Recensione: Blood Mountain

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Blood Mountain è il terzo lavoro partorito dagli Statunitensi Mastodon, che hanno incontrato sulla loro strada un più che positivo riscontro da parte di pubblico e critica col precedente Leviathan, con con conseguenza diretta quella di renderli piuttosto famosi nel circuito metal.

Lo stile dei quattro musicisti si può dire sia, fin dal debut Remission, in costante e leggera evoluzione: se quest’ultimo mostrava una vena più sporca ed aggressiva, già con Leviathan erano stati smussati alcuni spigoli restituendo un lavoro di classe e a forti tinte melodiche senza per questo fare venire meno rabbiosi assalti conditi da un’indubbia capacità tecnica.

Su questa scia, e con una maggiore esaltazione di quest’ultima peculiarità, si muove anche Blood Mountain a 24 mesi di distanza dalla precedente fatica. Disarmante fin dai primi ascolti è la capacità dei Mastodon di costruire tracce di grandissimo impatto: ogni canzone è infatti facilmente assimilabile fin da subito, ogni episodio è godibilissimo proprio in virtù delle splendide melodie di fondo orchestrate dalla band, istantaneamente accattivanti... Strano a dirsi tra l’altro, visto l’intreccio che i Mastodon operano tra i vari strumenti per arricchire le loro canzoni (controtempi, riff di chitarra piuttosto complessi, voce dalla timbrica non propriamente comune), eppure il riscontro è subito positivo: eccezionale è l’impatto con The Wolf Is Loose, scelta giustamente come opener per l’assalto frontale di cui si fa forte, ma sicuramente tra i punti cardine del disco vi è il terzetto seguente: Crystal Skull è per esempio una canzone trasformista che si avvale di un input quasi tribale nonchè di un riffing modernissimo che alla perfezione si amalgamerà nella seconda parte della traccia con uno stile prettamente “progressive” anni ’70, quasi psichedelico in fase d’assolo; Sleeping Giant si muove proprio sulle coordinate poc’anzi accennate tramite atmosfere evocative ed intimiste, mentre Capillarian Crest è, a parere di chi scrive, la canzone che più di tutte si erge sopra il livello qualitativo medio del platter a causa della schizofrenia che la permea: il duo di chitarre (Hines/ Kelliher) è qui capace di regalare riff di qualità eccelsa che più o meno verso metà canzone arrivano ad essere in perenne controtempo rispetto al lavoro di Brann Dailor dietro le pelli... Il tutto è ovviamente incredibilmente gustoso e non mancherà di lasciare stupiti al primo ascolto.

A seguito di ciò il combo americano porrà nella propria tracklist canzoni più consone allo stile mostratoci nel loro recente passato e quale emblema di questi indirizzo musicale si può prendere Colony Of Birchmen, pezzo magari non trascendentale ma sicuramente, come anche Circle Of Cysquatch e Bladecatcher, divertente da ascoltare.

Da qui in poi vi sarà a parere di chi scrive un piccolo quanto breve calo che terminerà allorchè si avrà modo di ascoltare This Mortal Soil e soprattutto Siberian Divide che tra controtempi e raffinate melodie ci condurrà alla sabbathiana Pendulous Skin, pezzo assolutamente indicato, data la sua pacatezza, a riconciliare le orecchie dell’ascoltatore al silenzio.

Blood Mountain è un disco molto positivo come si potrà dedurre dalle mie parole... Ma c’è qualcosa che non va?

A mio avviso sì, ed arrivati a diversi mesi di distanza dalla sua uscita si può evidenziare come nel mio caso il difetto riscontrato sia la poca longevità: piace, stupisce ed esalta subito, ma dopo un mesetto, finita la novità, Blood Mountain inizia a sparire inesorabilmente dal lettore per tornarci davvero sporadicamente. E’ un difetto che pesa sicuramente nella valutazione globale dell’opera, ma è altresì vero che il lavoro che sta dietro al terzo capitolo della storia dei Mastodon è veramente encomiabile ed in quanto tale vada premiato.
 

Tracklist:

1. The Wolf Is Loose
2. Crystal Skull
3. Sleeping Giant
4. Capillarian Crest
5. Circle Of Cysquatch
6. Bladecatcher
7. Colony Of Birchmen
8. Hunters Of The Sky
9. Hand Of Stone
10. This Mortal Soil
11. Siberian Divide
12. Pendulous Skin

Lineup:

Brent Hines – Voce, Chitarra
Bill Kelliher - Chitarra
Troy Sanders - Voce, Basso
Brann Dailor – Batteria

 
80