Recensione: California Jamming

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Solo un centinaio di persone aveva assistito, alla fine del 1973, alla data "fantasma" organizzata da Ritchie Blackmore in un pub londinese di quart'ordine tenuto dalla band allo scopo di presentare al pubblico il nuovo vocalist David Coverdale e il bassista cantante Glenn Hughes. Le conseguenze di questo concerto furono molteplici: da una parte, l'ex vocalist Ian Gillan e il bassista Roger Glover si imbestialirono in quanto Blackmore li aveva fatti fuori a loro insaputa (del resto tutti ormai conoscono il carattere irrascibile del "man in black"!); e in secondo luogo contribuì non poco ad accrescere la spasmodica attesa dei fans presenti nei riguardi dell'imminente (capo)lavoro del quintetto inglese ("Burn", ovviamente). Dopo l'uscita dell'album, la rimanente (e stragrande) maggioranza dei Deep Purple fans non vedeva l'ora di poter apprezzare i loro beniamini in sede live, e per questo motivo circa 200.000 persone si recarono al "California Jam Festival" per assistere alla prima data americana della band. In occasione di questa serata speciale i Deep Purple decisero di registrare un live album (intitolato, appunto, "California Jamming") allo scopo di documentare l'immensa intensità di uno show carico di emozioni. I Purple attaccano con "Burn" e subito si scatena il putiferio tra i fans accorsi: lo storico riff di Blackmore e le rullate di Ian Paice fanno da tappeto alla calda voce di David Coverdale e agli acuti inarrivabili di Glenn Hughes (virtuosismi apprezzabili in quanto egli in studio non si è mai esposto così esplicitamente), mentre le tessiture di stampo classico di Jon Lord non fanno che chiudere il quadro alla perfezione. La successiva "Might just take your life" non fa che ribadire la rivalità accesa tra Coverdale e Hughes (i conflitti s faranno però più accesi durante la registrazione di "Stormbringer") e la creatività immensa del duo Blackmore-Lord. La terza traccia è incarnata dalla splendida "Mistreated", qui intonata da un intensissimo Coverdale e dal sempre ispirato Blackmore, il quale non disdegna un certo gusto per improvvisazioni di stampo blues.Nel quarto episodio dell'album troviamo una rinnovata "Smoke on the water" nella quale si intrecciano le splendide voci dei due vocalist, quasi a far capire quanto due voci così diverse (roca e bluesy quella di Coverdale, acuta e di stampo soul quella di Hughes) possano fondersi creando un'atmosfera di straordinaria bellezza.Nell'ultima sezione arrivano le sperimentazioni vere e proprie: nel "salsa" "You fool no one" vengono inserite le improvvisazioni di "Lazy" ad opera di Jon Lord e l'assolo di batteria del grande Ian Paice proveniente da "The mule", nonchè i soliti deliri post blues di Ritchie Blackmore; e nel gran finale di "Space Truckin'" la band crea distorsioni interessantissime che vanno dal barocco all'elettronica (da sottolineare la splendida prova di Glenn Hughes, il quale riesce a creare con la sua duttilissima voce rumori e suoni molto particolari in sincrono con le tastiere di Lord). Il cd include anche uno splendido booklet con foto e curiosità sul concerto (in particolare è doveroso citare l'aneddoto riguardante la furia di Blackmore sfogata su una telecamera dell'emittente televisiva ABC!) che fanno di questo album uno splendido oggetto da collezione da avere assolutamente.   
 
85