Recensione: Blood Duster

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In ogni genere musicale, metal e non, ci sono gruppi seminali, gruppi fotocopia, gruppi che, seppur rimettendosi agli insegnamenti di alcuni “maestri”, si creano sentieri propri, ed altri ancora che mischiano a proprio piacimento influenze apparentemente incompatibili dando vita a creature originali e personali. E' questo il caso dei Blood Duster: gruppo australiano nato come una formazione puramente grindcore e poi mutato in un progetto che miscela sapientemente le vecchie sparate di blast beat, all'hard rock birrone in stile Ac/Dc, alternando pezzi tipicamente rock'n'roll ad altri punk, altri ancora grind, con testi sessisti e porno trasudanti umorismo malsano che risultano essere delle vere chicche.

Riesco quasi a sentire le urla di sgomento dei puristi dei generi in questione, ma sarebbe il caso di lasciare le chiusure mentali a casa una volta per tutte, soprattutto di fronte alla rockeggiante I wanna do it with a donna, a SixSixSixteen, o alla casinista Drink, Fight, Fuck, che subito al primo ascolto vi costringeranno a cantare il ritornello assieme al growl rauco ma comprensibile di Tony Forde; e sarà impossibile restare fermi mentre parte l'attacco ultraviolento di Idi o di Cock Junkie, con il sorprendente lavoro compatto e versatile di Matt Rizzo dietro alle pelli, che cambia completamente stile da una canzone e l'altra, sfoggiando ad un tratto ritmi classici hard rock per poi partire in furiose scariche di velocità e precisione esecutiva.
La produzione, oltretutto, è perfetta, con suoni chiari e distinti per ogni strumento, mettendo in risalto le doti dei musicisti.

Le radici del disco in questione sono sempre strettamente ancorate ai vecchi lavori del gruppo, visto che contiene i tratti grezzi e violenti di Yeest e Cunt come anche le contaminazioni marcate di Str8 outta Northcote ma il risultato, nel caso del disco qui recensito, sembra essere più uniforme, coordinato e complessivamente più maturo rispetto ai precedenti. La scelta di chiamarlo Blood Duster come il gruppo stesso, infatti, dimostra il consolidamento della propria identità musicale e del modo di comporre più curato e ispirato raggiunto dai cinque.

Non tutto è rose e fiori, comunque, visto che dopo la metà del disco le tracce, a parte qualche altra piccola punta, tendono ad assomigliarsi tutte e a perdere l'impatto e la bellezza delle prime, con una tendenza a ripetersi che alla lunga potrebbe stancare l'ascoltatore. Inoltre, la doppia faccia della proposta potrebbe spiazzare chi ama il grindcore tutto d'un pezzo o chi ascolta principalmente hard rock.

Questi difetti sono, comunque, di poco conto di fronte alla freschezza e originalità dell'album, e chiunque volesse scapellare al ritmo del buon vecchio “tupatupatupa”, cantando di groupies, sesso, donne dai facili costumi, sesso, sk8ter girls, sesso, vita on the road, sesso, alcool, sesso, ed altre pratiche sessuali più o meno perverse, tanto per variare, con riffoni tamarri e spacconi in 4/4 seguiti da momenti di caos letale da sfasciare a pogate gli armadi di casa, dovrebbe avere il disco omonimo dei Blood Duster nello stereo 24 ore su 24.

Tracklist:

1.For Those About To Fuck
2.Idi
3.SixSixSixteen
4.Cock Junkie
5.Sellout
6.I Wanna Do It With A Donna
7.Fruity Relationships
8.Heroin Punk
9.Sk8er Grrl
10.Bad Habits
11.On The Stage
12.Vegan Feast
13.Drink Fight Fuck
14.Tony Goes To Court (Skit)
15.On The Hunt
16.Current Trends
17.Underground
18.Drug Fiend
19.Achin' For An 'A' Cup
20.Dahmer The Embalmer
21.She's A Junkie
22.NuCorporate

 
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