo dei musicisti. Se non amavate questo filone, qui non troverete nulla che vi potrà far cambiare idea. Se invece siete dei fedeli del più classico heavy doom metal, qui troverete soddisfazione, trasportati idealmente indietro nel tempo. Presi per mano incontrerete paladini, finendo a contemplare rive baciate da un sole che fa capolino tra le nubi.

Stefano “Thiess” Santamaria

 
70